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giovedì 17 maggio 2012

Tutti gli Ai Weiwei e Chen Guangcheng si facciano avanti


La Clinton, Obama, Biden, i sottoposto di Obama tutti, i sottoposti della Clinton tutti, buona parte degli americani, buona parte degli abitanti il Globo terrestre, buona parte dei cinesi erano scesi in campo per far sì che l’attivista cieco Chen Guangcheng potesse ritrovare la libertà dopo che era da una vita segregato in casa e controllato a vista dalle autorità cinesi e dopo che lui, cieco, era riuscito a scappare dalla sua casa guardata a vista e si era rifugiato presso l’ambasciata americana.
L’ambasciata si era subito prodigata a dare un giaciglio dove far riposare le stanche membra del pezzo grosso che aveva appena “catturato”, i funzionario che mettevano a letto il povero Chen Guangcheng già fantasticavano su come potevano utilizzare quest’uomo contro il governo cinese. Si sa che la Cina stringe tra le mani gli attributi del povero Obama, da un punto di vista economico, e, dunque, ogni conto attacco è ben visto e ben voluto.
Ora Chen Guangcheng è libero, ora andrà in America a studiare presso l’università di New York che gli ha offerto una borsa di studio. E va bene, e che vada e che studi.
Perchè puntare tutto su di lui ed evitare di guardare al problema generale? Beh, l’ho detto prima, bisogna non solo colpire la Cina ma proprio ferirla e, per fare ciò, bisogna usare i pezzi grossi, quelli che contano, quelli che hanno una eco formidabile, tutti gli Ai Weiwei e Chen Guangcheng della Cina si facciano avanti, avranno sfarzo e vita felice negli USA, devono solo essere disposti a dar contro il Governo di Pechino.
E, guardate, di motivi per protestare ce ne sono fino all’infinito, quello che critico io è che non si deve puntare solo a chi dà lustro allo Stato che si presenta come difensore, bisogna salvare tutta la povera gente che viene maltrattata solo perchè cerca di alzare la testa.
octavio

mercoledì 1 febbraio 2012

Mid - Rosso

Nel mentre che alcuni giornali Israeliani hanno pubblicato immagini dell’area sacra di Gerusalemme, il sancta santorum di tutti le fedi monoteistiche, senza la Cupola della Roccia (una svista? Ovvio che no, la Bibbia dice che lì c’era il Tempio di Gerusalemme dunque sti musulmani che cazzo pretendono?) e il governo ha approvato un nuovo flusso migratorio di nuove 1200 (circa) famiglie ebree in territorio d’Israele (secondo voi dove le mandano ad abitare?), si parla di 6/7mila individui, per la stragrande maggioranza etiopi, dei falasha vi abbiamo già parlato, anche troppo, Netanyahu e il Ministro dei Trasporti, che di nome fa Yisrael (siamo messi bene!), lanciano la nuova idea geniale d’Israele: il Mid-Rosso.
Non è nulla di Comunista (ci mancherebbe!!!), è un treno, o meglio una nuova linea ferroviaria che collegherà Costa del Mediterraneo e Costa del Mar Rosso (ecco il perchè del nome) e sarà il nuovo mezzo per attaccare e mettere in crisi il mondo arabo, ovviamente su due fronti. Il primo, più evidente, è la concorrenza spudorata con il Canale di Suez, quindi, Egitto, vai pure a morire; il secondo è sul popolo palestinese (quello a morire ci va già), dove mai verranno posate le ferrovie? Non c’è nemmeno bisogno che risponda. Netanyahu ha così commentato: "La creazione di questa linea è di importanza strategica a livello nazionale e internazionale".
Chi fornirà il materiale e costruirà l’opera, circa 350km di strada ferrata? Il Made in China, Israele, non lo Stato ma il Ministro, ha infatti detto che: "Le capacità tecniche delle imprese cinesi nella costruzione di ferrovie e reti di trasporto sono tra le migliori al mondo", si è dimenticato di dire, va beh, piccola dimenticanza, che sono anche le più economiche al mondo. Che poi la Cina ha anche un altro valore importante in tutta la vicenda, la linea ferroviaria infatti avrà, al suo fianco, in futuro, un gasdotto per esportare gas in India e importare gas dalla Cina, appunto, la quale sembra abbia giacimenti di gas in fase di sviluppo.
Inutile stare qui a dirvi che Israele ci ha anche tenuto a dire che questo nuovo progetto in nessun modo è stato pensato per mettere in discussione il potere economico del Canale di Suez e non è nemmeno stato fatto per mettere le mani avanti date le agitazioni politiche egiziane.
Insomma, loro lo hanno fatto per amore e interesse della loro patria, che questo ovviamente voglia dire far dispiacere a qualcun’altro a loro non interessa minimamente.
michael

