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giovedì 28 giugno 2012

La fine della primavera araba

Per Jamal Zahalqa, deputato palestinese alla Knesset, il parlamento israeliano, “l’affermazione di Mohammed Mursi alla presidenza in Egitto è una vittoria degli egiziani”.
Il leader del partito Alleanza Nazionale Democratica, si è complimentato con Mursi e, come avevano osservato altri politici palestinesi, anche secondo il suo parere il processo di consulta e quello elettorale conclusosi con la nomina di Mursi, è stato un matrimonio con la democrazia.
Anche Zahalqa parla di nuova fase colma di speranza per il futuro. Direttamente aggiornato sul dibattito interno allo Stato ebraico, il deputato sostiene che in Israele non c’è particolare preoccupazione per la vittoria di un candidato dei Fratelli Musulmani, dal momento che è più forte la convinzione che i problemi interni all’Egitto siano talmente estesi, da richiedere la priorità rispetto alla politica estera.
“Altri in Israele non credono in uno scontro aperto tra i due Paesi, perché tale ipotesi significherebbe togliere il pane agli oltre 80 milioni di egiziani”, prosegue Zahalqa con riferimento al taglio delle sovvenzioni statunitensi all’Egitto nel caso di un conflitto con Israele.
“E’ vero che l’Egitto avrà molto da fare al proprio interno, ma l’era di Mubarak non tornerà. Con la vittoria di Mursi, è finita la ‘Primavera israeliana’.
“Non credo che l’Egitto sarà mai uno stato al servizio di Israele, tutt’altro, è una realtà nazionale indipendente che detiene un rapporto speciale con i palestinesi e, anche per questo, gode di grande ammirazione nel mondo arabo”.

via "Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"

lunedì 25 giugno 2012

Impeachment


39 voti favorevoli, 4 contrari e 2 assenti. È golpe di Stato? È giustizia? È Costituzione? È legale?
Tutte domande lecite, tutte domande che attendono risposta. Nel mentre, però, in Paraguay l’ex vescovo di sinistra è stato destituito dal suo scranno e al suo posto è salito il sostenitore, ora acerrimo nemico, Federico Franco. C’è da precisare subito che da un punto di vista legale (io non me ne intendo molto, ma ho cercato di informarmi al meglio) le azioni che il Parlamento ha fatto contro il Presidente Lugo sono tutte precise e giuste; accusato di impeachment è stato mandato a processo da quei 39 voti favorevoli di cui all’inizio, è stato, dunque, destituito e al suo posto è salito il suo vice: il Comandante Franco.
Eh sì, quello che lo aveva aiutato a prendere i voti necessari per andare al potere, quello che gli aveva permesso di vincere, subito dopo, gli ha voltato le spalle (attenzione ideologicamente, perchè fisicamente il suo posto di vice ben remunerato mica lo ha mollato) e poi, quando ha potuto gli ha rubato il posto in poltrona.
Ripeto, legalmente mi sembra che le azioni messe in campo siano corrette e, infatti, chi accusa il Comandante di aver architettato un golpe lo fa precisando che, comunque, golpe militare non è.
Quello su cui credo sia necessario soffermarsi un attimo è il motivo per cui su Lugo pende oggi il giudizio di impeachment: malgoverno e aumento della violenza. Ma davvero mi volete fare credere che in Latino America il problema della violenza si può legare, SOLO, al malgoverno? E, poi, c’è da dire che mentre il Comandante Franco fa sapere che la vita in Paraguay è normale e la gente è tranquilla, il popolo fa sapere che i sostenitori di Lugo sono in piazza a protestare e anche i più poveri dei poveri, i contadini, si stanno organizzando per arrivare in città a dire la loro. Vedremo Franco come si comporterà, d’obbligo sottolineare che la vera accusa contro Lugo è uno scontro di non molto tempo fa fra polizia e contadini in cui persero la vita sia gli uni che gli altri; un banco di prova, insomma, quello che sta per arrivare, per Franco.
Nel mentre, per quello che mi è dato sapere, gli USA tacciono; c’è chi non riconosce il nuovo governo, c’è chi (Germania in primis) lo ha già riconsciuto, ma gli USA? Quando parleranno tutto sarà chiaro.
octavio

