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venerdì 20 aprile 2012

Macelleria Messicana

È la sera del 22 luglio 2001. Sono circa le 22.00. Alla scuola Diaz di Genova, allora ospitante il Genova Social Forum in occasione del G8, faceva interruzione il VI reparto mobile della polizia di Stato. Forse non tutti ci ricordavamo questa data, ma il film che è appena uscito nelle sale: “DIAZ”, di Daniele Vicari, ce l’ha riportato alla mente.
Il G8 sta per finire, ma prima da Roma arriva un alto funzionario del Ministero degli interni che ordina di sgomberare un manufatto, dove si trovano in black blok (“o almeno uomini incappucciati che bevono birra”, come dichiara un poliziotto). L’intervento avviene senza autorizzazione del magistrato: vi è infatti l’art 41 del TULPS (Testo Unico sulla Sicurezza) che in flagranza di reato consente operazione di polizia giudiziaria senza informare il magistrato.
MA qual è il reato? È una bottiglia vuota che il pomeriggio di quel 22 luglio era stato gettata da alcuni manifestanti su una macchina della polizia.
Furono fermati 93 attivisti, 61 persone finirono in ospedale, di cui tre in prognosi riservata e uno in coma.
Il 13 luglio 2007, a sei anni da quei fatti, il vice questore aggiunto del Primo Reparto Mobile di Roma confesserà a Genova in un aula di tribunale che quello fu un vero e proprio pestaggio, definendolo “macelleria messicana”.
Agirono senza paura di nessuna conseguenza; entrarono armati di manganelli contro civili disarmati, fra cui giornalisti, e addirittura un pensionato che aveva trovato lì ospitalità per la notte e che sarebbe rientrato il giorno dopo a casa. Ci tornerà ma con un braccio rotto.
Il passo che riporto tratto dagli atti processuali spiega bene la dinamica di questo ‘macello’, dove afferma che:  “l’inconsulta esplosione di violenza all’interno della Diaz abbia avuto un’origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto attrattivo e per suggestione, tanto da provocare, anche per il forte rancore sino allora represso, il libero sfogo all’istinto, determinando il superamento di ogni blocco psichico e morale nonché dell’addestramento ricevuto, deve d’altra parte anche riconoscersi che una simile violenza, esercitata così diffusamente, sia prima dell’ingresso nell’edificio, come risulta dagli episodi in danno di Covell e di Frieri, sia immediatamente dopo, pressoché contemporaneamente man mano che gli operatori salivano ai diversi piani della scuola, non possa trovare altra giustificazione plausibile se non nella precisa convinzione di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità. Se dunque non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni, è invece certo che la loro propagazione, così diffusa e pressoché contemporanea, presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori, che comunque non li avrebbero denunciati”.
è proprio questo il punto più grave: questi poliziotti hanno operato nella totale violazione delle norme e delle leggi, perché sapevano che potevano farlo; perché sapevano che non sarebbero stati puniti; perché sapevano che i loro superiori avrebbero trovato una giustificazione a quel pestaggio( ‘la Diaz era un ospedale e i presenti presentavano contusioni e ferite pregresse all’arrivo del VI comandò’- dichiarerà uno dei loro capi).
Diversi membri dell’Unione hanno chiesto per due volte di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta, e per due volte il parlamento si è opposto.
Nessuno vuole un’altra inchiesta, che porterebbe probabilmente alla luce nuovi fatti, nuovi particolari forse anche più scabrosi. Alla fine nessuno risponde.
loner

martedì 10 aprile 2012

Meditazioni

“Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.
E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni – anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi – come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.”
Gunter Grass

Queste le parole che hanno fatto scoppiare l’odio in Israele, inaccettabile che un compagno di fede e di stirpe divina possa divenire “il simbolo dell’antisemitismo”, così com’è stato definito da alcuni israeliani.

 “L’Italia ha sempre sostenuto l’esistenza di due Stati che vivano uno affianco all’altro in pace”
Mario Monti

 Diceva ciò mentre era obbligato a indossare kippa e paramenti ebraici: in Israele o ebreo lo sei o ebreo lo diventi.

