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giovedì 17 maggio 2012

Tutti gli Ai Weiwei e Chen Guangcheng si facciano avanti


La Clinton, Obama, Biden, i sottoposto di Obama tutti, i sottoposti della Clinton tutti, buona parte degli americani, buona parte degli abitanti il Globo terrestre, buona parte dei cinesi erano scesi in campo per far sì che l’attivista cieco Chen Guangcheng potesse ritrovare la libertà dopo che era da una vita segregato in casa e controllato a vista dalle autorità cinesi e dopo che lui, cieco, era riuscito a scappare dalla sua casa guardata a vista e si era rifugiato presso l’ambasciata americana.
L’ambasciata si era subito prodigata a dare un giaciglio dove far riposare le stanche membra del pezzo grosso che aveva appena “catturato”, i funzionario che mettevano a letto il povero Chen Guangcheng già fantasticavano su come potevano utilizzare quest’uomo contro il governo cinese. Si sa che la Cina stringe tra le mani gli attributi del povero Obama, da un punto di vista economico, e, dunque, ogni conto attacco è ben visto e ben voluto.
Ora Chen Guangcheng è libero, ora andrà in America a studiare presso l’università di New York che gli ha offerto una borsa di studio. E va bene, e che vada e che studi.
Perchè puntare tutto su di lui ed evitare di guardare al problema generale? Beh, l’ho detto prima, bisogna non solo colpire la Cina ma proprio ferirla e, per fare ciò, bisogna usare i pezzi grossi, quelli che contano, quelli che hanno una eco formidabile, tutti gli Ai Weiwei e Chen Guangcheng della Cina si facciano avanti, avranno sfarzo e vita felice negli USA, devono solo essere disposti a dar contro il Governo di Pechino.
E, guardate, di motivi per protestare ce ne sono fino all’infinito, quello che critico io è che non si deve puntare solo a chi dà lustro allo Stato che si presenta come difensore, bisogna salvare tutta la povera gente che viene maltrattata solo perchè cerca di alzare la testa.
octavio

mercoledì 18 aprile 2012

Morti in meno di 24 ore

Non c’era bisogno di internet, di tante parole e nemmeno di questo post per aprire gli occhi e l’intelligenza e capire che a Fukushima la situazione è ancora intollerabile, nera, disastrosa, allucinante. che la vita là sia ormai impossibile lo si era capito da subito,che i cittadini sfollati ora vogliano lasciare tutto per ricominciare una nuova vita altrove è notizia di poco tempo fa (per ulteriori info qui).
Il team di esperti della Tepco che tiene monitorata la centrale di Fukushima ha ripetuto un test per capire quanto ancora sia radioattiva l’area e se ora, a poco più di un anno dal disastro, sia possibile iniziare a rimettere in sicurezza e a norma la zona. Risultato: meglio morire; le radiazioni rilevate sono di 10 volte superiori al livello base.
Detto così, però, non tutti possono rendersi conto di che cosa significhi e allora ve lo spiego meglio, superiore di 10 volte equivale a dire che la strumentazione tecnica (cioè macchine) che fossero inserite dentro i reattori per iniziare i lavori di messa in sicurezza riuscirebbero a resistere e ad essere funzionanti per massimo 14 ore. Facciamo ora una rapida equivalenza, se una macchina dura poco più di mezza giornata un uomo quanto durerebbe? Forse 10/15 minuti.
Attualmente, dunque, i possibili lavoratori di Fukushima sarebbero contrattati a morte certa nel giro di qualche ora, per i più resistenti e fortunati. Quanto ci vorrà perchè la situazioni si sblocchi e si modifichi il potenziale radioattivo? Beh, conoscendo i tempi di smaltimento ordinario direi che per quelli di smaltimento straordinario non ci è dato sapere quando saranno e se mai saranno.
A causa di uno tsunami, che è incontrollabile per natura, è stata distrutta una centrale nucleare costruita dall’uomo, che è così intelligente che l’ha costruita vicino alle coste per avere i finanziamenti dalle assicurazioni e per essere giustificato davanti alla legge. Ben fatto.
octavio

mercoledì 7 marzo 2012

Addio Giappone bello

“Se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là...” così cantava Raffaella Carrà. Frase che mi è subito balenata in testa pensando a come iniziare questo post. Oggi vi voglio parlare di Giappone, vi voglio parlare di Fukushima. Mancano pochi giorni al triste memoriale del disastro che non solo ha tranciato vite umane, ha distrutto abitazioni e ha raso al suolo intere colture, ma ha anche messo a rischio il mondo intero causa centrale nucleare devastata.
È orrendo pensarlo, angosciante vederlo, indignante leggerlo sui giornali, eh sì perchè fino a che faceva notizia tutti ne parlavano, tutti facevano gli esperti, tutti davano consigli o soluzioni, quando poi la situazione è diventata troppo grave per poter continuare a mentire si è pensato bene di tacerne: è da un anno che è successo il dramma ma è da undici mesi che nessuno ne parla più.
Anzi, faccio un appello, chi avesse notizie utili e importanti utilizzi questo post come mezzo di informazione, ci aiuti a capire che cosa sta succedendo a Fukushima e dintorni. I media si sono così divisi, da un lato chi ha deciso di tacerne perchè “tanto sono loro a crepare a noi cosa ce ne importa”, dall’altro c’è chi ha deciso di tacerne perchè “proprio perchè la situazione è molto grave è molto meglio fare gli gnorri”.
Io una cosa l’ho scoperta: a un anno dal disastro c’è chi sta cercando di andarsene. Ma non è un semplice andare via da lì per trovare nuova vita in Giappone; no, un gruppo di attivisti ha deciso di andare a cercare in Corea del Sud un posto, un luogo, un terreno che potesse ricordare quei posti, quei luoghi e quei terreni di Fukushima ora inutilizzabili, così da potersi trasferire definitivamente.
Si sono stancati di fare le cavie da laboratorio, di essere le cartine al tornasole viventi per vedere se è vero che le radiazioni fanno male; come biasimarli.
octavio