martedì 19 giugno 2012

I paesi più felici


Benestare provato e dichiarato dalle persone intervistate (bisogna però domandarsi quali); Capacità di sviluppo e, di conseguenza, sogni futuri delle persone intervistate (bisogna sempre domandarsi quali); Attività ecologiche e di autosostentamento attivato in campo energetico, del riciclaggio ecc. ecc.
Sulla base di ciò esce questa cartina del mondo con indicati i paesi più felici del mondo.


Io avrei usato altri parametri, io avrei guardato a povertà, corruzione del Governo, economia, questo però avrebbe voluto dire mostrare la verità e,si sa, è sempre meglio negare tutto, negare l'evidenza.
octavio

mercoledì 13 giugno 2012

Buone notizie


Una buona notizia? Beh sicuramente ogni tanto ci vuole, non si può vivere solo del male della gente. Una buona notizia? Io sono sempre scettico, non canto vittoria fino a che non vedo risultati concreti e, quindi, prima di credere che sia davvero buona bisogna capire se funzionerà. Una buona notizia? Beh adesso ve la devo dire se no mi prendere per pazzo e, sopratutto non capite di che cosa sto parlando.
Nuova Delhi, prima città nel mondo indiano a farlo, ha deciso di istituire una banca del cibo per i bisognosi e abbienti. Non perdo tempo a dirvi che l’indigenza, la soglia di povertà, l’estrema povertà, sono normalità in India; se site curiosi informatevi tramite siti internet dedicati.
La decisione è dunque buona; chiunque (in particolar modo dopo banchetti e cerimonie) abbia cibo in avanzo che butterebbe via può contattare i volontari che lavoreranno per la banca in questione così da far ritirare le derrate in eccesso e permettere agli stessi di redistribuirle tra chi ne necessiti.
Perchè allora io non sono così convinto che sia una buona notizia? Di per sè, è vero, il metodo di lavoro studiato e l’idea di fondo non fanno una grinza e sono ammirevoli. C’è però da domandarsi: quanto interesserà alla gente con cibo di aiutare la gente senza cibo? Quanto questi volontari saranno così integerrimi da distribuire il cibo ai soli veramente bisognosi? Quanto la mafie e le mafie cercheranno di speculare e speculeranno su questa nuova banca del cibo? Quanti e quali interessi per il Governo che ha emanato l’idea si svilupperanno con l’avvio di questa iniziativa?
Staremo a vedere.
octavio

lunedì 28 maggio 2012

Nuove "cure" per l'HIV


Credo che l’ignoranza sia uno dei più grossi mali che colpisce il mondo, a causa dell’ignoranza si sono commessi e si commettono atti immondi. Vedo che l’ignoranza alberga, prima fra tutti, tra i politici di tutto il mondo. il che è ancora più grave.
I dati sugli affetti da HIV sono altissimi, sono spaventosi; la concentrazione percentuale di questi dati nel continente africano è altissima, è mostruosa.
Dato che siamo nel 2012 e il mondo è sviluppato scientificamente non c’è bisogno che io stia qui a dirvi come fare a proteggere sè e gli altri dal possibile contagio ma, dato che l’ignoranza alberga nei politici, io voglio parlarvi dei nuovi sistemi che il Senatore dello Zimbabwe Femai ha pensato per debellare il virus e limitarne la diffusione.
Partiamo da due dati di base che vengono dati per scontati dal politico in questione: la colpa del contagio è tutta delle donne e l’istinto sessuali maschile è normale e non da condannare. Avendo ben chiari questi due concetti arriviamo al dunque: come fare per evitare il contagio HIV? “Che le donne si vestano male, non si lavino, si sottopongano ad infibulazione”.
Cioè detto brutalmente, perchè le parole del Senatore sono aggraziate nella forma brutali nel contenuto, “L’uomo ha bisogno di scopare, se voi donne vi mantenete in uno stato igienico e sociale così basso da fare schifo di sicuro nessuno verrà da voi e così la smetterete di contagiarci. Se poi vi fate infibulare, ancora meglio”.
Il Senatore dopo questa favolosa perla di saggezza ha voluto, sotto lo sguardo allibito di tutta la folla che ascoltava il suo discorso, motivarlo anche con questioni scientifiche, si sa, lui, che ha un grado di ignoranza da fare spaventare i più ignoranti tra gli ignoranti, parla a ragion veduta mica per sparar cazzate. Gli organi sessuali femminili sono più idratati di quelli maschili è questo liquido in eccesso che produce i batteri che contagiano il pover uomo che va lì, violentemente o meno poco importa, ad appagare i suoi giusti, sensati, normali e necessari impulsi sessuali.
Ringrazio molto il Senator Femai, adesso inizierò una campagna per spiegare a ricercatori, associazioni, medici e gente comune che per fermare l’HIV basta infibulare tutto il genere femminile.
octavio