 “La richiesta presentata all’ONU non è stato un atto per screditare Israele, lo si è fatto solo nell’ottica di arrivare ai due Stati, separati e in pace”.
Abu Mazen

Diceva ciò mentre i coloni israeliani distruggevano case e negozi in Territorio occupato.

 “Sì ai due stati, ma quello palestinese senza armi”
Benjamin Netanyahu

Le cazzate le dice solo lui.
michael

giovedì 1 marzo 2012

E se succedeva qui?

La situazione è delicata. Tribunali, giudici, Ministri e il mondo intero si sono mobilitati per questo dramma che colpisce sia India che Italia.
Come sempre tutti sono pronti a dire la loro e io non ho nemmeno tanta voglia di stare qui a ripetere e riprendere le centinaia di posizioni che i media ci offrono. L’ultima notizia è che non ci saranno esperti balistici italiani nelle perizie che il Tribunale indiano ha richiesto rispetto all’arma che ha ammazzato, per sbaglio, due pescatori indiani scambiati, per sbaglio, per pirati.
Io voglio solo fare due considerazioni, per lasciare il più ampio spettro di proposte, di commenti e di supposizioni possibile. La prima relativa al fatto in quanto tale, la seconda relativa a noi italiani.
Saputa la notizia si è dovuto aspettare un po’ per capire che cosa fosse veramente accaduto in mare, ora si gioca molto su di che mare si stia parlando, se indiano o internazionale, l’unica cosa certa era poi il centro del problema: due indiani uccisi perchè scambiati per pirati. Ora, io mi domando se e quanto la pressione psicologica, mediatica e fisica ha “aiutato” a premere quel grilletto. Da quanto tempo sentiamo parlare di pirati, di navi sequestrate e di scontri a fuoco tra l’una e l’altra parte? Quanto abbiamo detto di vero al riguardo e quanto è stato gonfiato?
Con questo non voglio di re che il problema pirati non esiste e non voglio nemmeno difendere il loro operato totalmente punibile e da punire, voglio, però, sottolineare il fatto che chi è mandato a difendere qualcuno dai pirati ha sulle spalle non solo la sua personale paura, ma anche il peso di tutto il mondo che lo circonda.
La seconda considerazione è fulminea, rapida e coincisa. Tutta l’Italia si sta muovendo (a parole e ha fatti) per difendere e salvare i due fucilieri. Ma se in Italia un negro (uso questo termine non a caso), un arabo o, addirittura, un rom avesse sparato a due italiani scambiandoli, per sbaglio per rapinatori come la politica e il popolo avrebbero agito?
octavio

mercoledì 29 febbraio 2012

Secondo voi partiranno?

Una scelta interessante e non stupida. Una mossa arguta che potrebbe, se ascoltata, portare finalmente alla luce la o le verità nascoste da troppo tempo. Potrebbe, in più, togliere le fette di prosciutto che coprono troppi occhi di troppi pezzi grossi della politica internazionale che fanno finta di non vedere per continuare a trarre profitti.
Il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite ha chiesto, provocatoriamente, al Consiglio di Sicurezza di organizzare, in breve tempo, una “gita” nei territori occupati per vedere che cosa la politica razzista e folle d’Israele sta producendo a quei famosi territori occupati che sono di diritto palestinesi e di forza israeliani.
Ovviamente nessuno ha fiatato, nessuno ha detto nulla; queste parole sono cadute nel vuoto, e non credo che nessuno mai le raccoglierà. Sarebbe troppo filopalestinese accettare una cosa del genere e sarebbe, dunque, troppo antisemita perchè tutto il mondo non si scagli contro questa decisione e così si lascia che tutto crolli.
Sono pronto anche a dire che se davvero l’Onu accettasse e si decidesse a trovare una data utile per tutti i rappresentanti che dovrebbero partire, Israele riuscirebbe, fosse anche in pochi giorni, a trasformare la realtà come oggi si presenta a chi va in Palestina in un mondo perfetto così da zittire gli importanti turisti. Per coloro che sono già pronti a dirmi che ora esagero, che questa è fantapolitica, rispondo invitandoli a “scovare” in internet che cosa è stato in grado di fare il Mossad in tutti questi anni di esistenza, vi assicuro che cambierete idea.
Mettiamo però il caso che non sia così come dico io, che davvero sia impossibile modificare la realtà, comunque il viaggio sarebbe un fallimento. Chiunque oggi si dice filoisraeliano, direi l’80% della popolazione mondiale, sarebbe in grado di giurare di non aver visto nessun muro, di non aver visto nessun filo spinato, di non aver visto colonie o checkpoint, di non aver visto mancanza di acqua, di luce e di cibo, di non aver visto morte e guerra. E per chi dice che anche stavolta sto esagerando questa domanda: Ricordate il nostro ex-Premier?
michael

