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giovedì 7 giugno 2012

Tranquilli, questo non è regime, è democrazia


Ho già parlato abbondantemente di Khodorkovskij, non voglio dilungarmi. Per riassumere a chi ancora non lo conoscesse basta dire che era un magnate russo che ha tentato di mettersi contro Putin nel settore gas e petrolio forte del sostegno che Eltsin gli aveva dato quando ancora valeva qualcosa; le sue mire di ricchezza sono finite quando Putin si è rotto le palle lo ha fatto arrestare per frode, gli ha fatto fallire la ditta (e che ditta) e lo ha fatto condannare ad otto anni di reclusione.
Tranquilli, questo non è regime, è democrazia.
Di Gazprom ho già abbondantemente parlato, non voglio dilungarmi. Per riassumere a chi ancora non la conoscesse basta dire che è l’unica (UNICA) azienda russa nel mercato delle risorse energetiche che davvero conta. Nell’amministrazione vede, con potere decisionale, la figura losca di Vladimir Putin. Ha contratti in tutto il mondo e per miliardi di rubli, ha preso tangenti da tutto il mondo in cambio di forniture varie. Nel tempo ha acquistato e ora gestisce testate giornalistiche e televisioni nazionali che ora sono tutte, inspiegabilmente, filoputiniane. È per lei che viene mantenuta sempre aperta una guerra in Cecenia che ha fatto milioni di vittime.
Tranquilli, questo non è regime, è democrazia.
Del Governo russo ho già abbondantemente parlato, non voglio dilungarmi. Per riassumere a chi ancora non lo conoscesse basta dire che è un postribolo di affiliati al clan Putin; unico attore con potere decisionale sempre lui: Putin. E lui, Putin (lo ripeto e straripeto per continuare a tranquillizzarvi sul fatto che non è regime è democrazia...), ha deciso di nazionalizzare il petrolio. Il mercato energetico quindi, ora, così si suddivide: da un lato Gazprom (Putin) e dall’altro il Governo (Putin).
Tranquilli, questo non è regime, è democrazia.
aleksej

lunedì 21 maggio 2012

Fate la carità, la carità per i poveri!!

Un po’ perchè c’è la crisi e in qualche modo bisogna tirare avanti, un po’ perchè, sempre per la crisi, bisogna monetizzare, un po’ perchè Putin si è rotto le palle di avere tutti contro. I primi motivi che mi vengono in mente pensando alla nuova legge che lo zar sta cercando di far passare alla Duma e che ha riscontrato la negatività di tutti gli altri partiti al potere.
È una legge che esiste già, è una legge che prevede il pagamento di una multa in caso di organizzazione di manifestazione che supera il numero di manifestanti dichiarati e autorizzati, 25 euro che servono a ripagare lo Stato del maltorto subito. Partendo dal mio personale giudizio che è assurdo multare un gruppo di persone che intendono dire la loro, la libertà di espressione dove cazzo è andata a finire?, la Corte Costituzionale russa ci ha tenuto a precisare che la multa è da notificare solo nel caso in cui il superamento del numero autorizzato sia realmente una minaccia per la sicurezza. La precisazione è sicuramente utile ma, conoscendo chi sta al potere, sappiamo già tutti che anche fossero due gatti a manifestare la multa arriverebbe certa e subitanea.
Capite bene però, per i motivi di cui sopra, che 25 euro sono pochi, sono un nulla rispetto a quello che porterebbero nelle casse dello Stato le centinaia e centinaia di manifestazioni che vengono da tempo organizzate contro Putin. Russia Unita ha dunque presentato un disegno di legge che mira  multare le manifestazioni non in regola con multe pari a 38mila euro per gli organizzatori e 25mila euro per i partecipanti.
Avete capito il ragionamento dello strozzino? “Manifestate pure contro di me, intanto mi ricoprite di soldi...”. Davanti, però, alle avversità di tutti gli altri partiti, Putin ha deciso di fare un passo indietro, ha deciso di “abbassare” le multe proposte, da 38mila scende a 25mila e da 25mila scende a 12.500.
Il Presidente della Duma, allora, avendo capito che Putin è scemo e non capisce che gli altri partiti non vogliono votare la legge non perchè le multe siano alte ma perchè è insensata la legge in quanto tale, ha deciso di rinviare la votazione. Rinviare però, perchè Putin non molla.
aleksej

lunedì 14 maggio 2012

Incarcerate le donne!

Da un po’ di tempo, scusate se non riesco a essere attuale su alcune notizie ma venirne a conoscenza è, spesso, impresa da titani, è stata fatta una proposta di legge, io direi contro ma molti dicono a favore delle donne, in Kirghizistan. Stato piccolissimo, con ex presidente filoamericano e attuale presidentessa (il femminile è solo biologico) filoputiniana messa al potere tramite orrendo colpo di stato, è d’importanza strategica per controllare i territori dei terroristi.
La legge, proposta da una donna per le donne, vorrebbe istituire il divieto assoluto alle donne sotto i 22 anni di lasciare il paese; il motivo è che si vuole proteggere l’onore della famiglia e l’integrità sessuale della ragazza.
Ma perchè tutto ciò? Le donne kirghize vengono spesso portate, con le solite promesse di vita favolosa, in Russia in particolare, in tutto l’Est Europa in generale, e poi costrette, praticamente, ai lavori forzati se non alla prostituzione; il governo moscovita informa che moltissimi sono i bambini nati da donne kirghize che vengono poi abbandonati negli orfanotrofi della capitale russa. Spesso figli di nessuno, bambini nati da stupri e violenze.
La legge dunque vorrebbe combattere questo. A parole, però, precisa che si va a salvaguardare l’onore della famiglia; allora la mi a domanda è: si vogliono rinchiudere le donne in Kirghizistan per evitare loro il martirio fuori patria o per salvaguardare l’onore del popolo a cui appartengono? Ma poi evitare di farle uscire non significa semplicemente lasciarle in povertà e miseria in un paese che si sta rialzando in piedi dopo il troppo sangue che ha versato e che è in mano a una donna alla quale interessa solo di servire lo Zar Putin e non guarda nemmeno in faccia il suo popolo?
aleksej