giovedì 10 maggio 2012

Gli 007 di al Qaeda

Non lo so, io davvero non ci riesco a credere che quello che è avvenuto pochi giorni fa ha davvero messo in ginocchio al Qaeda, ha davvero aiutato gli USA ha fare una bella figura.
Ovviamente se tutti i giornali del mondo ne parlano in questo senso un motivo ci deve essere, solo bisogna capire qual è il motivo pubblicitario e qual è il motivo realistico.
Che CIA, FBI e OBAMA abbiano fatto un’ottima impressione davanti al mondo intero avendo infiltrato uno 007 in Al Qaeda e avendolo utilizzato per sventare un possibile attacco suicida con nuovi ordigni, nuovi e particolari, è davvero fuor di dubbio? Che OBAMA poco dopo aver incassato gli applausi per la genialata messa in atto dichiari pubblicamente di essere favorevole ai matrimoni gay, passando alla storia per il primo presidente ad averlo detto, è davvero lavoro disinteressato? Non lo so, io sento puzza di metodologie acchiappatoti.
Poi ho un’idea che mi frulla in testa, che non riesco a togliermi dalla testa, che mi è nata da quando è nata al Qaeda, che penso sia vera, anzi io sono sicuro sia vera. Beh passerò per pazzo, nessuno sarà d’accordo con me, ma quale infiltrato? Quale nuova bomba? Quali attentati sventati?
Scusate ma per me l’infiltrato non è un infiltrato è solo uno che lavorava per al Qaeda, un terrorista? No, certo che no, un dipendente USA. Ecco quello che penso: gli USA sono i padroni e al Qaeda i dipendenti.
octavio

mercoledì 9 maggio 2012

Tutti da rinchiudere


Degli ammalati, da emarginare, la feccia dell’umanità, uno sbaglio di natura ecc. ecc. Molti lo pensano ma non lo dicono, altri lo pensano e lo dicono apertamente riscuotendo, anche, a volte, un notevole successo. Sto parlando di lesbiche, di gay, di bisessuali, di transgender e di intersessuali (per elencare tutte le caratteristiche che sottostanno alla sigla Lgbti) dispersi per il mondo che ancora oggi vengono discriminati e che, ancora oggi, non possono, spesso, essere liberi di dire quello che vogliono per paura delle ritorsioni.
Ora arriviamo ai fatti, arriviamo ai problemi veri e propri. In Russia, per ora solo in alcune municipalità, ma sembra che la legge verrà affrontata anche in parlamento per diventare, cos’, legge nazionale, essere omosessuali non viene vietato (ovviamente a parole), ma viene multato. Un ragazzo ha infatti portato all’attenzione del mondo intero, tramite un suo tweet, la condanna, che è caduta come un macigno sulla sua testa, al pagamento di un multa pari a 5mila rubli per “propaganda omosessuale”.
La scusa che giustifica la multa risiede nella volontà dello Stato russo di evitare e impedire tutte le manifestazioni che promuovano sodomia, lesbismo, bisessualità e chi più ne ha più ne metta tra i minori. Chiaro è che, con una motivazione così ampia e vaga, tutto ciò che riguarda il mondo Lgtbi, fosse anche l’annuncio di una festa, è da ritenersi punibile.
Insomma, in poche parole, la Russia ha deciso, e sembra proprio che la legge si espanderà per tutto il territorio, che il mondo Lgbti deve tacere e stare zitto, non ha nessun diritto di parlare e di pensare.
I pasciuti oligarchi assassini possono essere eletti a zar, i gay non possono neanche dire “Io sono gay”.
aleksej