martedì 20 dicembre 2011

La morte è giunta anche per il dio/leader

Molti lo pensavano indistruttibile, molti ora crederanno che resusciterà, altri gioiranno (non pubblicamente), Kim Jong-Il è morto e, ora, il mondo intero si chiede che ne sarà della Corea del Nord. Rimarranno le barricate elettriche sui confini? Rimarranno le finte case paradisiache che percorrono tutto il perimetro dello Stato per dare l’idea della floridezza e nascondere meglio la povertà? Rimarranno la paura e il dolore di non poter aprire bocca su nulla? Rimarranno i “controllori”, quei poliziotti che seguivano in tutti i loro spostamenti tutte le persone straniere che entravano in territorio coreano?
Ciò che oggi è certo sono solo poche cose: 1. la tv di Stato ha mostrato la salma del caro leader e ha mostrato la popolazione piena di dolore (quanto dolore vero e quanto finto?) 2. il figlio Kim Jong-un si trova ora a capo di uno Stato alla fragile età di vent’anni (non credo sia necessario stare qui a raccontarvi gli esami storici di imperatori bambini controllati e manovrati dai loro supporti di corte) 3. gli USA che per bocca della Clinton fanno sapere che sperano in un’apertura dello Stato, in un blocco della realizzazione dell’armata nucleare tanto voluta dal dio/leader ormai morto, in un scelta decisiva verso la pace.
Scusate ma di che pace parlano gli americani? La Clinton si è anche detta disponibile ad accompagnare la Corea del Nord verso questa pace solo che loro si dimostrino disponibili.
Non è che forse, e dico forse, gli USA hanno capito che fare pressioni su un ragazzo di vent’anni è più facile che su un uomo di 69 che si credeva un dio e che ora, se davvero la Corea del Nord inizia a cedere, gli eserciti americani potranno entrare liberamente su un territorio da sempre ambito (vedi le amicizie che già intercorrono tra Corea del Sud e USA) e che permetterebbe di dare vero e proprio filo da torcere alla Cina?
Sono solo mie supposizioni, vediamo se ci prendo, vediamo, soprattutto, cosa fare il nuovo caro leader.
octavio

sabato 10 dicembre 2011

It's too late to apologize


Quasi 65 anni, dopo tanto tempo arrivano le scuse dall'Olanda per un massacro organizzato e voluto solo per amore di conquista. 431 i morti, l'ordine era: "Sparate a qualsiasi cosa si muova".
octavio

lunedì 21 novembre 2011

La vita supera anche le punizioni

Vita politica tormentata e altalenante, durante il suo periodo di presidenza, per l’appoggio ottenuto e poi ritirato (in maniera altalenante) nei due mandati ottenuti tra il 2000 e il 200.
Gloria Macapagal Arroyo, ex presidentessa delle Filippine, ha dovuto infatti “combattere” le proteste popolari, l’ammutinamento dell’esercito e l’accusa di brogli elettorali. In poche parole non vi sto di certo raccontando la storia di un eroe, vi sto raccontando la storia di una donna forte e potente, figlia di Presidente, che ha saputo mandare avanti un paese con importanti successi (aumento del PIL e ribasso dell’inflazione) e grandi sconfitte, soprattutto personali.
Il fatto che nel 2005, anno dell’accusa di brogli, il suo gabinetto ammise di avere avuto contatti con un esponente della Commissione Elettorale, negando tuttavia i brogli, dimostra che anche lei ha voluto usare tutti i mezzi a sua disposizione per riuscire nella sua personale scalata al potere. Io, poi, sono convinto che i brogli ci siano stati sia perché se è vero (ed è vero) che ci sono stati contatti con quell’esponente è anche vero che allora con lui qualche decisione sarà stata presa, sia perché se nel 2003 la Arroyo ha dovuto subire l’ammutinamento dell’esercito e infinte rivolte popolari non mi riesco a spiegare come nel 2004 abbia fatto a riottenere la fiducia degli elettori.
Detto questo, per rendervi subito chiaro quale sia il mio personale punto di vista sulla Arroyo, arriviamo al dunque. La Presidente è sì stata una donna forte e autoritaria ma è pur sempre un essere umano, gravemente malata necessita oggi (e da tempo) di cure che si possono effettuare solo all’estero, Singapore per l’esattezza. Pochi giorni fa, mentre si stava accingendo a fare il suo check-in per poter ritornare a curarsi è stata fermata dalla polizia e raggiunta da un mandato di arresto. Vietato dunque ogni tipo di viaggio, per la corte che ha emesso la sentenza lei non è una semplice donna malata che sta cercando di sopravvivere, lei è una semplice fuggitiva.
Chi ha sbagliato deve pagare, il nostro sviluppato cervello di essere umani ci permette di arrivare solo fino a lì, di essere così moralisti e bigotti da rimanere ciechi davanti al dolore e alla morte? Chi ha sbagliato deve essere punito, ma deve anche avere il diritto di continuare a vivere.
octavio