mercoledì 9 maggio 2012

Tutti da rinchiudere


Degli ammalati, da emarginare, la feccia dell’umanità, uno sbaglio di natura ecc. ecc. Molti lo pensano ma non lo dicono, altri lo pensano e lo dicono apertamente riscuotendo, anche, a volte, un notevole successo. Sto parlando di lesbiche, di gay, di bisessuali, di transgender e di intersessuali (per elencare tutte le caratteristiche che sottostanno alla sigla Lgbti) dispersi per il mondo che ancora oggi vengono discriminati e che, ancora oggi, non possono, spesso, essere liberi di dire quello che vogliono per paura delle ritorsioni.
Ora arriviamo ai fatti, arriviamo ai problemi veri e propri. In Russia, per ora solo in alcune municipalità, ma sembra che la legge verrà affrontata anche in parlamento per diventare, cos’, legge nazionale, essere omosessuali non viene vietato (ovviamente a parole), ma viene multato. Un ragazzo ha infatti portato all’attenzione del mondo intero, tramite un suo tweet, la condanna, che è caduta come un macigno sulla sua testa, al pagamento di un multa pari a 5mila rubli per “propaganda omosessuale”.
La scusa che giustifica la multa risiede nella volontà dello Stato russo di evitare e impedire tutte le manifestazioni che promuovano sodomia, lesbismo, bisessualità e chi più ne ha più ne metta tra i minori. Chiaro è che, con una motivazione così ampia e vaga, tutto ciò che riguarda il mondo Lgtbi, fosse anche l’annuncio di una festa, è da ritenersi punibile.
Insomma, in poche parole, la Russia ha deciso, e sembra proprio che la legge si espanderà per tutto il territorio, che il mondo Lgbti deve tacere e stare zitto, non ha nessun diritto di parlare e di pensare.
I pasciuti oligarchi assassini possono essere eletti a zar, i gay non possono neanche dire “Io sono gay”.
aleksej

lunedì 30 aprile 2012

Cirillo, il patriarca che sa monetizzare

Il patriarca un nababbo? Non è possibile da credere eppure così pare. Auto di lusso, orologi in oro, appartamenti intestati; insomma un feudo nell’Impero di Putin il Terribile. Io comunque non mi stupisco, io credo che da quando Cirillo è entrato in casa Putin, è diventato suo fedele confessore, ha invitato (neanche troppo celatamente) i cristiani moralisti a votare per Putin, ha pubblicamente fatto sapere a tutti che lui si era venduto all’Imperatore e, ora, si dimostra che la ricompensa ottenuta l’ha spesa un po’ come gli pareva.
Davanti a tutto questo schifo e questa eresia la Chiesa ha deciso allora di fare una giornata di purificazione. Non che il patriarca e il suo portavoce abbiano pensato di purificarsi loro stessi, loro sono santi e scelti da Dio, figuratevi se si devono ripulire, hanno, invece, pensato che era meglio scaricare sui fedeli tutte le colpe, dicendo in giro che il mondo è pieno di peccatori e di diffamatori, e che la loro purificazione avrebbe dimostrato, al mondo, che le ingiurie lanciate contro Cirillo, erano solo accuse infondate che colpivano, invece, un santo.
Ecco allora che migliaia di fedeli hanno partecipato alla giornata di preghiera a sostegno della Chiesa Ortodossa dove si è riportato il Patriarca alla punta più alta del podio, facendo autoconvincere i fedeli che i giornali dicono solo balle, e dove si è benedetta nuovamente la cattedrale di Cristo Salvatore dopo che le Pussy Riot l’avevano profanata con le loro “molto particolari” preghiere.
Ah, a proposito, mentre Cirillo si gode il lusso e lo stralusso offertogli da Putin, mentre Cirillo riottiene l’amore dei fedeli che lo salvano da ogni tipo di ulteriore accusa, le cantanti punk sono ancora in carcere, in attesa di processo, nessuno, per loro, si è mobilitato.
aleksej