lunedì 7 maggio 2012

Conferencia sobre la ruta del hambre

via latribuna.hn
TEGUCIGALPA.- Uno de los problemas que más aquejan a los países del tercer mundo fue abordado por Melisa Merlo, catedrática de la Universidad Pedagógica Nacional Francisco Morazán, en la conferencia denominada La ruta del hambre.
La disertación se realizó el 26 de abril en la Casa de Morazán situada en el casco histórico de Tegucigalpa. Con esta actividad se inauguró el ciclo de conferencias del Centro Cultural One Way.
 Durante la charla se expuso el problema de este flagelo  en el mundo y su consecuencia más cercana: la desnutrición, como  principal  problemas de salud pública del siglo.
 Los asistentes escucharon con atención a la expositora, quien abordó aspectos claves para la erradicación de este  que aqueja a millones de personas en el mundo.

lunedì 16 aprile 2012

Oro nero e Oro blu

171 giacimenti di petrolio e gas, la ricchezza proviene, ovviamente da questi. L’agricoltura si basa tutta sul cotone ma, da quando desertificazione e inquinamento minacciano le risorse idriche necessarie per mandare avanti le coltivazioni, l’Uzbekistan si trova davvero in difficoltà.
La coltivazione del cotone è economia di sostentamento anche per il Tagikistan che, essendo carente di tutto il resto, si trova a dover rendere eccellente l’unico prodotto che può evitare la povertà totale alla sua gente. L’acqua, dunque, è il punto di svolta per entrambi gli stati che, confinando, iniziano a rubarsi tutto il rubabile per accaparrarsi più soldi possibili.
La costruzione di una centrale idroelettrica è la soluzione che il Presidente tagiko ha trovato per porre fine al problema idrico e la decisione di creare la diga sul Vahs è ben studiata sia per risolvere l’economia interna che per distruggere quella uzbeka, la diga infatti non permetterebbe più l’entrata di acqua in Uzbekistan.
Da tempo se n’è parlato ma poi nulla si era fatto in concreto per dare il via ai lavori, ora però sembra che tutti riparta e così Karimov, presidente uzbeko, ha già deciso di controcolpire il suo corrispondente tagiko e ha così chiuso completamente i rubinetti di gas verso il paese confinante.
Inutile dire che la mancanza di gas da una parte e di acqua, quando la diga sarà attiva, dall’altra produrrà problema su tutta l’industria e le infrastrutture oltre che sulla povera gente.
Poi ci sono le questioni politiche, USA, Russia e Cina mangiano e stramangiano su queste regioni strategiche e hanno bisogno che la calma venga mantenuta per poter controllare i giri di gas e petrolio che possono interessare più l’una o più l’altra super potenza.
I due stati sono comunque ai ferri corti, c’è chi già ipotizza uno scontro a fuoco.
A noi ci obbligano a essere spettatori inermi con gli occhi spalancati per vedere se una bomba cadrà o meno. Nel mentre chi gestisce il mondo decide come spartirsi il bottino, poco importa se morirà della gente.
aleksej