lunedì 10 ottobre 2011

Piovono lingotti

30 milioni di dollari giornalieri, per otto giorni, sfumati; questo sì che è fare uno sciopero. A tanto sono riusciti i minatori indonesiani lavoranti presso Freeport-McMoran, miniera di ora e rame. È dal 15 di settembre che gli scioperi vanno e vengono, pochi giorni fa i lavoratori sono tornati a protestare, ma stavolta durante la loro marcia di protesta lungo la strada hanno trovato le guardie pronte ad aprire il fuoco. Quando le stesse hanno cercato di bloccare l’accesso alla miniera, la folla ha iniziato a innervosirsi, gli animi si sono accessi e le guardia hanno iniziato a sparare, morale della favola un morto e un ferito grave.
Capisco che i capi della miniera erano troppo incazzati (chi non lo sarebbe se perdesse 30 milioni di dollari al giorno) per andarci con le maniere dolci e capisco anche che i sindacati e il diritto del lavoro in Indonesia fanno quello che possono, ma non certo quello che vogliono, ma sapete perché sono nati questi scioperi? Ovvio, per condizioni lavorative migliori, in particolar modo sullo stipendio, è chiaro allora che il padrone si incazza ancora di più.
Veniamo dunque ai salari. Lo sciopero nasce con la precisa richiesta di aumento dello stipendio per circa 12mila impiegati che ricevono ora dai 2,10 ai 3,50 dollari all’ora e che vorrebbero invece riceverne dai 17,50 ai 43, a seconda della difficoltà lavorativa, dell’esperienza e della sicurezza (inesistente) sul lavoro.
Per farvi capire meglio di cosa si tratta sottolineo che chi oggi riceve 2,10 dollari all’ora verrebbe pagato in euro circa 1,50. Non vi pare evidente schiavitù? Soprattutto se pensate ai guadagni giornalieri di cui parlavo sopra. Capite bene che il diritto allo sciopero è allora sacrosanto, e la rabbia verso i propri datori di lavoro non solo è giustificabile ma, anzi, osannabile.
Così gira l’economia, ci si basa sul prezzo economicamente più vantaggioso, ci si disinteressa di chi questo prezzo te lo fa raggiungere, si mettono sotto schiavitù i propri dipendenti e ci si accomoda delicatamente su montagne di quattrini ad osservare, dall’alto, il mondo che gira.
octavio

venerdì 9 settembre 2011

La corsa agli armamenti

Israele – Palestina, Corea del Nord – Corea del Sud, ci troviamo essenzialmente di fronte alla medesima situazione, per ragioni sicuramente opposte e con situazioni economiche e sociali molto differenti ma, come sempre nel mondo, le ragioni di lotta e contrasto sono le stesse.
Il punto focale è sicuramente da un parte la frontiera tra Striscia di Gaza e Israele e dall’altra la frontiera tra il Nord e il Sud: zone entrambe militarizzate, possibilità di accesso dall’una o dall’altra parte pressoché inesistenti, controllo costante dei confini, armi sempre spianate e pronte a sparare.
Ecco perché la Corea del Sud si erge a nuovo stato indifeso e bistratto dal Nord e si accorda così con Israele (lo stato maltrattato del Medio Oriente) per avere, in cambio di 43 milioni di dollari (mica bruscolini), missili ad altra tecnologia per proteggere la frontiera. Questi missili, capaci, a detta delle ditta sioniste produttrici, di viaggiare sino a 25 km di distanza e in grado di colpire anche obbiettivi nascosti, sono i medesimi che vengono lanciati su Gaza e che dovrebbero bloccare il fuco nemico ma che, per la maggioranza delle volte, guarda a caso, finiscono per colpire obbiettivi civili e non militari.
Dopo il bombardamento dello scorso anno in cui morirono 4 sudcoreani e dopo che il Ministero della Difesa ha dimostrato di non essere in grado di rispondere adeguatamente al fuoco nemico il governo di Seoul ha deciso di affidarsi ai maestri d’armi israeliani per meglio “rispondere” all’esigenze di sicurezza del suo popolo.
Non voglio stare qui a discutere su questioni di difesa o di guerra, è inutile discutere di ciò che credo sia solo barbarie disumana. La scelta sudcoreana, come d’altronde il modus operandi israeliano, dimostra solo una posizione chiara; nessuno ha intenzione di ricorrere al dialogo, nessuno ha intenzione di porre fine alla guerra, nessuna ha intenzione di cessare la spirale di violenza che ha portato già troppi morti. Si ragiona solo ad armi in mano, ma il cervello dov’è finito?
michael

mercoledì 31 agosto 2011

Tutti a scuola, lì ci insegnano le radiazioni

Il vecchio Governo giapponese prima di finire il suo mandato aveva fatto una dichiarazione choc ma fondamentale: “Passeranno decine di anni prima che si possa ritornare a vivere e costruire a Fukushima e nelle zone limitrofe”.
Notizia choc perché fino ad ora noi dal Governo Giapponese avevamo avuto solo rassicurazioni, sapevamo che il danno alle centrali era ingente ma tutto era tenuto sotto controllo. Certo, non essendo scemi, sapevamo che tutto ciò non era vero, ma che un Governo si rimangi così la parola data è sicuramente sconvolgente.
Notizia fondamentale perché domani, 1 settembre, apriranno le scuole in Giappone, in particolare apriranno gli Asili Nido e le Scuole Materne (bambini dai 6 mesi ai 5 anni), e nessuno, né il vecchio Governo né il nuovo hanno fatto deroghe o dichiarazioni a riguardo delle scuole di Fukushima e aree confinanti. Greenpeace ha svolto analisi sia negli asili che nelle scuole superiori e ha rilevato un livello di radioattività 15 volte superiore alla legge. Non c’è bisogno che sottolinei che già 1 volta superiore sarebbe pericoloso, 15 volte non è altro che mandare giovani e bambini a morte certa. Pensare che il Governo abbia fatto il macabro discorso del “tanto le radiazioni sono anche fuori le scuole quindi cosa cambia” sarebbe, forse, un’accusa troppo grande, ma così è, le radiazioni non sono solo nelle scuole, è l’area colpita dal disastro nucleare che è diventata inabitabile e pericolosa. E la politica in tutto ciò dov’è? Cosa fa? Sempre Greenpeace avverte che il Governo è in ritardo nei lavori di bonifica e opera in modo inadeguato alle necessità, insomma la politica è impegnata a fare i festini delle nuove elezioni appena avvenute, non ha tempo per la gente.
Se, comunque, le scuole domani dovranno aprire obbligatoriamente allora bisognerà puntare tutto su una materia: rispetto per l’ambiente. Prima di leggere e scrivere bisogna saper rispettare la terra in cui si vive; questo purtroppo però è un sogno.
octavio

giovedì 7 luglio 2011

これまで核!