martedì 20 dicembre 2011

La morte è giunta anche per il dio/leader

Molti lo pensavano indistruttibile, molti ora crederanno che resusciterà, altri gioiranno (non pubblicamente), Kim Jong-Il è morto e, ora, il mondo intero si chiede che ne sarà della Corea del Nord. Rimarranno le barricate elettriche sui confini? Rimarranno le finte case paradisiache che percorrono tutto il perimetro dello Stato per dare l’idea della floridezza e nascondere meglio la povertà? Rimarranno la paura e il dolore di non poter aprire bocca su nulla? Rimarranno i “controllori”, quei poliziotti che seguivano in tutti i loro spostamenti tutte le persone straniere che entravano in territorio coreano?
Ciò che oggi è certo sono solo poche cose: 1. la tv di Stato ha mostrato la salma del caro leader e ha mostrato la popolazione piena di dolore (quanto dolore vero e quanto finto?) 2. il figlio Kim Jong-un si trova ora a capo di uno Stato alla fragile età di vent’anni (non credo sia necessario stare qui a raccontarvi gli esami storici di imperatori bambini controllati e manovrati dai loro supporti di corte) 3. gli USA che per bocca della Clinton fanno sapere che sperano in un’apertura dello Stato, in un blocco della realizzazione dell’armata nucleare tanto voluta dal dio/leader ormai morto, in un scelta decisiva verso la pace.
Scusate ma di che pace parlano gli americani? La Clinton si è anche detta disponibile ad accompagnare la Corea del Nord verso questa pace solo che loro si dimostrino disponibili.
Non è che forse, e dico forse, gli USA hanno capito che fare pressioni su un ragazzo di vent’anni è più facile che su un uomo di 69 che si credeva un dio e che ora, se davvero la Corea del Nord inizia a cedere, gli eserciti americani potranno entrare liberamente su un territorio da sempre ambito (vedi le amicizie che già intercorrono tra Corea del Sud e USA) e che permetterebbe di dare vero e proprio filo da torcere alla Cina?
Sono solo mie supposizioni, vediamo se ci prendo, vediamo, soprattutto, cosa fare il nuovo caro leader.
octavio