giovedì 12 aprile 2012

Tutta colpa della crisi

Quasi 2milioni di sterline, il Guardian, giornale del tutto autoritario e a capo di numerosissime inchieste che hanno svelato molti scheletri nell’armadio in tutto il mondo, così calcola la somma di regali che alcuni governi e, sopratutto, lobbies hanno “racapitato” ai parlamentari inglesi. Il conto ovviamente tiene presente viaggi, cene e servizi svolti in maniera gratuita e per i quali nessun parlamentare sarà tenuto a fornire informazioni a riguardo. La somma di cui sopra, è stata calcolata relativamente all’anno 2011.
Oggi non voglio tirarla troppo per le lunghe, la notizia non ha bisogno di grandi commenti. Nel mondo c’è chi muore di fame, nel mondo c’è chi non ha un lavoro, nel mondo c’è chi non riesce più a crescere i propri figli, nel mondo c’è chi si suicida perchè troppo indebolito per reggere il peso della vita. È colpa della crisi, ci continuano a raccontare.
Scusate, ma se c’è la crisi sti soldi dove cazzo li hanno tirati fuori?
octavio

giovedì 1 marzo 2012

E se succedeva qui?

La situazione è delicata. Tribunali, giudici, Ministri e il mondo intero si sono mobilitati per questo dramma che colpisce sia India che Italia.
Come sempre tutti sono pronti a dire la loro e io non ho nemmeno tanta voglia di stare qui a ripetere e riprendere le centinaia di posizioni che i media ci offrono. L’ultima notizia è che non ci saranno esperti balistici italiani nelle perizie che il Tribunale indiano ha richiesto rispetto all’arma che ha ammazzato, per sbaglio, due pescatori indiani scambiati, per sbaglio, per pirati.
Io voglio solo fare due considerazioni, per lasciare il più ampio spettro di proposte, di commenti e di supposizioni possibile. La prima relativa al fatto in quanto tale, la seconda relativa a noi italiani.
Saputa la notizia si è dovuto aspettare un po’ per capire che cosa fosse veramente accaduto in mare, ora si gioca molto su di che mare si stia parlando, se indiano o internazionale, l’unica cosa certa era poi il centro del problema: due indiani uccisi perchè scambiati per pirati. Ora, io mi domando se e quanto la pressione psicologica, mediatica e fisica ha “aiutato” a premere quel grilletto. Da quanto tempo sentiamo parlare di pirati, di navi sequestrate e di scontri a fuoco tra l’una e l’altra parte? Quanto abbiamo detto di vero al riguardo e quanto è stato gonfiato?
Con questo non voglio di re che il problema pirati non esiste e non voglio nemmeno difendere il loro operato totalmente punibile e da punire, voglio, però, sottolineare il fatto che chi è mandato a difendere qualcuno dai pirati ha sulle spalle non solo la sua personale paura, ma anche il peso di tutto il mondo che lo circonda.
La seconda considerazione è fulminea, rapida e coincisa. Tutta l’Italia si sta muovendo (a parole e ha fatti) per difendere e salvare i due fucilieri. Ma se in Italia un negro (uso questo termine non a caso), un arabo o, addirittura, un rom avesse sparato a due italiani scambiandoli, per sbaglio per rapinatori come la politica e il popolo avrebbero agito?
octavio

mercoledì 29 febbraio 2012

Secondo voi partiranno?