Non solo il disastro dopo il catastrofico terremoto e l’immane tsunami, ma anche il dramma del nucleare. Hanno un bel da dire in Giappone che la situazione è sotto controllo, le esplosioni di Fukushima e i versamenti in mare di acqua contaminata ci sono stati e, anche se magari qui da noi non hanno portato problema imminente, il disastro ambientale ormai c’è stato.
Ieri il ministro dell’economia Kaieda ha annunciato alla popolazione tutta che saranno svolti dei test (Stress Test) a tutte le centrali distribuite sul territorio nazionale (54, anche se non tutte sono in funzionamento) per valutare il loro livello di sicurezza. Dato che terremoti e tsunami non si possono prevedere, e anche se si potesse il problema distruttivo rimane, e dato che la zona giapponese è sicuramente soggetta a forti sismi il Governo ha pensato di mettere sotto controllo le bombe a orologeria che ha sul suo terreno per evitare (si spera) una nuova Fukushima.
La notizia, direte voi, è positiva e in effetti che il Governo si impegni a controllare le centrali è cosa buona, certo, forse, doveva pensarci prima che venissero costruite lungo la costa e soprattutto doveva pensarci prima che tutte le compagnie assicurative mettessero come motivo valido per il pagamento danni anche le catastrofi naturali; parare il culo a chi produce e uccidere chi consuma.
In realtà la notizia dei test arriva dopo che le centrali di Ohi e Tomari riprendono i lavori a pieno ritmo, loro, a detta del governo, hanno già eseguito i test e sono sicure. Prendete una cartina del Giappone, secondo voi dove sono le centrali? Ovviamente sulla costa. Non credete che più che sicure le due centrali sono utili (solo perché rimaste in piedi) per produrre quell’energia elettrica di cui il Giappone è assetato?
C’è un’altra notizia, la imparo da internet ma il mondo credo non ne sia del tutto al corrente. Nel giorno in cui Kaieda annuncia gli Stress Test sulle centrali un impianto di smaltimento di scorie nucleare stava andando a fuoco, un enorme incendio per la precisione. Il rogo è stato fermato ma si parla, il Governo non conferma (ma nemmeno smentisce), di fughe radioattive.
Mai come oggi sono fiero di aver votato SÌ al referendum, mai come oggi sono preoccupato per il Giappone in particolare e per il nostro Mondo in generale. Saranno le origini contadine che mi fanno scoprire oggi ambientalista ma la questione è seria. O salviamo “questo atomo opaco del male”, come diceva qualcuno, oppure andremo solo alla deriva, sottomessi a quei pochi che inquinando si sono arricchiti.
octavio

mercoledì 8 giugno 2011

Chi fermerà le radiazioni?

Premessa necessaria per non creare il panico è che fino ad ora nessuno è mai morto o ha mai sviluppato malattie a causa di inalazioni di plutonio, che però il plutonio sia l’elemento più velenoso che possa esistere e altrettanto vero: se inalato porta a cancro o malattie degenerative degli organi che colpisce.
Da una ricerca fatta dall’università giapponese di Kanazawa sono state trovate nel terreno (e questo significa che le falde acquifere sottostanti potrebbero essere contaminate così come l’ambiente superficiale) della città di Okuma, distante un po’ meno di 2km dalla centrale di Fukushima, tracce di plutonio. Per me la notizia è sconfortante e sconvolgente ma i media mondiale ci tengono a precisare che il livello trovato è inferiore a quello che si ottiene dopo i test nucleari. Qualcuno ha notato che stiamo parlando di terreno distante 2 km dalla zona dove tre fusioni nucleari sono avvenute circa tre mesi fa e dove le radiazioni nucleari stanno ora aumentando a dismisura? Se questo è il risultato a 2km di distanza quale sarà quello a 1km? E a 500 metri? Non è che se a due chilometri la situazione non è preoccupante (comunque per me se tracce di plutonio ci sono significa che la contaminazione è già avvenuta) allora si può stare tranquilli, non abbiamo chiuso sotto una campana di vetro inespugnabile la centrale, dunque siamo tutti ancora a rischio.
Dopo questa notizia Tokyo parla di “massima allerta”, la Germania cerca di velocizzare le pratiche per uscire dal nucleare, l’Italia andrà al voto referendario. Chi ha ancora dei dubbi sul voto vada a vedere questo video per capire che cosa significa essere un territorio nuclearizzato, chi è indeciso sappia che la Tepco ha ammesso che tracce di contaminazione esistono anche oltre i 30km di “zona off limits” intorno alla centrale, chi è deciso pubblicizzi il voto per il SÌ.
Se vogliamo sopravvivere dobbiamo imparare a non sfidare la natura, rispettare la natura è anche modo per imparare a governare gli uomini.
octavio