domenica 19 febbraio 2012

Le passanti

Cos'è questo tempo che scorre tra le dita? Con quale nome la Storia ricorderà i nostri anni? Sentendo sul volto il vento della guerra incombente, ruggente e anelante ci chiediamo se in questi anni si sia effettivamente vissuti in pace. Quanti i passanti incrociati e lasciati andare, come è possibile che stiamo nuovamente e silenziosamente precipitando verso le armi? Nella nostra "grande" civiltà orientale, nella nostra Europa dimentica della sua Storia, la solitudine e la paura di non avere abbastanza denaro hanno reso l'altro uno sconosciuto, un passante e infine un nemico. Nemico per il posto di lavoro che occupa e che vorrei io, nemico per la macchina che guida e che io non ho, nemico invidiato e di nuovo odiato. Tutta la nostra divisione, il potere tecnico ed economico che pensavamo potesse svilupparsi all'infinito lasciandoci grassi mangiatori di elettronica ci ha visti invece sempre più soli e pian piano gli uni contro gli altri. Parafrasando il celebre verso possiamo dire; non chiuderti nelle tue stanze, resta amico dei ragazzi di strada, dei tuoi colleghi, insegnanti e vicini. Solo così possiamo di nuovo ricostruire quella terra di pace che vogliamo nonostante latentemente ci insinuino come inevitabile un intervento armato contro l' Iran.
IoLiOdioInazistiDellIllinois



mercoledì 15 febbraio 2012

Libri Misti

Comprare i libri di testo è per le famiglie italiane una spesa necessaria. La cultura si paga, l'istruzione serve, perciò non ci si fanno troppe domande.
Alcuni ogni anno comprano i libri nuovi, altri se li passano di fratello in fratello, altri li vendono e li comprano usati. Finora ci si è sempre arrangiati: chi non si può permettere 400 euro di libri all'anno li cerca nei mercatini dei libri usati. Ma non può trovarli tutti, perchè da molti anni le edizioni dei libri cambiano regolarmente con qualsiasi scusa (rendendo inutili i libri vecchi): nuove scoperte, nuovi sistemi, riforme scolastiche, o, a volte, semplicemente un libro più leggero o con una grafica diversa. E così bisogna comprarsi il libro nuovo.
Ogni anno si dice che ci sarà una riforma per cui le case editrici dovranno mantenere per cinque anni almeno la stessa edizione di un libro: qualcuno sostiene che questa riforma già è stata fatta, ma vi assicuro che i libri continuano a cambiare ogni anno.
Così ho cercato una normativa che regoli le adozioni dei libri scolastici e - Badabum! - eccola qua: Circolare n. 18 - Prot. n. 1308.
Dal testo della normativa (http://www.istruzione.it/web/istruzione/cm18_11 ), in cui sono elencati i vincoli che devono rispettare gli istituti scolastici per l'adozione dei testi, si capisce che sì, per sei anni non si possono adottare nuovi testi, ma... l'editore può trasformare quando vuole il testo in Libro Misto (cioè libro+ espansione online); e dal prossimo anno scolastico "non potranno più essere utilizzati testi esclusivamente a stampa". Quindi via di nuovo: nuova ondata di nuove edizioni per cui i mercatini del libro usato non serviranno più a niente, e nuove spese accollate alle famiglie, che accumuleranno sugli armadi, in cinque anni, cinque edizioni dello stesso libro.
zecca