Una scelta interessante e non stupida. Una mossa arguta che potrebbe, se ascoltata, portare finalmente alla luce la o le verità nascoste da troppo tempo. Potrebbe, in più, togliere le fette di prosciutto che coprono troppi occhi di troppi pezzi grossi della politica internazionale che fanno finta di non vedere per continuare a trarre profitti.
Il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite ha chiesto, provocatoriamente, al Consiglio di Sicurezza di organizzare, in breve tempo, una “gita” nei territori occupati per vedere che cosa la politica razzista e folle d’Israele sta producendo a quei famosi territori occupati che sono di diritto palestinesi e di forza israeliani.
Ovviamente nessuno ha fiatato, nessuno ha detto nulla; queste parole sono cadute nel vuoto, e non credo che nessuno mai le raccoglierà. Sarebbe troppo filopalestinese accettare una cosa del genere e sarebbe, dunque, troppo antisemita perchè tutto il mondo non si scagli contro questa decisione e così si lascia che tutto crolli.
Sono pronto anche a dire che se davvero l’Onu accettasse e si decidesse a trovare una data utile per tutti i rappresentanti che dovrebbero partire, Israele riuscirebbe, fosse anche in pochi giorni, a trasformare la realtà come oggi si presenta a chi va in Palestina in un mondo perfetto così da zittire gli importanti turisti. Per coloro che sono già pronti a dirmi che ora esagero, che questa è fantapolitica, rispondo invitandoli a “scovare” in internet che cosa è stato in grado di fare il Mossad in tutti questi anni di esistenza, vi assicuro che cambierete idea.
Mettiamo però il caso che non sia così come dico io, che davvero sia impossibile modificare la realtà, comunque il viaggio sarebbe un fallimento. Chiunque oggi si dice filoisraeliano, direi l’80% della popolazione mondiale, sarebbe in grado di giurare di non aver visto nessun muro, di non aver visto nessun filo spinato, di non aver visto colonie o checkpoint, di non aver visto mancanza di acqua, di luce e di cibo, di non aver visto morte e guerra. E per chi dice che anche stavolta sto esagerando questa domanda: Ricordate il nostro ex-Premier?
michael

martedì 28 febbraio 2012

Morirete tutti

Sapete che cosa vuol dire morire di fame? Sapete che cosa vuol dire morire di sete? Sapete che cosa vuol dire morire per mancanza di cure mediche? Sapete che cosa vuol dire soffrire di claustrofobia? Sapete cosa vuol dire condividere una stanza con dieci, dodici persone? Sapete cosa vuol dire non avere nessuna minima norma di sicurezza rispettata nel luogo in cui vivete? Sapete cosa vuol dire morire bruciati vivi?
Se riuscite a rispondere a tutte queste domanda, ATTENZIONE tutte non solo ad alcune, allora siete stati o siete prigionieri nelle carceri di Honduras.
Io non voglio di certo stare qui a fare moralismo su moralismi, a me non interessa se questi sono assassini o ladri, a me non interessa nemmeno se questi buoni e ingiustamente incarcerati. Saranno quello che saranno, io so solo che questi sono esseri umani e così come proviamo ribrezzo, disgusto e rabbia quando veniamo a sapere di animali bruciati vivi o morti di stenti (senza chiederci se prima di morire avessero commesso azioni negative) così dovremmo fare per questi esseri umani.
Sbaglia dunque chi dice “Meglio così tanto erano persone di malaffare” tanto quanto chi dice “Dobbiamo comunque portare rispetto, avranno sbagliato ma non è una fine giusta per loro”.
Eh no, troppo facile così. Se è stato sbagliato ed è sbagliato trattarli peggio delle bestie o disumano bruciarli vivi, lo è stato e lo è solo perchè non è giusto trattare da schifo altri esseri viventi, a prescindere da tutto.
Negli ultimi dieci (guardate che dieci è un numero piccolissimo) giorni sono morti più di 500 detenuti honduregni per un’unica, sola e grande causa: sovraffollamento delle carceri. 50 morti al giorno solo perchè nessuno è in grado e vuole mettere la parola fine alla gestione fatta con parti intime e non con la testa del servizio detentivo.
Non che la situazione sia migliore in altre parti del mondo, ma qui raggiungiamo proprio il limite.
“Acuérdense de los presos, como si ustedes estuvieran presos con ellos, y también de los maltratados, como si ustedes estuvieran en sus cuerpos”. È un versetto biblico. Lo si trova scritto su tutte le pareti di tutte le carceri di Honduras.
octavio