martedì 24 maggio 2011

Possibili nuovi rischi nucleari

Circa il 200% del PIL è il debito pubblico che il Giappone oggi ha, a questa situazione di emergenza si devono ora aggiungere i costi per la ricostruzione dopo il disastro del terremoto/tsunami che ha portato anche al disastro nuclerare, si parla di circa 130 miliardi di euro. Il problema allora è: dove si possono tirare fuori questi soldi? Perché è vero che si possono emettere nuovi bond statali ma poi questi lo Stato come li ripagherà se non riesce neanche a mettersi in pari con i debiti che ha già?
Ed ecco perché si sta svolgendo un vertice trilaterale tra Giappone, Cina e Corea del Sud: sicurezza nucleare e cooperazione nell’intervento post catastrofi sono i punti chiave dell’incontro. Il meeting sarà poi utile per cercare di ricucire i rapporti con gli stati dato che la Cina aveva bloccato (a ragione) l’importazione di prodotti giapponesi dopo la scelta dello stato nipponico di buttare in mare acqua contaminata: ricordo a tutti che il mare non è uno stagno, l’acqua gira e chissà fin dove arriva; questa versamento di acqua radioattiva doveva essere criticato da tutto il mondo non solo dalla Cina.
Wen Jiabao, premier cinese, appena arrivato in Giappone ha subito fatto sapere che la Cina è pronta a dare aiuto economico per la ricostruzione e a togliere il blocco delle importazioni almeno su due delle 12 aree giapponesi prima off limits. Ha poi fatto un’ulteriore importante dichiarazione rispetto alla Corea del Nord auspicando che si ritorni presto ai Colloqui a sei fermi dal 2008. Per chi non lo sapesse questi colloqui iniziarono tra le due Coree, Giappone, Russia, Cina e Stati Uniti per trovare un accordo politico tra i due Stati coreani e trovare una soluzione (almeno una possibilità di controllo) sugli stabilimenti nordcoreani per l’arricchimento dell’Uranio, tecnica che serve per poter ottenere maggior uranio 235, l’unico che può essere usato nei reattori nucleari ma anche il più raro in natura. L’arricchimento permette di ottenere il 235 a diverse percentuali tramite un miscuglio di quest’ultimo con l’uranio 238, più facile da trovare in natura. Il processo, molto laborioso e soprattutto molto costoso, ha il “problema” di produrre scarti di lavorazione, gli stabilimenti che producono uranio arricchito devono quindi essere a norma sia per la sicurezza dei lavoratori che dell’ambiente, in quest’ultimo caso soprattutto per lo smaltimento dei rifiuti: la Corea del Nord non ha ancora permesso al mondo esterno di poter effettuare controlli sui suoi stabilimenti e, dopo Fukushima, tutto il mondo estremo-orientale inizia ad avere paura.
Il problema nucleare in Giappone non è ancora risolto, non oso immaginare quale sarebbe il risultato di una catastrofe nordcoreana. Chi ha ancora dubbi sulla possibilità di centrali nucleari in Italia?
octavio

venerdì 20 maggio 2011

茉莉 : un fastidio da estirpare!

Vogliate scusare la mia assenza di questo periodo tra le fila del blog. Causa: studio. Sto preparando, infatti, un esame di Storia dell'arte della Cina e, come spesso mi capita, mi chiedo se tutto ciò che ci è dato da studiare ha davvero un riscontro, un'utilità per la vita normale che conduciamo. Fortunatamente, anche questa volta, ne ho avuto conferma. Osservavo le opere di Wang Mian, pittore sotto gli Yuan, dinastia mongola che dominò l'Impero di Mezzo, a cavallo tra la fine del XIII secolo e la prima metà del XIV. Egli amava dipingere, soprattutto, i pruni, simbolo di forza perché fiorendo quando è ancora inverno sono un primo annuncio di ciò che tanto si attende: la primavera. Pare che questa sua scelta rappresentasse anche un'esternazione del suo sentimento di opposizione alla dominazione straniera che regnava al tempo. Era necessario, infatti, resistere e, al contempo, essere il “pruno”, il segno di un cambiamento. Mi ha molto colpito questa sua scelta e mi ha fatto tornare alla mente le pesanti censure avvenute in quest'ultimo periodo in Cina, proprio contro un fiore, il gelsomino, colpevole di essere stato scelto come simbolo nelle Rivolte del Nord Africa. Colpa, questa, che non è passata inosservata al governo cinese, che ha quindi vietato la vendita del fiore, ha cancellato il termine dal vocabolario e ha oscurato qualsiasi messaggio sul web che contenesse questo carattere. Vedendo queste rivolte infatti era stato lanciato un appello, attraverso internet, a camminare in silenzio per strada, ogni domenica, con un gelsomino in mano, per mostrare il proprio dissenso verso l’attuale situazione del paese. Un gesto fin troppo ardito a quanto pare. Ovviamente, come ogni "buon governo", è stata inventata una scusante ad hoc per queste misure di repressione contro il povero fiore, spiegando che il divieto è scattato perché i gelsomini erano infettati dalle radiazioni di Fukushima. Mah. La celebre frase "mettete i fiori nei vostri cannoni", diventata simbolo dei pacifisti, sembrerà ora come ora, a questo governo asiatico, più pericolosa che mai.


“Ora Sergio è arrabbiato
perché ognuno è ammirato
non dal suo seminato,
ma da quel fiore strampalato.
Però in fondo al cuore, io
so che lui ringrazia Iddio
che gli regalò un fiore
per cambiare il suo cuore.”
La Ballata del giardiniere