lunedì 16 aprile 2012

Oro nero e Oro blu

171 giacimenti di petrolio e gas, la ricchezza proviene, ovviamente da questi. L’agricoltura si basa tutta sul cotone ma, da quando desertificazione e inquinamento minacciano le risorse idriche necessarie per mandare avanti le coltivazioni, l’Uzbekistan si trova davvero in difficoltà.
La coltivazione del cotone è economia di sostentamento anche per il Tagikistan che, essendo carente di tutto il resto, si trova a dover rendere eccellente l’unico prodotto che può evitare la povertà totale alla sua gente. L’acqua, dunque, è il punto di svolta per entrambi gli stati che, confinando, iniziano a rubarsi tutto il rubabile per accaparrarsi più soldi possibili.
La costruzione di una centrale idroelettrica è la soluzione che il Presidente tagiko ha trovato per porre fine al problema idrico e la decisione di creare la diga sul Vahs è ben studiata sia per risolvere l’economia interna che per distruggere quella uzbeka, la diga infatti non permetterebbe più l’entrata di acqua in Uzbekistan.
Da tempo se n’è parlato ma poi nulla si era fatto in concreto per dare il via ai lavori, ora però sembra che tutti riparta e così Karimov, presidente uzbeko, ha già deciso di controcolpire il suo corrispondente tagiko e ha così chiuso completamente i rubinetti di gas verso il paese confinante.
Inutile dire che la mancanza di gas da una parte e di acqua, quando la diga sarà attiva, dall’altra produrrà problema su tutta l’industria e le infrastrutture oltre che sulla povera gente.
Poi ci sono le questioni politiche, USA, Russia e Cina mangiano e stramangiano su queste regioni strategiche e hanno bisogno che la calma venga mantenuta per poter controllare i giri di gas e petrolio che possono interessare più l’una o più l’altra super potenza.
I due stati sono comunque ai ferri corti, c’è chi già ipotizza uno scontro a fuoco.
A noi ci obbligano a essere spettatori inermi con gli occhi spalancati per vedere se una bomba cadrà o meno. Nel mentre chi gestisce il mondo decide come spartirsi il bottino, poco importa se morirà della gente.
aleksej

venerdì 6 aprile 2012

Il popolo ha vinto?... direi di no

L’unione fa la forza, o almeno così dovrebbe essere. In Russia il popolo ha creduto fortemente a questa massima e così non ha smesso di protestare anche quando tutto sembrava andargli contro, quando tutto sembrava essere ormai deciso a tavalino dall’alto e, essendo il popolo in basso, a nulla sarebbero servite le manifestazioni.
E invece, ecco qui la risposta tanto agognata, Medvedev finalmente ha ceduto e una delle richieste che dalle piazze giungeva è stata ascoltata: modifica legislativa sulla creazione e registrazione di partiti politici. La Russia ha dunque accettato che anche i gruppi più piccoli, minori, con pochi aderenti possano dire la loro e possano partecipare e fare la loro campagna elettorale.
Un bel passo in avanti, prima ci volevano 40mila membri perchè si potesse registrare una nuova forza politica (capite bene che per registrarsi con queste caratteristiche o era in mano alla mafia o era una forza politica già esistente) ora ne bastano 500, sempre tanti, ma sicuramente un numero più avvicinabile.
Bisognerebbe allora festeggiare, bisognerebbe riconoscere che alla fine tanto sforzo è stato ripagato e, dunque, per una volta potremmo dire che se il popolo si unisce e si impegna ottiene ciò che chiede.
Siccome però non è tutto oro ciò che luccica (oggi vado per massime) contemporaneamente a questa notizia ne vanno date altre due. La prima riguarda le Pussy Riot (per maggiori informazioni qui): dopo un mese dalla loro incarcerazione nessuno ha fatto nulla per far sì che venissero scarcerate, sono ancora in attesa di sentenza. Il popolo fa di tutto perchè vengano liberate, striscioni, manifestazioni, dichiarazioni, ma ancora nulla si muove. Vale la pena ricordare il motivo dell’incarcerazione: incitamento all’odio religioso e violazione dell’ordine pubblico, solo per aver criticato (nel loro modo punk, d’accordo) Putin dentro a una Chiesa. La seconda riguarda Yelena Milashina, giornalista della “Novaya Gazeta” (nome che ci ricorda Anna Politkovskaya) selvaggiamente picchiata (ferite al volto e al petto e caduta di svariati denti) e nemmeno soccorsa dalla polizia, che si è fatta viva solo dopo molto tempo dall’aggressione; inutile sottolineare che la donna è responsabile di studi e pubblicazioni riguardanti crimini di guerra in Caucaso e corruzione nella polizia.
Insomma Medvedev ha voluto fare una mossa per dimostrare che lui il popolo lo ascolta; non si è molto sforzato però, tanto sa già che qualsiasi cosa dovesse andare storto, qualsiasi persona dovesse dire qualcosa che non va, ha sempre a disposizioni lo squadrone della morte punitivo che democraticamente risolve i problemi.
aleksej

martedì 27 marzo 2012

Segreti svelati

Beccato! Finalmente il fato, un dio, il karma, il destino, chiamatelo come vi pare, ha smascherato il volto d'angelo e i buoni propositi che hanno sempre fatto passare Obama come un santo nascondendo così il suo vero volto da carnefice.
Si sa che ciò che più fa infuriare la Russia è l'idea di uno scudo missilistico statunitense posto su suolo europeo; l'America giustifica la scelta come mezzo atto a contrastare possibili attacchi di presunti Stati canaglia, la Russia dice che ci sarà pure da contrastare ma quei missili possono poi cadere sulla testa di un qualche russo, per sbaglio.
Dichiarazioni varie al fulmicotone, incazzature pesanti da tutte le parti e ora? Ora esce la verità.
Obama e Medvedev erano a un incontro ufficiale, avevano appena finito di dire le loro balle pubbliche e si apprestavano a dirsi le loro verità private. “Questa è la mia ultima candidatura, dopo le elezioni sarò più flessibile sulla questione scudo missilistico”; “Lo comprendo, riferirò questo messaggio a Vladimir”. Le prime, ovviamente, sono parole di Obama, le seconde, per ovvie ragioni, di Medvedev.
Beccati da un microfono che è rimasto acceso, chissà se davvero inavvertitamente. Le parole hanno fatto il giro del mondo essendo finite in pasto ai giornalisti. La Casa Bianca si è subito apprestata a smentire e a giustificare: “Siamo in campagna elettorale ora Obama non ha il tempo di dedicarsi come vorrebbe allo scudo”, “È appena cambiato il Presidente anche in Russia la situazione di passaggio sia di là che di qua non permette di prendere decisioni definitive” e tutte balle su questo stile. Logico che la Casa Bianca deve dare queste giustificazioni, logico che noi crediamo che tutto ciò sia pura verità. Che la Casa Bianca dica quello che vuole.
octavio