giovedì 9 febbraio 2012

Racconto super partes

Ho sentito, in questi ultimi giorni, la notizia dell’ENPA: briciole per i passerotti, la sintetizzerei così. Ho visto anche che il popolo del web si è lanciato a far commenti, chi ha voluto fare il moralista e chi ha voluto fare lo stronzo, rimane il fatto che c’è chi è pro e chi è contro.
Io ho visto che a mio figlio piace guardare gli uccellini che mangiano il pane sul nostro balcone e quindi informo tutti, se a qualcuno davvero importa, che io il pane lo lascio e gli uccellini mi ringraziano.
Fra chi commentava c’era anche chi è stato accusato di moralismo perchè diceva, e questo l’ho sentito per radio anche stamattina, che era meglio prima dare il pane ai barboni (o clochard, per rendere più carina una condizione infame di vita) e poi si sarebbe pensato agli uccellini. Io non volendo fare la morale della morale, diverrei un moralista al quadrato, vi racconto una storia.
C’era una volta una clochard, anziana e senza nulla che cercava un rifugio per la notte. A Treviso le notte sono molto fredde e rimanere all’aperto è pericolo, è mortale; decide così di incamminarsi verso il primo centro d’accoglienza ma nulla da fare, pieno; va al secondo, anche qui pieno, va al terzo e sempre la stessa risposta ottiene. Così per tutti i centri d’accoglienza. La nostra clochard, però, non si abbatte, continua la ricerca e capendo, che la sua storia somigliava tanto a quella di Giuseppe e Maria che cercavano un riparo per dove partorire decide di andare dai frati, loro dovrebbero aiutarla. Anzi, e questo lo dico io fuori dalla storiella, loro prendendo esempio dal loro maestro ultimo avrebbero il dovere di aiutarla. Si incammina, arriva e suona il campanello, aprono, ascoltano il problema e rispondono: “No, non possiamo”. Nel mentre che uno dava questa intelligente risposta alla signora un suo confratello si era già affrettato a chiamare il 113 per segnalare che la clochard era entrata nel loro giardino.
Arriva la polizia e carica la donna. Ogni storia ha però un lieto fine: la signora ha ottenuto dalla polizia il permesso di dormire nella sala d’aspetto della stazione ferroviaria.
octavio

venerdì 3 febbraio 2012

Corruttori e Corrotti

Per dire che Putin è un corrotto e un corruttore non ci vogliono certo grandi studi di economia e di politica, basterebbe stare a guardare come si evolve il suo paese, lui e i paesi che lui comanda. Prendiamo allora il caso della Cecenia: un territorio geograficamente ed economicamente ambito, un presidente eletto e protetto da Putin, una guerra tanto sanguinaria quanto mai finita, necessità di ricostruzione e quindi di flussi di denaro. Il quadro è compiuto, i giochi sono fatti: la patria della corruzione.
Con i soldi in Cecenia si può diventare professore universitario senza nemmeno avere la laurea, si può diventare medico senza sapere che si dovranno poi curare i pazienti, si può essere invalidi e prendere quindi la relativa pensione, si può costruire dove si vuole tanto il permesso ti viene rilasciato.
Lo ripeto, perchè qualcuno si potrebbe confondere, sto parlando di CECENIA, non di ITALIA. Ora vi farò due nuovi esempi, così capirete che mi riferisco alle steppe e non alla macchia mediterranea. In Cecenia per andare a scuola ci vuole l’uniforme, abbastanza castigata ma semplice da reperire (pantaloni o gonna neri e camicia bianca) se non fosse che o la si ha di una determinata marca oppure non si può entrare a scuola. Altro esempio potrebbe essere quello sui libri di testo, ogni hanno sempre nuove edizioni che eliminano categoricamente quelle degli anni precedenti, i testi scolastici diventano così inutilizzabili da parenti e amici più piccoli.
Beh, forse ho sbagliato, anche quest’ultimo esempio ci riporta drammaticamente in Italia.
aleksej