小王子

sabato 14 maggio 2011

Attacco nucleare

Tutti abbiamo visto che cosa è successo a Fukushima, tutti ora sappiamo che cosa significa avere delle centrali nucleari sul proprio territorio. Ho però voglio di ripetervelo, dato che ormai, qui in Italia, si voterà o si dovrebbe votare a favore o contro il nucleare.
Centrali nucleari significa: rischio di morte, significa inquinamento, significa malformazioni genetiche. È chiaro, tutto ciò solo se una centrale salta per aria, ma se salta per aria in Giappone, l’avanguardia dell’antisismico, cosa può succedere in Italia, l’avanguardia del “costruiamo con la merda tanto non ci vado a vivere io”? Questo vale per la centrale in quanto tale, ma le scorie? I prodotti di scarto che fine fanno? E arriva quindi la notizia choc di oggi: è stato formulato un accordo tra Mongolia, Stati Uniti e Giappone, prima che Fukushima accadesse, affinché tutte le scorie radioattive prodotte dai due stati potessero essere accatastate in Mongolia.
E perché proprio lì? Beh mi sembra logico, tutte quelle steppe desertiche e semidesertiche, inabitabili per l’uomo, non possono essere lasciate libere, inutilizzate, quelle vanno riempite di tutti gli scarti del mondo, tanto là chi ci va a guardare? È stato il Giappone che ha fatto uscire la notizia, forse perché impaurito proprio dopo Fukushima.
La scelta della Mongolia di diventare la nuova discarica nucleare a cielo aperto viene presa solo per questione economiche, è chiaro che l’inquinamento totale di quella zona viene fatto solo sotto lauta ricompensa da parte dei due stati produttori di scorie. A che cosa punta quindi il governo mongolo? Per prima cosa, lo abbiamo appena detto, a riempire le casse statali, per seconda cosa tenta di diventare una nuova potenza che possa mettersi a confronto con la Russia. Data la sua enorme estensione territoriale il governo di Putin ha sempre offerto grandi vantaggi a chi entrava nel mondo del nucleare, primo fra tutti un luogo dove smaltire i rifiuti, Ioliodio avea già scritto a riguardo.
Tutto ciò abbiamo detto avveniva prima di Fukushima, dopo il disastro (non ancora concluso, non ancora risolto) nessuno ha cercato di fare marcia indietro, il Giappone sì ci informa della notizia ma il governo rimane fermo nelle sue decisioni, del nostro mondo, del nostro ambiente, di ciò che ci circonda non ce ne frega nulla. tutto è un possibile produttore di denaro, ciò che interessa è quanto vale se poi per ottenere il valore si arriva alla distruzione dell’oggetto poco importa.
aleksej

sabato 30 aprile 2011

Sul fiume c'è una piroga...

In un mondo così globalizzato come ci ostiniamo a ripeterci, in un mondo dove le culture sono diventate obbligatoriamente uno scambio sempre più proficuo, in un mondo dove la corsa al denaro è il metro di misura di tutte le vicende politiche, in un mondo in cui l’amicizia si basa in primo luogo sui rapporti virtuali pensate che possa esistere un luogo dove si vive con massimo tre (e dico tre) dollari al giorno? Sembra una follia, sembra che io vi stia prendendo in giro e invece questo posto c’è ed è il Laos (beh probabilmente molti è la prima volta che lo sentono nominare). In effetti non un posto che faccia molto parlare di sé: è molto isolato e piccolo rispetto a colossi come Cina e Thailandia e quindi dimenticato da tutti.
Sconosciuto a molti ma con una caratteristica geografica che lo rende degno di nota per gli stati a lui confinanti: il passaggio del fiume Mekong, uno dei fiumi più lunghi al mondo e che dà da vivere a migliaia di poveri e umili pescatori che mantengono la famiglia con la pesca (sia con la vendita che con il consumo).
Quando c’è l’acqua diventa subito ricchezza da sfruttare e, quindi, si pensa subito a grandi dighe che possano trasformare la potenza di scorrimento in energia, energia vendibile e quindi commerciabile. E questa idee viene proprio dal Laos, quel piccolo paesino che non ha nemmeno i soldi per poter finanziare i lavori ma che si appoggia alla Thailandia, principale acquirente di energia una volta finito il lavoro, per iniziare a mettere le fondamenta.
C’è allora un problema che a molti, in internet, non è sfuggito: se si crea la diga, l’acqua che questa deve contenere dove va a finire? È questo il vero problema: dove mettiamo quella gente che perderà tutto perché vedrà i suoi terreni sommersi dall’acqua? E il mondo politico ha pensato bene che quella gente può anche andare al diavolo, non è problema suo. A tutti coloro che verranno investiti dall’acqua sono offerti 15 (e dico quindici) dollari per andare dove a loro pare, chissenefrega dove basta che se ne vadano. E poi c’è un altro problema: l’acqua bloccata, stagnante, non può dare sviluppo ai pesci che nel fiume vivono, si prospetta quindi anche una crisi nell’unico settore che dà da mangiare ai poveri.
Il Laos, paese poverissimo, si appresta quindi a risolvere la povertà con l’energia, peccato che per farlo ucciderà (non direttamente ma indirettamente) tutti i poveri che dovrebbe aiutare. Evviva la politica che lavoro per l’uomo…
octavio

lunedì 18 aprile 2011

艾未未

Partiamo dal presupposto che è in cinese quindi dei miei amici blogger solo 小王子 sarà in grado di leggere senza problema il blog che metto a link qui. Dobbiamo poi precisare un altro presupposto se no non si capirà mai nulla: io non sono contro Facebook. C’è chi lo dipinge come fosse la reincarnazione di Satana tentatore (il periodo liturgico mi offre questa metafora) e io non lo vedo in tal modo. Certo non comprendo quelli che raccontano ai propri amici virtuali anche quante volte vanno al bagno, ma anche questa è una esagerazione tanto quanto quella di Satana.
Ora come ora Facebook e i blog (il modo più rapido e semplice per dire alla gente ciò che uno pensa) fanno molta paura, spaventano perché è difficile poter mettere dei filtri alla voce di un singolo individuo e, soprattutto, in questo modo, tramite messaggi o post, si sono organizzate le rivolte in tutto il Medio Oriente; c’è quindi da avere davvero paura di che cosa il mondo di internet può creare: addirittura rivolte popolari. Tutti bene o male corrono ai ripari e oscurano profili o siti, è interessante notare come ormai, nel mondo della tecnologia, esistano anche i desaparecidos informatici, vanno a tamponare il danno finchè è ancora nascondibile. In alcuni paesi non esiste, però, solo l’orrido mezzo della censura mediatica, esiste anche il più pericoloso e angosciante mezzo della censura fisica.
E ritorniamo dunque alle righe iniziali perché questo destino è capitato all’autore del blog di cui sopra, Ai Wei Wei attivista e artista, che nel suo blog ha raccontato quotidianamente la sparizione degli individui scomodi al Governo Cinese o i segreti più scottanti che la Cina voleva nascondere, è stato arrestato, dopo la chiusura sistematica dei suoi profili facebook o dei suoi blog.
Cosa ha portato tutto ciò? Oltre alla preoccupazione per la vita dell’attivista, la Cina in questo senso non va per il sottile e comunque, ripeto, molti invisi al governo sono scomparsi e non li si ritrova più, il suo arresto ha portato a un crollo pari al 40% dei profili facebook di utenti cinesi: la gente ha paura di ritorsioni, addirittura molti cinesi si iscrivono a FB sotto falso nome e falsa nazionalità.
Io credo che il peggior modo di fare politica sia quello del controllo sistematico dei propri elettori, sia creare un Grande Fratello Governativo. Il vero problema oggi è la necessità che la politica ha di creare mostri che incutano il timore nelle persone di poter essere arrestati o messi al pubblico ludibrio. La politica dovrebbe, anzi deve, essere per la gente non contro la gente.
octavio