giovedì 8 marzo 2012

Pussy Riot


8 marzo, festa della donna. Eccovi un racconto al femminile.
Il Patriarca ortodosso Cirillo, per dirlo all’italiana, ha così commentato, pochi giorni prima delle elezioni, le proteste di piazza che da tempo contraddistinguono la Russia: “Gli ortodossi pregano a casa, nei monasteri e nelle celle dei monaci".  Lo stesso patriarca il 6 marzo, due giorni fa, è diventato consigliere spirituale del Cremlino. Dite che le due cose sono da collegarsi? Dite che con quelle parole lo stesso Patriarca si è reso reo di brogli elettorali, subliminalmente indicando chi votare?
Io direi proprio di sì, a comprova di ciò c’è un fatto ancora più allarmante.
Le parole da me incriminate sono state pronunciate nella Cattedrale di Cristo Salvatore, lo stesso luogo sacro dove circa un mese fa si erano “esibite”, sull’altare e davanti a fedeli e sacerdoti, le Pussy Riot, il nome già da solo precisa il loro intento, gruppo punk famoso soprattutto per le loro azioni anti-Putin.
Il gruppo è formato da vari musicisti e sostenitori, tutte donne, ma all’esibizione in questione hanno preso parte solo 5 signore le quali in un luogo così sacro hanno pensato bene di intonare la loro preghiera per salvare la Russia da Putin e così hanno recitato queste parole: “Holy Shit, holy shit, holy shit”.
Per chi non è consono all’inglese potrei tradurre la preghiera con: “Cazzo, Cazzo, Cazzo” o “Porca Puttana, Porca Puttana, Porca Puttana”, mi scuso per le parolacce. E evidente però che già nell’espressione e, sopratutto, nel luogo in cui è stata pronunciata viene sottointeso un gioco di parole blasfemo e bestemmiatore che mi limito a suggerirvi ma che non espliciterò.
Tutto ciò, dicevo, accadeva un mese fa, la comunità ortodossa si è detta indignata, ha chiesto una pena esemplare per il gruppo ma nessuno ha poi fatto niente di decisivo contro di loro. La questione, dunque, sembrava chiusa se non che il sabato prima delle elezioni due delle cinque performer sono state arrestate e imprigionate con l’accusa di “incitamento all’odio religioso e violazione dell’ordine pubblico”. Le due, attualmente in carcere e in attesa di sentenza definitiva che in caso di riconosciuta colpevolezza potrebbe trattenerle in carcere per anche 7 anni, madri di minori, bambini che non arrivano ai 6 anni di età, hanno iniziato uno sciopero della fame per protesta.
È vero che non si può giustificare tutto, non si può scherzare su tutto e non si può sempre mascherare fatti gravi per scherzi di cattivo gusto; questa però è detenzione punitiva,quella che Putin attua sempre per mettere a tacere chi gli sta sui coglioni così da poter vincere le elezioni e governare come meglio gli pare.
aleksej

lunedì 5 marzo 2012

Lacrime di coccodrillo

Il 63.9% delle preferenze è piovuto sulla faccia di Putin, e così i suoi occhi si sono bagnati. Ha pianto, si è commosso pensando che il suo popolo abbia voluto nuovamente, per la terza volta, mettere lui a capo dell’Impero delle Russie, abbia voluto mettere lui sul trono di zar.
Non starò qui a rompervi le palle sulle solite fisime riguardanti la mancanza di stupore rispetto a questa vittoria, si sapeva che sarebbe successo così, si sapeva che avrebbe vinto lui.
Mi stupisco del fatto che tutto il mondo dell’opposizione abbia già mostrato video riguardanti i brogli elettorali e nessuno abbia ancora fatto nulla o abbia messo in discussione la vittoria così tanto attesa del nostro leader preferito.
Arrivo però al fatto, arrivo a ciò che mi stupisce di più: Medvedev. Ora sappiamo tutti che lui è solo stato una parentesi, lo sapevamo già da quando era salito sul trono e sapevamo che chi lo pilotava era sempre Vladimir. Nessuno si era stupito quando alla vigilia delle nuove campagne elettorali Medvedev aveva dichiarato che si sarebbe ripresentato anche contro il suo stesso capo: quando a uno piace un gioco è difficile poi farlo smettere...
Fantastica è però la dichiarazione fatta a caldo appena saputo della vittoria del suo, ormai ex, amico: “Chiedo a tutta la struttura di Giustizia della Russia di riesaminare l’affaire Prokhorov”. Cioè lui che insieme a Vladimir lo avevano fatto prima mettere in galera e poi aumentare la pena ora dice che Prokhorov è innocente? E, soprattutto, perchè si preoccupa di Prokhorov e non chiede alla Giustizia di fare il suo corso rispetto ai brogli elettorali?
C’è qualcosa che non va per il verso giusto, ma, sopratutto, c’è qualcosa che va in direzione esatta: è chiaro che Prokhorov è la chiave per smascherare il volto lacrimante di Putin, e non ci voleva certo Medvedev per capirlo.
aleksej