mercoledì 1 febbraio 2012

Io li odio i nazisti dell'Illinois

Il conto per la politica come la conosciamo è servito. L'attuale governo oltre alla demolizione dell'articolo diciotto, oltre al ricatto che fa a tutti i popoli d'occidente ("o Monti o crolla l'Italia e se crolla l'Italia crolla l'Europa e se crolla l'Europa crollano tutti i mercati ecc") sta abbattendo anche quelle forze politiche che, volenti o nolenti, lo sostengono. La differenza di operato è comunque impressionante. Incredibile ma vero quando si parla di opposizione a questo Governo gli unici nomi che emergono sono Lega Nord e Beppe Grillo. Ottimo! La loro opposizione li farà aumentare nei sondaggi ma certo non è un'alternativa, anzi con buona pace degli ipocriti nordici che ci hanno portati in questa crisi, fanno proprio il gioco di un governo che risponde solo al mercato e che ha in questi folli un modello alternativo improponibile e assurdo, insomma meglio averli "contro" che "con" per il nostro Mario. Intendiamoci non siamo nostalgici dell'omuncolo che avevamo prima e che ha fatto solo i suoi porci (con rispetto parlando per il nobile suino che tanto bene opera al palato) comodi che dell'attuale situazione ha le vere responsabilità, solo che non vediamo nell'attuale situazione una corrispondenza all'attesa della povera gente. In più la vecchia politica fa tutto il possibile per farsi odiare. Si annunciano tagli ai parlamentari che sono in realtà rinuncia ad ulteriori aumenti, non si diminuiscono in troppi comuni assessori e dirigenti, non ci si cura delle persone e dello Stato ma si è pronti alla speculazione, alla compravendita di case, ad intascare enormi patrimoni partitici. Se c'è da stringere la cinghia certo non aspettiamoci che inizino loro. Il punto però è un altro. Il punto è quanto e come può reggere la nostra democrazia davanti a questa situazione. L'attuale legge elettorale non consente il rinnovamento reale dei parlamentari che hanno in questi anni dimostrato un distacco dalla realtà davvero mostruoso. Il punto è quindi come agirà il popolo abituato a un tenore di vita che non poteva permettersi quando anche l'ultimo euro sarà speso, come reagirà il popolo in sofferenza davanti a politici ancora ricchi e ben pasciuti, come reagiranno giovani senza lavoro e con titoli di studio di livello che, purtroppo, non sono commestibili.
IoLiOdioINazistiDellIllinois

giovedì 26 gennaio 2012

Religiosi part-time

Quando bisogna scandalizzarsi per qualcosa, i nostri concittadini più illustri sono sempre in prima fila. Pare quasi che scandalizzarsi faccia piacere, pare che si faccia a gara per chi ha il più grande slancio morale. Niente da stupirsi perciò se un'opera teatrale scandalosa e irriverente come "Sul concetto di volto nel figlio di Dio", diretta da Romeo Castellucci (in cui per tutta la durata della rappresentazione una gigantografia del volto di Gesù fa da sfondo alla storia e viene presa di mira da azioni grottesche e denigratorie quali, ad esempio, lancio di finte feci) diventa oggetto di una gara di moralità. I "cristiani" di Lega Nord, Pdl e UDC perciò si dichiarano paladini della decenza e del belpensiero e tentano di far sospendere lo spettacolo, soprattutto dopo l'intervento del Vaticano che lo definisce "uno spettacolo che offende i cristiani". Ed ecco che la grande folla dei cattolici prende il sopravvento, ancora una volta. Per fortuna che ci sono i cattolici! Evviva!
Io non ho visto questo spettacolo, non so se è un'opera d'arte nè se è una presa in giro. So solo che, dopo certe notizie, sembra che i cristiani siano l'identità nascosta dei borghesi bempensanti, identità che viene allo scoperto soltanto quando qualche faccenda morale urta la loro sensibilità. Ma i cristiani quindi non lo sono a tempo pieno? Sono dei religiosi part-time?
Altrimenti non si spiega come uno possa essere cristiano e leghista allo stesso tempo, per fare un esempio. Spero e credo che esista un'eccezione, un'eccezione che dimostri che qualcosa può riempire la tua vita per intero, non solo la domenica.
zecca