domenica 13 marzo 2011

Memorie dal Sottosuolo

Leggo con dolore le notizie che giungono dal Giappone, le immagini non lasciano certo dubbio sulla catastrofe che quel piccolo stato ha dovuto subire. A rendere ancora più dolorose e pesanti quella immagini la notizia che già mille persone sono morte e, comunque, il bilancio è destinato ad aumentare. Leggo poi del rischio nucleare e, a questo punto, il mondo tutto si dovrebbe interrogare sull’utilità di centrali nucleari sui propri territori. Davanti a questo dramma tutti si mobilitano e le forze internazionali, Cina e USA in prima fila, fanno sapere che ci sono e potranno aiutare in qualunque modo; il Giappone risponde ringraziando ma sottolineando anche che valuterà ogni tipo di finanziamento, data la situazione di indebitamento in cui si trova. La crisi ha duramente colpito un cavallo puro sangue dell’economia come il Giappone, anche se, ultimamente, si vedeva la ripresa. Davanti a tutto ciò rimane salda la certezza che, comunque, il Giappone si rialzerà, lo ha dimostrato tante volte nella storia per la forza del suo popolo, lo dimostra la possibilità economica in cui si trova (mettendo in conto anche i debiti). Certo, questo non elimina il dolore ma una speranza la dà.
Nel 2010 230mila persone moriva, 300mila rimanevano ferite, un milione di persone hanno dovuto dormire in tenda; successivamente 5mila morti per colera e 150mila contagiati. Tutto ciò è Haiti, lo stato che ora presenta una età media pari a 16 anni e un’aspettativa di vita che non supera i 55. 10 miliardi di dollari è la cifra che tutto il mondo ha voluto donare per la ricostruzione; il risultato? 800mila persona stanno ancora aspettando di avere una capanna in legno, ATTENZIONE non una casa, una capanna in legno. E tutti quei soldi che fina hanno fatto? Chiedetelo ai volontari e alle associazioni che là stanno lavorando (parlo della associazioni enormi, di quelle internazionali, di quelle che quando ci sono le catastrofi non mancano mai, non certo della piccole realtà che lavoro solo con lo scopo di aiutare), quei volontari che, fatto il turno lavorativo, si rinchiudono in stanze di lusso e riposano le stanche membra.
La forza della natura ha distrutto e continua a distruggere nazioni intere, mette in ginocchio tutti, è orribile pensare che l’uomo, anche di fronte a tutto ciò, sia capace solo di pensare al profitto.
octavio

venerdì 4 marzo 2011

Lembi di Terra contesi

Finalmente (e uso questo termine per dare rilievo alla parola fine) il presidente Medvedev ha rotto gli indugi e ha voluto far sapere quali sono le armi che porterà sulle isole Curili; sì proprio loro quello di cui avevamo parlato poco tempo fa e che sono da secoli contese tra Russia e Giappone. Prima di andare nel dettagli devo però ricordare un mio vecchio post (era dicembre, nei pressi del giorno di Natale) in cui presentavo la nuova politica economica di Putin incentrata tutta sul nuovo armamento della Russia. L’esercito aveva attrezzature vecchie e doveva ammodernarsi, la gente moriva (e muore) di fame e doveva tirare ancora di più la cinghia perché soldi per loro non c’erano. Si sa che quando il presidente (in carica o in pectore poco importa) è un dittatore il motto “detto, fatto” ha sempre valore, ed è così che le nuove armi, anche per le Curili, sono arrivate.
Ecco allora che sulle isole verranno portate alcune piattaforme missilistiche mobili con missili Tor-M2, un tipo di missili che ha la capacità di seguire sino a 4 differenti obbiettivi contemporaneamente e che è dal 2007 che la Russia testa,ora sono giunti alla perfezione (se di perfezione si può parlare per delle armi). Altro tipo di missile che andrà sulle isole è quello di tipo Yakhont missile terra-aria a medio raggio, gli stessi che vennero forniti alla Siria lo scorso anno e che fecero tanto incazzare Tel Aviv. Si vide la mossa della Russia come qualcosa contro lo stato d’Israele non si comprese che furono donati alla Siria in cambio di protezione di alcune navi russe stanziate nel Mediterraneo.
La motivazione data da Medvedev era già stata presentata nel febbraio scorso quando il presidente recatosi sulle Curili disse che sarebbe stato necessario potenziare la forza militare per meglio controllare un territorio troppo vicino al Giappone per non essere occupato facilmente dallo stesso. secondo Medvedev l’occupazione potrebbe accadere anche in una sola notte utilizzando un gran numero di soldati e alcuni piccole navi civili (tipo pescherecci). Affermazione che sembra puro vaneggiamento ma che pesa come il piombo in Giappone, con questa precisazione sui pescherecci Medvedev giustifica, infatti, l’uccisione di un pescatore giapponese che avvenne qualche tempo fa.
Lo ripeterò ancora stiamo parlando di un lembo di terra in mezzo al Pacifico, sembrerebbe assurdo dare tanta importanza a tali isolotti, quando però ci sono di mezzo interessi politici volti al controllo di un passaggio marittimo fondamentale, anche sui territori che potremmo definire “dimenticati da Dio” sbarcano le armi.
aleksej