lunedì 27 febbraio 2012

In odore di vittoria

Putin deve morire. Che vi piaccia oppure no Putin deve morire, per il male che ha fatto e sta facendo a tutto il popolo musulmano che vive in Cecenia e “Ossezie varie” (questo lo aggiungo io). E meno male che i servizi segreti russi e ucraini hanno sventato l’attentato, organizzato per il 4 marzo o giù di lì.
“Oh no, contro il santo Putin si scatena l’ira del terrorismo? Allora sì che lavora per la giustizia, corriamo a votarlo”. Questo è il pensiero che mi immagino stia balzando di testa in testa in tutto il territorio russo.
Alcune precisazione vanno fatte, se no passerei per pazzo:
  1. Io non auguro la morte a nessuno.
  2. È vero che una cellula terroristica è stata fermata ed è vero che le hanno dichiarato di stare organizzando un attentato per colpire Putin.
  3. È anche vero che le prossime elezioni in Russia saranno il 4 marzo, unico vero candidato in odore di vittoria Putin, sempre e solo lui.
Ritorniamo allora al pensiero che credo stia correndo per le menti di molti russi e affiliati. Perchè, direte voi, sei così maligno da pensare che quest’azione così violenta sia, in realtà, solo un mezzo pubblicitario per il nostro amato presidente Putin?
Per due motivi, oggi sono in vena di elenchi:
  1. Perchè nessun terrorista di basso rango potrà mai competere con il terrorismo di alto rango che Putin quotidianamente organizza contro il suo popolo e contro le sue colonie.
  2. Perchè il presidente ceceno, forte del risultato ottenuto da Russia Unita alle scorse elezioni (oltre il 99% dei voti a suo favore), ha dichiarato che alle prossime Putin otterrà così tante preferenze da oltrepassare anche le leggi matematiche e arrivare così alla soglia del 150% dei consensi.
aleksej

lunedì 13 febbraio 2012

Prihuyét'

La notizia è scioccante ma è semplice da dire: una donna di 53 anni ha tentato di darsi fuoco davanti alla sede del Governo Russo; si è cosparsa di benzina e si è accesa tramite un fiammifero, i tempestivi soccorsi hanno permesso che non si carbonizzasse e che, pur ferita gravemente, fosse trasportata in ospedale dove, tuttora, permane.
La polizia russa e le forse competenti non hanno saputo dare ragioni sul gesto; in generale non si sa perchè lo ha fatto e, comunque, se proprio bisogna trovare un motivo allora sarà la solita invasata che protestava contro la vittoria di Putin alle scorse elezioni. Una cosa a me mi ha incuriosito, il fatto che nessuno riuscisse a decidersi da quale regione provenisse la donna, alcuni hanno detto da Samara ma, la scelta che va per la maggiore è Sverdvlovsk.
Ho voluto, allora, vedere che cosa caratterizzava queste due regioni, così, per cpaire se qualche indizio poteva arrivarci dato che il folle gesto della donna nessuno lo ha ancora capito.
Sverdvlovsk, parto da questa perchè è la più gettonata, è una regione gigantesca nella quale, data la grande presenza di acqua, moltissimi fiumi la attraversano, si sono sviluppate, anzi dire strasviluppate, industrie siderurgiche, metallurgiche e via discorrendo, è la terra dove il mondo russo costruisce i suoi carri armati, qui infatti esiste la più grande industria di armi da fuoco. Ha poi una seconda caratteristica: la droga. Parlo di ciò perchè chi sostiene che la donna proviene da Sverdvlovsk ci dà anche una precisazione sulla città, Nizhny Tagil, la città con il più alto tasso di consumatori di oppio, la città dove gli spacciatori lavorano alla luce del sole, la città dove l’AIDS si trasmette sopratutto per utilizzo improprio di aghi già utilizzati.
Guardiamo ora l’altro lato, guardiamo ora Samara. Non ci sono grandi notizie interessanti, nulla di sconvolgente sulla città unico fatto di un certo rilievo è sulla sua economia. Samara vive su petrolio e gas, centinaia di giacimenti già attivati e km quadrati di territorio sotterraneo ancora da scoprire.
Forse sono voluto andare troppo oltre, forse i motivi che spingono una donna a darsi fuoco sono altri e, forse, non li scopriremo mai. Certo è che per me i motivi appena addotti sono più che validi.
aleksej