venerdì 20 gennaio 2012

I costi della politica


Mi ricordo che quando ero giovane mi buttai in politica, mi ricordo che quando ero giovane “investii” tutti i miei guadagni (paghette e poco altro) in politica. Mi stupisco di una quota di partecipazione pari a 35.800 dollari per andare a cena con pezzi grossi e il presidente Obama per, così, pagargli la sua campagna elettorale.
Mi ricordo che quando ero giovane, finita la campagna, mi dissi, tutto soddisfatto, "Abbiamo speso poco, questo sì che è fare politica".
uno de iGiovani

domenica 15 gennaio 2012

Naufraghi e disperisi

Fabrizio De Andrè Parlando del naufragio della London Valour

"I marinai foglie di coca digeriscono in coperta il capitano ha un'amore al collo venuto apposta dall'Inghilterra il pasticcere di via Roma sta scendendo le scale ogni dozzina di gradini trova una mano da pestare ha una frusta giocattolo sotto l'abito da tè. E la radio di bordo è una sfera di cristallo dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo il paralitico tiene in tasca un uccellino blu cobalto ride con gli occhi al circo Togni quando l'acrobata sbaglia il salto. E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli i marinai uova di gabbiano piovono sugli scogli il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe per far pace con gli applausi per sentirsi più distante la sua stella sì e oscurata da quando ha vinto la gara del sollevamento pesi. E con uno schiocco di lingua parte il cavo dalla riva ruba l'amore del capitano attorcigliandole la vita il macellaio mani di seta si è dato un nome da battaglia tiene fasciate dentro il frigo nove mascelle antiguerriglia ha un grembiule antiproiettile tra il giornale e il gilè. E il pasticciere e il poeta e il paralitico e la sua coperta si ritrovarono sul molo con sorrisi da cruciverba a sorseggiarsi il capitano che si sparava negli occhi e il pomeriggio a dimenticarlo con le sue pipe e i suoi scacchi e si fiutarono compatti nei sottintesi e nelle azioni contro ogni sorta di naufragi o di altre rivoluzioni e il macellaio mani di seta distribuì le munizioni."



IoLiOdioINazistiDellIllinois
 

sabato 31 dicembre 2011

Buon Anno

Siamo alla fine di un anno che ci ha visto concentrati sulla crisi economica e sulla fine, tanto invocata, dell’ era Berlusconi (o almeno speriamo). Vorremmo però porre l’attenzione su un odio che ciclicamente, e soprattutto in periodi di crisi, si risveglia da un finto letargo. Le recenti violenze e i morti di Torino e Firenze, il prender piede di partiti xenofobi, come la Lega Nord qui da noi, o l’allarmante situazione ungherese ci riportano al rischio dell’odio raziale.
È necessaria una riflessione a proposito di una parola che indica una malattia dalla quale si crede di essere immuni, ma che, facilmente e impercettibilmente, può colpire chiunque, soprattutto i giovani, ai quali è giusto che i politici guardino con maggior attenzione e capacità di ascolto: la parola è “razzismo”. Nella teoria razzista non c’è nessuna salvezza: se uno è “nero” o “marocchino” o “zingaro” o “terrone” è condannato.  Allora, davanti ai problemi e alle sconfitte, sarà più facile sfruttare la colpevolezza di qualcuno o di una razza. Il terreno emotivo è sempre pronto ad accogliere il mito del complotto universale di una certa etnia e delle sue forze segrete, cercando di incolpare ripetutamente di tutti mali chi è diverso da noi, trovandone un capro espiatorio. Per rendere possibile il confronto con altre culture occorre stimarle e occorre un forte lavoro educativo per creare una mentalità che elimini l’odio verso l’altro uomo, verso un popolo o una storia, il che significa comprenderli nella propria diversità.
L’anno che sta sorgendo sarà carico dei problemi di mancanza di occupazione, continuerà e aumenterà la carenza di cibo in tanti sud del mondo e la pace sarà minacciata ad ogni frontiera. Per questo diciamo ancora una volta “nessun dorma più” perché l’odio raziale è l’anticamera per la guerra tra poveri per un qualsiasi posto di lavoro, è l’antifona per ogni politico che voglia far strada sulla pelle della povera gente, è l’attacco frontale al rendersi conto che siamo tutti sulla stessa barca, qualcuno direbbe “fratelli”.
Il Timone