martedì 24 maggio 2011

Possibili nuovi rischi nucleari

Circa il 200% del PIL è il debito pubblico che il Giappone oggi ha, a questa situazione di emergenza si devono ora aggiungere i costi per la ricostruzione dopo il disastro del terremoto/tsunami che ha portato anche al disastro nuclerare, si parla di circa 130 miliardi di euro. Il problema allora è: dove si possono tirare fuori questi soldi? Perché è vero che si possono emettere nuovi bond statali ma poi questi lo Stato come li ripagherà se non riesce neanche a mettersi in pari con i debiti che ha già?
Ed ecco perché si sta svolgendo un vertice trilaterale tra Giappone, Cina e Corea del Sud: sicurezza nucleare e cooperazione nell’intervento post catastrofi sono i punti chiave dell’incontro. Il meeting sarà poi utile per cercare di ricucire i rapporti con gli stati dato che la Cina aveva bloccato (a ragione) l’importazione di prodotti giapponesi dopo la scelta dello stato nipponico di buttare in mare acqua contaminata: ricordo a tutti che il mare non è uno stagno, l’acqua gira e chissà fin dove arriva; questa versamento di acqua radioattiva doveva essere criticato da tutto il mondo non solo dalla Cina.
Wen Jiabao, premier cinese, appena arrivato in Giappone ha subito fatto sapere che la Cina è pronta a dare aiuto economico per la ricostruzione e a togliere il blocco delle importazioni almeno su due delle 12 aree giapponesi prima off limits. Ha poi fatto un’ulteriore importante dichiarazione rispetto alla Corea del Nord auspicando che si ritorni presto ai Colloqui a sei fermi dal 2008. Per chi non lo sapesse questi colloqui iniziarono tra le due Coree, Giappone, Russia, Cina e Stati Uniti per trovare un accordo politico tra i due Stati coreani e trovare una soluzione (almeno una possibilità di controllo) sugli stabilimenti nordcoreani per l’arricchimento dell’Uranio, tecnica che serve per poter ottenere maggior uranio 235, l’unico che può essere usato nei reattori nucleari ma anche il più raro in natura. L’arricchimento permette di ottenere il 235 a diverse percentuali tramite un miscuglio di quest’ultimo con l’uranio 238, più facile da trovare in natura. Il processo, molto laborioso e soprattutto molto costoso, ha il “problema” di produrre scarti di lavorazione, gli stabilimenti che producono uranio arricchito devono quindi essere a norma sia per la sicurezza dei lavoratori che dell’ambiente, in quest’ultimo caso soprattutto per lo smaltimento dei rifiuti: la Corea del Nord non ha ancora permesso al mondo esterno di poter effettuare controlli sui suoi stabilimenti e, dopo Fukushima, tutto il mondo estremo-orientale inizia ad avere paura.
Il problema nucleare in Giappone non è ancora risolto, non oso immaginare quale sarebbe il risultato di una catastrofe nordcoreana. Chi ha ancora dubbi sulla possibilità di centrali nucleari in Italia?
octavio

venerdì 20 maggio 2011

茉莉 : un fastidio da estirpare!

Vogliate scusare la mia assenza di questo periodo tra le fila del blog. Causa: studio. Sto preparando, infatti, un esame di Storia dell'arte della Cina e, come spesso mi capita, mi chiedo se tutto ciò che ci è dato da studiare ha davvero un riscontro, un'utilità per la vita normale che conduciamo. Fortunatamente, anche questa volta, ne ho avuto conferma. Osservavo le opere di Wang Mian, pittore sotto gli Yuan, dinastia mongola che dominò l'Impero di Mezzo, a cavallo tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV. Egli amava dipingere, soprattutto, i pruni, simbolo di forza perché fiorendo quando è ancora inverno sono un primo annuncio di ciò che tanto si attende: la primavera. Pare che questa sua scelta rappresentasse anche un'esternazione del suo sentimento di opposizione alla dominazione straniera che regnava al tempo. Era necessario, infatti, resistere e, al contempo, essere il “pruno”, il segno di un cambiamento. Mi ha molto colpito questa sua scelta e mi ha fatto tornare alla mente le pesanti censure avvenute in quest'ultimo periodo in Cina, proprio contro un fiore, il gelsomino, colpevole di essere stato scelto come simbolo nelle Rivolte del Nord Africa. Colpa, questa, che non è passata inosservata al governo cinese, che ha quindi vietato la vendita del fiore, ha cancellato il termine dal vocabolario e ha oscurato qualsiasi messaggio sul web che contenesse questo carattere. Vedendo queste rivolte infatti era stato lanciato un appello, attraverso internet, a camminare in silenzio per strada, ogni domenica, con un gelsomino in mano, per mostrare il proprio dissenso verso l’attuale situazione del paese. Un gesto fin troppo ardito a quanto pare. Ovviamente, come ogni "buon governo", è stata inventata una scusante ad hoc per queste misure di repressione contro il povero fiore, spiegando che il divieto è scattato perché i gelsomini erano infettati dalle radiazioni di Fukushima. Mah. La celebre frase "mettete i fiori nei vostri cannoni", diventata simbolo dei pacifisti, sembrerà ora come ora, a questo governo asiatico, più pericolosa che mai.