venerdì 3 febbraio 2012

Corruttori e Corrotti

Per dire che Putin è un corrotto e un corruttore non ci vogliono certo grandi studi di economia e di politica, basterebbe stare a guardare come si evolve il suo paese, lui e i paesi che lui comanda. Prendiamo allora il caso della Cecenia: un territorio geograficamente ed economicamente ambito, un presidente eletto e protetto da Putin, una guerra tanto sanguinaria quanto mai finita, necessità di ricostruzione e quindi di flussi di denaro. Il quadro è compiuto, i giochi sono fatti: la patria della corruzione.
Con i soldi in Cecenia si può diventare professore universitario senza nemmeno avere la laurea, si può diventare medico senza sapere che si dovranno poi curare i pazienti, si può essere invalidi e prendere quindi la relativa pensione, si può costruire dove si vuole tanto il permesso ti viene rilasciato.
Lo ripeto, perchè qualcuno si potrebbe confondere, sto parlando di CECENIA, non di ITALIA. Ora vi farò due nuovi esempi, così capirete che mi riferisco alle steppe e non alla macchia mediterranea. In Cecenia per andare a scuola ci vuole l’uniforme, abbastanza castigata ma semplice da reperire (pantaloni o gonna neri e camicia bianca) se non fosse che o la si ha di una determinata marca oppure non si può entrare a scuola. Altro esempio potrebbe essere quello sui libri di testo, ogni hanno sempre nuove edizioni che eliminano categoricamente quelle degli anni precedenti, i testi scolastici diventano così inutilizzabili da parenti e amici più piccoli.
Beh, forse ho sbagliato, anche quest’ultimo esempio ci riporta drammaticamente in Italia.
aleksej

mercoledì 25 gennaio 2012

Varie opzioni, unico risultato

La Russia ribolle di rabbia, i partiti all’opposizione ci sguazzano in questo totale e totalizzante senso di rivolta rinato dopo tanti e tanti anni, i comunisti sognano i loro tempi d’oro, le nuove forze nascenti sperano, invece, di accaparrare qualche voto in più. Nuove manifestazioni di piazza sono in programma, si punta a bloccare gli svincoli centrali moscoviti, il popolo vuole farsi sentire e tenta di bloccare ciò che davvero interessa a tutti, l’economia.
C’è solo una nota stonata rispetto a questo quadro così preciso appena dipinto: Putin continua ad ottenere consensi e, in un ultimo sondaggio, guadagna un punto percentuale in più rispetto all’ultimo e quattro punti rispetto a novembre. La Russia sembra pubblicamente non volerlo ma segretamente continuare a sostenerlo. E dunque? Chi detiene la verità su questo vero e proprio casino? Varie opzioni di lettura:
  1. La gente non sa più chi votare, chi scende in piazza sono i più giovani o i più combattivi, la stragrande maggioranza è però talmente schifata o disinteressata che accoglie quello che viene così come viene, se Putin è al potere si sostiene Putin al potere.
  2. Il popolo ha paura, sa che fine hanno fatto gli oppositori di Putin, sa che la piazza è troppo “pubblica” perchè possa succedere qualcosa di irreparabile, ma sa anche che appena i riflettori si spegneranno le punizioni arriveranno copiose e, allora, si lancia il sasso ma si nasconde la mano.
  3. Il popolo è disorientato, vede stagliarsi da un lato la figura di Putin, con tutti i suoi pro e i suoi contro con tutto il suo bagaglio di politica che mai è cambiato e mai cambierà e, dall’altro, il suo acerrimo nemico (anche se a preferenze è messo veramente male) Prokhorv, oligarca e miliardario, che ha saputo proporre, per la sua amata Russia un’unica vera e grande soluzione: la privatizzazione totale.
Molti altri i partiti in gara, molte altre le persone di spicco che, volendo, si potrebbero citare, ma ho voluto dare i due estremi per rendere meglio l’idea ci che cosa sta accadendo in Russia. Di base rimane solo un fatto: nessuno, ripeto nessuno, ha preso in considerazione il popolo che muore di fame o di freddo.
aleksej

lunedì 2 gennaio 2012

Morte agli occupanti del Cremlino

Stiamo esagerando? Di certo srotolare un manifesto del genere a pochi passi dal’Istituzione Cremlino è qualcosa non solo di provocatorio e scandaloso ma anche di preoccupante. C’è però da essere sinceri e capire, oltre che dire, che è solo la violenza che genera violenza. Da quando Putin è al potere, cioè da sempre, perchè anche se la sedia l’ha lasciata per breve periodo al comando è comunque rimasto lui, non esiste altro metro di misura se non quello della violenza. Il popolo ha imparato dal suo leader e, ora, così risponde.
Lo striscione era per la consueta manifestazione del 31. Ogni 31 del mese tutte le forze politiche e non scendono infatti in piazza per richiedere la libertà di parola e di azione, agognata da tutti gli esseri viventi e mai concessa dallo Stato russo. Si scende in piazza il 31 per ricordare l’Articolo 31 della Costituzione russa, quello che garantisce appunto la libertà ai cittadini in tutte le sue forme.
Chiaro che l’ultima manifestazione, quella di pochi giorni fa, coincidendo anche con la fine dell’anno, si riempiva di significati nuovi, si ricercava una nuova speranza e un nuovo inizio e così era stata organizzata di tutto punto. Il solito gruppo enorme di manifestanti era sceso in piazza, la solita polizia era schierata per le strade. A differenza delle altre volte, però, dove sì le repressioni erano alte ma almeno una parvenza di manifestazione era messa in atto, l’unico ordine dato a polizia ed esercito è stato “bloccate tutto”. La manifestazione non è nemmeno cominciata, 60 persone sono state arrestate e le rimanenti migliaia sono state disperse, altre dieci persone sono state arrestate a San Pietroburgo, luogo di un’altra manifestazione. La volontà della Russia ormai è chiara, non che fosse così nebulosa da non intendersi già da tempo: troncare sul nascere ogni tipo di dissenso.
Ciò che risulta strano (spero sia evidente la mia nota di sarcasmo) è che dei 60 arrestati non c’è nessuno che non sia sconosciuto alla popolazione russa, sono stati arrestati solo giornalisti, blogger e attivisti. La polizia, dunque, è andata a colpo sicuro, aveva ordini ben precisi. Non vi stupirete, allora, se vi dico che è stato arrestato anche Eduard Limonov, leader di Altra Russia e candidato alla prossime elezioni presidenziali di marzo. Dite che Putin stia mettendo in atto la sua campagna di truffe già ora?
aleksej