martedì 13 dicembre 2011

Lasciateli bruciare

Siete giovani, minorenni. Avete voglia di provare, sperimentare, giocare: fate sesso con il vostro ragazzo. Poi però non sapete come fare a dire ai vostri genitori (troppo bigotti per accettarlo) che la vostra verginità se n’è già andata per la sua strada e allora cosa fate? Vi inventate una balla. Ma come poter mascherare la perdita di verginità? Non è facile da inventare e così la si racconta più grossa che si può: “Mi hanno violentato”.
Vostro fratello, poi, rincara la dose, prima vi dice “Stai tranquilla, sorellina, ora ci penso io” e poi, pubblicamente, racconta che gli stupratori lui li ha visti scappare, erano due ed erano due rom.
Ecco, a posto, tanto i rom fanno schifo a tutti, chi mai può dubitare di un’affermazione così precisa? I rom rubano, i rom puzzano, i rom sono un peso per la società, i rom sono nomadi, ergo: i rom sono stupratori.
L’animo umano è però troppo sensibile e sviluppato e a voi, bugiardi, viene subito il rimorso per le parole dette e così, dopo poche ore correte a dire, che vi siete inventate tutto, che i rom non c’entrano niente, volevate godere (volgare? Sempre meglio di xenofobo) e l’avete fatto con chi vi aveva promesso il paradiso.
L’animo umano è però troppo violento e animale e al resto della città nasce subito un senso, più che altro represso, di odio e rancore che si scatena prima in una manifestazione (vergogna per chi, politico, ci è andato in mezzo) e poi in un gigantesco squadrone della morte che brucia e distrugge tutto al grido di: “Lasciateli bruciare”.
Ora il problema non è la voglia o meno di far sesso, il problema non è neanche avere dei genitori da Santa Inquisizione. Il vero problema è poter pensare, a 16 anni, di incolpare un’intera etnia sapendo già di farla franca, puntando tutto sul razzismo dilagante che imperversa in tutto il mondo in generale e in Italia in particolare.
octavio

giovedì 8 dicembre 2011

Lacrime turbo diesel nere

Lo storico Domenico Musti scriveva: “Ma cosa vuol dire <>? Si può vedere la crisi della polis come scadimento di valori; non è però questo il miglior modo di affrontare il tema. Parlare di crisi significa costatare e analizzare una <>: ma la storia è sempre trasformazione; paradossalmente, si potrebbe dire che la crisi è la forma stessa della storia. Parliamo, tuttavia, di crisi quando la trasformazione investe una larga parte degli elementi che compongono l’assetto esistente, e quando i mutamenti si addensano in un determinato periodo, cioè la trasformazione subisce un’accellerazione.” Crisi dunque non è un concetto nuovo e ogni qual volta se ne presenta una è oggi descritta come “la peggiore crisi dal…”. Ma la Storia ripulla di cambiamenti attraverso questi stretti passaggi; negativi o positivi, ma cambiamenti. Oggi ammiriamo staticamente il tentativo di rianimare un sistema economico sorpassato e soprattutto fittizio. Cambiamento in peggio (come vorrebbe la Lega Nord) di ricchi che si uniscano finchè possono o in peggio (come vuole l’alta finanza da cui viene il nuovo Premier italiano) di continuare a drogare un sistema intossicato, ingiusto e malato. I provvedimenti presi per salvare l’ero, l’Europa, Aziende ecc prevedono la mortificazione di chi usa quei pochi ero, degli europei, di chi lavora nelle aziende dei tanti eccetera di questo mondo. Non è una posizione d’opposizione allo stringere la cinghia, anzi io sono convinto che questa sia una crisi di sovra produzione-sovra consumismo e “progresso” fine a se stesso, ma è opposizione all’insulto a chi lavora e a chi vorrebbe lavorare. Vedere il prezzo del carburante aumentare a dismisura senza mai scendere quando cala il greggio, vedere l’istruzione superiore e universitaria violentata e non valorizzata, vedere che non calano mai le spese militari, che i soldi per una guerra si trovano sempre, che i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, sapere che a Scampia o allo Z.E.N. vivere è impossibile mentre nei quartieri “bene” il problema principale è un garages abbastanza ampio per il SUV. Da qui viene la nostra rabbia, caro Professor Monti, da qui l’appello per una politica che riporti l’uomo al centro dell’economia e non la finanza al centro del lavoro!