“Ora Sergio è arrabbiato
perché ognuno è ammirato
non dal suo seminato,
ma da quel fiore strampalato.
Però in fondo al cuore, io
so che lui ringrazia Iddio
che gli regalò un fiore
per cambiare il suo cuore.”
La Ballata del giardiniere

小王子

lunedì 18 aprile 2011

艾未未

Partiamo dal presupposto che è in cinese quindi dei miei amici blogger solo 小王子 sarà in grado di leggere senza problema il blog che metto a link qui. Dobbiamo poi precisare un altro presupposto se no non si capirà mai nulla: io non sono contro Facebook. C’è chi lo dipinge come fosse la reincarnazione di Satana tentatore (il periodo liturgico mi offre questa metafora) e io non lo vedo in tal modo. Certo non comprendo quelli che raccontano ai propri amici virtuali anche quante volte vanno al bagno, ma anche questa è una esagerazione tanto quanto quella di Satana.
Ora come ora Facebook e i blog (il modo più rapido e semplice per dire alla gente ciò che uno pensa) fanno molta paura, spaventano perché è difficile poter mettere dei filtri alla voce di un singolo individuo e, soprattutto, in questo modo, tramite messaggi o post, si sono organizzate le rivolte in tutto il Medio Oriente; c’è quindi da avere davvero paura di che cosa il mondo di internet può creare: addirittura rivolte popolari. Tutti bene o male corrono ai ripari e oscurano profili o siti, è interessante notare come ormai, nel mondo della tecnologia, esistano anche i desaparecidos informatici, vanno a tamponare il danno finchè è ancora nascondibile. In alcuni paesi non esiste, però, solo l’orrido mezzo della censura mediatica, esiste anche il più pericoloso e angosciante mezzo della censura fisica.
E ritorniamo dunque alle righe iniziali perché questo destino è capitato all’autore del blog di cui sopra, Ai Wei Wei attivista e artista, che nel suo blog ha raccontato quotidianamente la sparizione degli individui scomodi al Governo Cinese o i segreti più scottanti che la Cina voleva nascondere, è stato arrestato, dopo la chiusura sistematica dei suoi profili facebook o dei suoi blog.
Cosa ha portato tutto ciò? Oltre alla preoccupazione per la vita dell’attivista, la Cina in questo senso non va per il sottile e comunque, ripeto, molti invisi al governo sono scomparsi e non li si ritrova più, il suo arresto ha portato a un crollo pari al 40% dei profili facebook di utenti cinesi: la gente ha paura di ritorsioni, addirittura molti cinesi si iscrivono a FB sotto falso nome e falsa nazionalità.
Io credo che il peggior modo di fare politica sia quello del controllo sistematico dei propri elettori, sia creare un Grande Fratello Governativo. Il vero problema oggi è la necessità che la politica ha di creare mostri che incutano il timore nelle persone di poter essere arrestati o messi al pubblico ludibrio. La politica dovrebbe, anzi deve, essere per la gente non contro la gente.
octavio

lunedì 22 marzo 2010

Questioni di mercato


"La valuta è una questione di sovranità (nazionale) e non dovrebbe essere tra quelle discusse tra due paesi". Con questa affermazione la Cina si prepara ad affrontare gli USA, le due potenze hanno iniziato uno scontro sul denaro. Gli Stati Uniti accusano infatti il governo cinese di manipolare la valuta (mantenendola pressoché sempre bassa) per ottenere vantaggio sul mercato globale, Pechino risponde che se verranno emesse sanzione una risposta decisa ci sarà.
Direi che ci troviamo davanti allo scontro decisivo per il mondo, tutti sanno che il vero punto dolente degli USA non è tanto il terrorismo o la riforma sanitaria, non sono gli immigrati o la violenza giovanile ma è il controllo del mercato mondiale e la Cina è sicuramente un problema non piccolo. Dove sta l’errore? Nel avere sempre e solo come metro di misura il denaro. Il vero problema è che tempo fa (molto tempo fa) denaro era un oggetto reale (pezzi d’oro o argento o cartamoneta), qualcosa che si poteva toccare e aveva un valore calcolato a seconda del materiale di cui era composto e della quantità utilizzata. Oggi noi lavoriamo con denaro virtuale, si fanno spostamenti e manovre bancarie senza mai vedere il reale denaro, quel denaro non è assicurato da niente.
Proprio perché c’è il niente dietro il controllo di questo circolo continuo di “finto” denaro assicura il potere globale, assicura la sottomissione del terzo e quarto mondo, assicura l’inflazione e assicura la povertà, tutto ciò che un vero statista dovrebbe combattere e che invece, al giorno d’oggi, è quello che maggiormente ricerca per ingrossare solo le sue di tasche.
octavio