domenica 19 febbraio 2012

Le passanti

Cos'è questo tempo che scorre tra le dita? Con quale nome la Storia ricorderà i nostri anni? Sentendo sul volto il vento della guerra incombente, ruggente e anelante ci chiediamo se in questi anni si sia effettivamente vissuti in pace. Quanti i passanti incrociati e lasciati andare, come è possibile che stiamo nuovamente e silenziosamente precipitando verso le armi? Nella nostra "grande" civiltà orientale, nella nostra Europa dimentica della sua Storia, la solitudine e la paura di non avere abbastanza denaro hanno reso l'altro uno sconosciuto, un passante e infine un nemico. Nemico per il posto di lavoro che occupa e che vorrei io, nemico per la macchina che guida e che io non ho, nemico invidiato e di nuovo odiato. Tutta la nostra divisione, il potere tecnico ed economico che pensavamo potesse svilupparsi all'infinito lasciandoci grassi mangiatori di elettronica ci ha visti invece sempre più soli e pian piano gli uni contro gli altri. Parafrasando il celebre verso possiamo dire; non chiuderti nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada, dei tuoi colleghi, insegnanti e vicini. Solo così possiamo di nuovo ricostruire quella terra di pace che vogliamo nonostante latentemente ci insinuino come inevitabile un intervento armato contro l' Iran.
IoLiOdioInazistiDellIllinois



mercoledì 1 febbraio 2012

Undercover

“UNDERCOVER Ho passato trentadue anni in polizia, dal '39 al '71, con la pausa della guerra e incarichi nell'Oss e nella Cia. Addestrato a organizzare incursioni dietro le linee nemiche. Paracadutato due volte in Italia, per stabilire contatti con la Resistenza. La Cia mi ha richiamato per la Corea.
Sono rimasto nell'Agenzia tre anni e mezzo, addestravo il personale per Stay Behind, la rete di resistenza in caso di invasione sovietica dell’Europa. Nel '55 sono tornato al dipartimento col grado di capitano e sono passato subito alla «Squadra Rossa», come veniva chiamato il Boss, Bureau of Special Services. Sono andato in pensione poco tempo dopo il flop del processo ai Panther 21. (…) UNDERCOVER Quando ci entrai, il Boss aveva appena cambiato nome, per la quarta volta in dieci anni e per l'ottava dalla sua nascita, nel '12.
S'era chiamato Radical Bureau, Neutrality Squad, Radical Squad, Bureau of Criminal Alien Investigation, Public Relations Squad, Bureau of Special Services and Investigations, infine si tolse la parola Investigations. La «squadra rossa» veniva ristrutturata a seconda dei nemici da combattere: nei primi anni erano gli anarchici italiani che tiravano bombe; durante la prima guerra mondiale, gli agenti segreti del Kaiser; negli anni Venti e Trenta, bolscevichi e agitatori sindacali; dopo Pearl Harbor, le spie naziste; negli anni Cinquanta in teoria erano i comunisti, ma l'Fbi ci andava giú cosí pesante che a noi non rimaneva niente. Negli anni Sessanta l'obiettivo erano la Nuova Sinistra e i nazionalisti neri. Eravamo bravissimi a infiltrarci in questi ultimi (…)”
(Estratto da New thing, romanzo del collettivo Wu Ming)

Alexander Pope disse che il vero talento si vede in ciò che spesso è stato pensato ma mai così ben espresso. Tante volte, mentre leggo un bel libro mi chiedo se sia fantasiosa invenzione o semplice osservazione della realtà, posta sotto una lente d’ingrandimento. Chissà.
小王子

venerdì 27 gennaio 2012

Memoriale


Giorno della Memoria. Ricordiamoci che ciò che è accaduto non dovrà ripetersi più. Pensare a gente che perde le unghie nella disperata ricerca di arrampicarsi su pareti lisce per evitare il soffocamento provocato dal gas fa venire i brividi. Pensare alla mancanza di cibo, di igiene, di libertà, di cure mediche ci lascia sbigottiti. Pensare a che cosa è in grado di fare l’uomo fa venire voglia di farla finita. Non le bestie, non gli animali, questa è mostruosità.
Monito per tutti, perchè il 27 gennaio sia tutti i giorni.
E dato che bisogna ricordare le atrocità vi invito a leggere e guardare qui: perchè il mondo sappia che cosa l’uomo è in grado di fare, oggi, nel nostro mondo contemporaneo.
michael