mercoledì 14 dicembre 2011

Vogliamo la verità, ma sarà dura da ottenere

Vi dovrei salutare, per sempre. Se abitassi in Russia e scrivessi questo post in cui parlerò male di Putin, in cui dirò l’assurdità del suo poter fasullo e mafioso, sarei licenziato e sarei incarcerato. Questa è la fine che hanno fatto molti giornalisti in questi giorni di fuoco per il Cremlino. La popolazione tutta è insorta, non accetta che il mostro che ha lasciato morire di fame e di freddo il suo popolo, che ha mandato a morte milioni di persone, se ci concentriamo “solo” suelle guerra di Georgia e Cecenia, torni a essere il loro leader. Anche il popolo è stato incarcerato e l’esercito ora fa bella mostra di sé, in tutto il suo potere armato, per “disperdere” la folla, meglio., per uccidere la folla.
Il presidente Medvedev ora deve obbligatoriamente inventarsi qualcosa per dare, almeno internazionalmente, l’idea che la politica e la giustizia stanno facendo il loro corso e prenderanno decisioni serie nel caso in cui venisse dimostrato che effettivi brogli elettorali sono avvenuti.
Ci sono però già testimonianze verificate, e verificabili anche solo con l’uso dell’intelletto, di “incongruenze”: nei seggi in cui erano presenti i “controllori” Russia Unita si stabiliva al 20% circa, in quelli in cui non erano presenti, circa al 70%. Difficile credere che i seggi senza controllori erano anche i seggi in cui i sostenitori di Putin votavano…
Affidare dunque alla Commissione Elettorale il compito di capire se le votazioni sono da annullare o meno, come intende fare Medvedev, è assurdo. Coloro che hanno decretato il vincitore ora dovrebbero togliergli la corona? Coloro che sono stati pagati dal vincitore ora dovrebbero restituire il malloppo? Coloro che lavorano per lo Stato ora dovrebbero eliminare chi li ha sempre protetti?
Il popolo però non è stupido, questo lo ha già capito. 24 dicembre, nuova manifestazione in organizzazione, che le danze abbiano inizio, che il popolo alzi la voce.
aleksej

martedì 6 dicembre 2011

Democraticamente messi in galera

Putin ha vinto, buon per lui. Qualcuno ne è stupito? Qualcuno credeva che alla fine non ce l’avrebbe fatta? Qualcuno ha pensato che in Russia la democrazia avrebbe vinto?
Dopo che Russia Unita era stata accusata di aver creato manifesti elettorali equivoci che potessero subliminalmente (ma io direi proprio pubblicamente) dare indicazione di voto tutti avevamo pensato, e mi ci metto di mezzo anche io, che qualcosa davvero potesse cambiare sul suo russo. Poi siamo tornati alla normalità e così l’unica ONG indipendente interessata al controllo delle elezioni è stata incriminata per aver diffamato il partito Russia Unita.
Tutti, il popolo, organizzazioni interne e internazionali, hanno parlato di brogli. Tutti hanno detto che nelle urne le schede erano molte di più rispetto al numero degli effettivi votanti.
Dopo la vittoria in piazza sono scese milioni di persone, tanto a Mosca quanto a San Pietroburgo, un unico inno per tutti: “Una Russia senza Putin”.
In piazza sono scesi anche, insieme ai manifestanti gli OMON, le forze speciali per le quali trovate descrizioni più approfondite qui. Come pensate sia andata a finire? Il più della folla è stata dispersa chi proprio non voleva rinunciare a urlare il suo dissenso è stato incarcerato.
Io credo che sia di certo grave il broglio elettorale organizzato da Putin, credo, però, che sia maggiormente più grave l’arresto delle persone.
Non è tanto il fatto che una persona possa arrivare a fare carte false per vincere, tutti nel mondo hanno fatto così, ma che un presidente faccia incarcerare chi non la pensa come lui, ecco, questo sì è grave, soprattutto perché succede in uno Stato che si dice democratico.
aleksej