giovedì 24 febbraio 2011

Sotterfugi politici

Dopo la sentenza che ha condannato Khodorkovskj a un’infinità di anni in galera per unico volere, autoritario e irremovibile, di Putin Gazprom può ora dare sfogo alle sue più recondite voglie e cerca di espandere i suoi mercati. Due sono le opere che ha intenzione di costruire: la prima in Ucraina e la seconda in Bangladesh. C’è da dire che in Ucraina Gazprom già lavorava e già guadagnava, sopratutto dopo che Janukovych, premier ucraino, e Medvedev, premier russo, giunsero all’accordo sulla Crimea: la Russia concedeva uno sconto sui costi del gas e l’Ucraina permetteva all’esercito russo di rimanere in Crimea sino al 2042. Ora che l’Ucraina non sa più come ammodernare i suoi gasdotti chiede aiuto a Mosca e Medvedev si impone: infligge un aumento del 50% (e non mi sono sbagliato a mettere uno 0 in più è proprio un rialzo della metà del prezzo) sulle bollette del gas e risponde che il lavoro si potrà svolgere solo se l’Ucraina accetterà di cedere totalmente i diritti sui gasdotti. La richiesta, così perentoria e così dittatoriale, si fa forte di un piano B non di poco conto: l’accordo Gazprom ENI (quello di cui ha parlato anche Wikileaks) per la costruzione di un gasdotto sottomarino che possa rifornire l’Europa Occidentale senza passare dall’Ucraina. In poche parole la Russia ha saputo così bene giocare le sue armi che ora può fare ciò che vuole e chiedere ciò che vuole all’Ucraina, la quale, ormai, qualsiasi scelta faccia ci rimetterà soltanto.
Forte di questa politica arriva anche il secondo progetto, quello in Bangladesh dove Gazprom si appresta e perforare almeno dieci pozzi di gas per conto dello Stato. Ci sono da precisare alcune questioni: per prima cosa la povertà del Bangladesh, i bambini sono malnutriti, le zone marginali sono vastissime, la mortalità infantile nelle stesse è pari al 138%, la prostituzione minorile è, ormai, base fondante della sussistenza di molta popolazione; per seconda cosa l’incapacità governativa di saper sfruttare le grandi ricchezze del territorio. Questo scenario non potrà altro che portare, con il passare del tempo, a un copione già visto, quello appena descritto con l’Ucraina.
Perché Gazprom è diventato così potente? Per due precisi motivi: 1. eliminazione forzata di tutti i concorrenti così da ottenere un monopolio 2. scelta di lavorare in paesi deboli politicamente e palesemente poveri e arretrati così da imporre successivamente le proprie volontà senza possibilità di dibattito.
aleksej

venerdì 11 febbraio 2011

Una partita a scacchi: Кури́льские острова́ o千島列島?

Background storico: nel 1855 tra Russia e Giappone viene firmato un primo trattato, quello di Shimoda, riguardante la spartizione delle Isole Curili, le quattro più vicine al Giappone sotto sua giurisdizione e le rimanenti alla Russia, e un’amministrazione congiunta dell’Isola di Sachalin, la più grossa che insieme alle più piccole Curili forma l’oblast’ di Sachalin. Nel 1875 con il Trattato di San Pietroburgo, invece, la Russia cede tutte le isole Curili in cambio della piena sovranità sull’Isola di Sachalin. Nel mese di agosto del 1945 l’URSS occupa le Isole Curili per assicurarsi il controllo degli stretti di fronte alla base navale di Vladivostok, l’atto viene giustificato con gli accordi di Yalta per cui l’URSS sarebbe entrata in guerra contro il Giappone se la guerra nel Pacifico fosse ancora in atto al termine delle ostilità in Occidente. Il Giappone rivendica da quella data il diritto a riottenere le quattro isole sostenendo che le quattro isole non facessero più parte delle Curili bensì del Giappone, non si è mai arrivati ad un accordo, anzi nel 2006 un pescatore fu ucciso da una nave pattuglia russa perché stava pescando nelle vicinanze di quelle isole.
Da pochi giorni l’attività militare sull’arcipelago è ripresa a pieno ritmo e Medvedev ha fatto sapere che le armi che si stanno dispiegando sulle isole sono solo per ragioni di sicurezza. Yukio Edano, Ministro per gli Affari ad Okinawa e i territori del Nord ha invece fatto sapere: “Vorremmo far fronte a ciò sulla base del fatto che le quattro isole sono territorio del Giappone e che vogliamo risolvere la questione territoriale e firmare un trattato di pace in linea con gli accordi e le dichiarazioni esistenti”.
Da un lato le isole sono comode al Giappone per due motivi: 1. poter spostare là buona parte dei cittadini che ormai nel piccolo territorio non ci stanno più 2. le isole sono piccole e poco produttive ma hanno un perfetto controllo sull’Oceano Pacifico e sul mondo russo. Dall’altro le isole sono comode alla Russia per altri due motivi: 1. controllo sull’Oceano Pacifico e sul Giappone 2. utilizzo dell’area per test militari, Medvedev ha infatti detto che le armi che sta portando là sono per la sicurezza ma ha anche aggiunto che sono armi moderne, da testare appunto.
Loro non si riescono a mettere d’accordo, scegliete voi chi ha ragione… se qualcuno ne ha. Io sto pensando alla gente che su queste isole vive, in particolar modo indigeni che portano avanti da secoli le loro tradizioni, loro lo sanno che sono usati come i pedoni in una partita a scacchi?
aleksej