每一個存在是其他比自己,是自己和每一個被

Come milioni di altre persone anche io, oggi, ho preso in mano un libro e ho iniziato a studiare, dopo le mille volte in cui ho rimandato. Frequento l’università e, anche se non sempre risulta semplice, cerco di trovare un risvolto utile in qualsiasi cosa mi capita di studiare. Così ho scovato una bellissima frase che vi voglio riportare, che dice più o meno così: “Se stesso è anche l’altro; l’altro è anche se stesso. L’altro ha un proprio concetto dell’affermazione e della negazione. Se stesso ha, egualmente, un proprio concetto dell’affermazione e della negazione. C’è davvero una distinzione tra l’altro e se stesso, o non c’è affatto? (…) Dietro ogni divisione c’è qualcosa di indiviso; dietro ogni discussione c’è qualcosa di indiscutibile.” Questa frase è riportata nello “Zhuang-zi”, un testo del filosofo che risale al IV secolo a.C., di fondamentale importanza per la religione taoista. Mi è sempre stato detto “Si deve studiare per non commettere gli errori del passato”. Quello che mi chiedo è perché, allora, si continuano a porre dei muri tra le persone, adducendo come scusa le differenze culturali, religiose, sociali o peggio ancora economiche. Chiunque abbia studiato un po’ di letteratura o di arte avrà notato, in diversi autori e artisti, il fascino che l’esotico, tutto ciò che era sconosciuto o diverso, suscita in loro, tanto che Gozzano scriverà “Non c’è altro di buono nella vita. Muoversi di continuo verso l’altrove, verso la cosa nuova. È la mania di tutti i tormentati e di tutti gli scontenti: uscire di se stessi.” Siamo sempre pronti a fare le valigie per partire verso luoghi sconosciuti, ma allora perché quando è lo “sconosciuto” a venirci incontro siamo terrorizzati e pronti a difenderci?
小王子

martedì 17 novembre 2009

Le crociate del petrolio


Un territorio sterminato che ha al suo interno moltissime tribù dalle più svariate origini. La Cina ha dovuto spesso scontrarsi con queste realtà e in particolare con una. Gli uiguri sono musulmani cinesi stanziati nel territorio dello Xinjiang, qui sono state molte le rivolte e gli scontri della popolazione contro il governo, negli ultimi anni però la situazione si è capovolta; è il governo che si scontra contro la tribù. Molti sono stati gli arresti, dal 2008 sono iniziati gli arresti di massa soprattutto studenti. Moltissimi giovani universitari, anche solo per aver volantinato davanti alle facoltà sono stati incarcerati. L’accusa per tutti è di terrorismo.
Poiché l’Islam è accusato di fomentare le violenze private e pubbliche agli uighuri non è permesso esternare le pratiche religiose, studiare o portare sotto braccio libri di religioni, indossare simboli religiosi. Il governo cinese dà agli imam precise disposizioni su dove i fedeli si possono incontrare e di cosa possono o non possono parlare. Assolutamente impensabile manifestare i propri sentimenti religiosi in luoghi pubblici o statali come uffici o scuole.
C’è un dettaglio che, a onor del vero, va reso pubblico: la produzione di petrolio nello Xinjiang è infatti passata da sette milioni di tonnellate di petrolio negli anni '90 a 27,4 milioni di tonnellate nel 2008, configurandosi così come secondo produttore di petrolio della Repubblica Popolare Cinese. A parte per la produzione di idrocarburi, lo Xinjiang è importante perché si colloca al confine con il Kazakistan, paese fondamentale dal punto di vista dell’accesso alle risorse del Caspio.
So di ripetermi ma ancora una volta si usa la religione per nascondere i veri motivi economici.
momò