IoLiOdioINazistiDellIlliois

lunedì 5 dicembre 2011

ballata in rosso

L’autodistruzione di cui l’uomo è capace è nota a chiunque abbia studiato un minimo di storia. Quello che sempre sorprende è però l’ostinato masochismo in alcuni particolari momenti.  Davanti a un’eruzione vulcanica, un’inondazione, un terremoto possiamo arrabbiarci se abbiamo costruito una città sulle pendici del vulcano, se otturiamo corsi d’acqua volontariamente o se piazziamo una scuola di sabbia su una falda tellurica. In sostanza, però, l’evento naturale non dipende da noi. Abbiamo invece inventato noi: armi di distruzione di massa, un sistema economico che lascia la stragrande maggioranza della popolazione nella miseria, un sistema finanziario che ora ci dice cosa è possibile e cosa no e a questo ci pieghiamo. Abbiamo inventato noi la moneta, il suo valore, abbiamo fermato noi la controvertibilità dell’oro, abbiamo stimato noi maggiormente un titolo di stato rispetto alla vita delle persone. Ora noi siamo incapaci di pensare a un modello nuovo, siamo ineluttabilmente davanti a un destino di oscillazioni finanziare che decidono del nostro futuro senza nessuna apparente guida.
È la nostra quotidianità ormai; una follia in cui i folli dilagano spacciandosi per nuova opposizione. I leghisti sono davvero convinti che esiste “la Padania” e che essa debba unirsi ad Austria e Germania, vantando crediti e presunta superiorità. Intanto da “padano” dico che la stragrande maggioranza di chi vive al nord reputa i leghisti dei pazzi, inoltre dico che la lega, nella sua violenta ignoranza,  ripropone il modello dei forti con i forti per opprimere i poveri, è l’idea  che si ripete amplificata dalle storpiate labbra di chi è stato al potere fino a ieri e vorrebbe tornarci quanto prima che proprio muove a nausea.
IoLiOdioINazistiDellIllinois

venerdì 2 dicembre 2011

Cercare un volto nuovo

"E' tempo di sommovimenti vasti e decisivi: tempo nel quale crollano equilibri che sembravano assestati e si formano equilibri nuovi: tempo davvero di "crisi". Tempo, cioè, in cui tutto l'ordinamento del mondo viene assumendo forme nuove, strutture nuove: c'è un vasto rimescolamento nella scala dei valori: il mondo cerca un volto nuovo".
Giorgio La Pira

IoLiOdioINazistiDellIllinois

mercoledì 30 novembre 2011

Nebbia sull’Occidente (parte seconda)

Che dire dunque davanti a questa nebbia che si addensa ad occidente? L’assalto di ieri all’ambasciata inglese in Iran è forse un segno già tracciato di una china inarrestabile?
La speranza per un futuro realmente migliore sicuramente non siede sui troni dei grandi poteri, siano essi politici, imprenditori o navigati finanzieri. Lo squillare di un corno potente di pace può risuonare solo dal basso, da uomini e donne che insieme, nei loro quartieri, nelle città, negli uffici, sui mezzi di trasporto, per le vie e nelle piazze diano segnale di una generazione nuova. Non fraintendere caro lettore non generazione anagrafica, ma persone che generino una vera politica, una vera solidarietà e una vera cultura.
Ed ecco, mio caro lettore, che la nebbia si può diradare e le solitudini trovare risposte migliori delle disperate gesta di cui sono pieni questi giorni.
IoLiOdioINazistiDellIllinois