lunedì 5 dicembre 2011

I fucili a disperdere la folla

Parto da una breve esemplificazione geopolitica. Con lo smantellamento dell’URSS e la creazione di tante piccole indipendenze nasce, fra i tanti, la Georgia, territorio di confine tra Europa e Russia che ha al suo interno l’area di Abkhazia e Ossezia del Sud riconosciute, in tutto il mondo, come territorio georgiano, di fatto indipendenti e sostenute dalla Russia. La Georgia ha il solo “difetto” di essere il terreno più valido per bypassare lo strapotere e lo stracontrollo russo sui rifornimenti di gas e petrolio e, per questo è ambito (non sto qui a spiegarvi le ragioni dell’una e dell’altra parte). Da quando la Gerogia è nata guerre e violenze si sono sempre perpetrate sul suo territorio ed è sbagliato credere che solo la Russia sia sanguinaria e accanita su quei due fazzoletti di terra: tutti i presidenti georgiani sono stati messi al potere dagli Stati Uniti, a volte apertamente a volte organizzando finte rivolte, e tutti i presidenti sono stati finanziati sia da USA che da Israele per riprendersi ciò che sarebbe “di loro diritto”.
La Georgia, insomma è stata eletta il territorio di prova di quegli stralci di guerra fredda che le due superpotenze continuano a non dimenticare, un po’ come è successo e sta succedendo in Cecenia e dintorni, il motivo è il medesimo.
Chiarito questo non ci sarebbe poi molto altro da dire sulla notizia che arriva proprio dall’Ossezia del Sud: la Corte Suprema ha annullato le elezioni presidenziali che vedevano vincitrice Alla Dzhioeva, candidata dell’opposizione schierata contro Anatoly Bibilov, sostenuto dal presidente uscente. Perché la Dzhioeva è stata fatta fuori? Per due motivi precisi, il primo è che la sua vittoria come partito dell’opposizione preoccupa non di poco la Russia, il suo delfino, quello scelto dal Cremlino e sostenuto dall’ex presidente, ha miseramente perso. Il secondo è che la Dzhioeva aveva usato come punto centrale della sua campagna elettorale la fine della corruzione: i fondi russi per la ricostruzione dopo la guerra del 2008 sarebbero stati usati per ricostruire e non sarebbero finiti nelle tasche dei politici, politici, ovviamente, scelti e sostenuti dal Cremlino.
Lei, chiaramente, non accetta la sconfitta; lei, ancora di più, non accetta che il Ministro degli Esteri moscovita, intervenendo al riguardo, abbia invitata la vincitrice ad accettare la decisione della Corte Suprema (alla faccia delle libertà e della corruzione). Tutti i suoi sostenitori sono scesi in piazza, la Dzhioeva si è messa in mezzo a loro, l’esercito si è schierato con blindati e militari davanti a tutti i palazzi governativi e disperde la folla a fucilate: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.
aleksej

mercoledì 30 novembre 2011

Fear is roaming around Europe

Ho ritrovato un volantino che alcuni rappresentanti della popolazione cecena avevano distribuito ad un incontro alpino al quale avevo partecipato nel lontano 2004.
L’ho trovato attualissimo e ho pensato di riproporvelo. Oggi più che mai, alla vigilia del voto russo, queste parole, pesando come macigni prendono importanza.

MANIFESTO

Grozny is swept off the Earth – nobody fells responsible.
Villages are burnt to the ground – nobody fells responsible.
Wounded are finished off – nobody fells responsible.
Dead are carelessly left to rot – nobody fells responsible.
Men and women are raped – nobody fells responsible.
A nation is torn apart – nobody feels responsible.
The world silently watches – nobody feels responsible.
Not a strong condemnation, not a diplomatic compulsion.
Not a economic sanction, no legitimizing coercion – nothing.
By choosing this path of ignorance, Europe gave up its core values. Yesterday, in 1945, Europe was born whilst ignoring three evils. In the past there was Hitler, Stalin, and today President Putin – who believes the world would grant his every whim. Arbitrary rule produces in Chechenia the most atrocious acts of violence ever known to man. Soon, our ignorant “moral leaders” and incapable politicians/realists will be sorry.
But it’s far too late – for nation. Late – four our children.

aleksej

mercoledì 9 novembre 2011

Messaggi neanche troppo subliminali

Parlare di Putin diventa sempre più doveroso. Ogni giorno escono notizie sconcertanti sul suo conto e/o sul suo nuovo partito.
Non voglio di molto soffermarmi sulla notizia, a quanto pare fondata, di violenze e infedeltà (ma di questo poco mi importa) nei confronti della moglie. Non perché la violenza sulle donne sia un tema che non deve essere trattato, anzi, ma perché non condivido il metodo con cui questa confessione è stata estorta (tramite spia segreta tedesca) e il periodo in cui è stata fatta circolare (periodo elettorale); le confessioni, oltretutto sono degli anni ’80. Perché non sono state fatte uscire prima? Come mai nessuno se n’è fregato di ciò che avveniva in Casa Putin? Una cosa è certa, se l’avessimo saputo forse Putin non avrebbe avuto la possibilità di fare tutto il male che ha fatto sino ad oggi. È però “normale” che chi compie il male pubblicamente lo compia anche privatamente.
Mi interessa molto di più soffermarvi su una notizia di pochi giorni fa: polemica contro il nuovo partito di Putin Russia Unita. Avrebbe riempito la città di manifesti elettorali, e sino a qui nulla di male, che invitano la cittadinanza al voto, e continuiamo a essere in un livello di normalità, ricalcando pari pari i manifesti che la Commissione Elettorale sta affiggendo per informare e invitare la cittadinanza tutta al voto del prossimo 4 dicembre.
L’unica cosa in cui si differenziano è il simbolo, per Putin c’è quello di Russia Unita, per la Commissione Elettorale c’è quello della bandiera russa.
Tutti i rimanenti partiti in gara hanno pubblicamente protestato e con ragione. La mossa di Putin è chiara: ricopiare i manifesti Statali per associare le elezioni ad un unico partito, il suo.
Non mi stupisco del fatto che Putin giochi sporco, e che molto probabilmente Putin sarà di nuovo vincente (la prima notizia da me data potrebbe aprirvi gli occhi), mi stupisco del fatto che il popolo protesta ma le Istituzioni devono ancora intervenire a riguardo.
aleksej