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mercoledì 18 aprile 2012

Morti in meno di 24 ore

Non c’era bisogno di internet, di tante parole e nemmeno di questo post per aprire gli occhi e l’intelligenza e capire che a Fukushima la situazione è ancora intollerabile, nera, disastrosa, allucinante. che la vita là sia ormai impossibile lo si era capito da subito,che i cittadini sfollati ora vogliano lasciare tutto per ricominciare una nuova vita altrove è notizia di poco tempo fa (per ulteriori info qui).
Il team di esperti della Tepco che tiene monitorata la centrale di Fukushima ha ripetuto un test per capire quanto ancora sia radioattiva l’area e se ora, a poco più di un anno dal disastro, sia possibile iniziare a rimettere in sicurezza e a norma la zona. Risultato: meglio morire; le radiazioni rilevate sono di 10 volte superiori al livello base.
Detto così, però, non tutti possono rendersi conto di che cosa significhi e allora ve lo spiego meglio, superiore di 10 volte equivale a dire che la strumentazione tecnica (cioè macchine) che fossero inserite dentro i reattori per iniziare i lavori di messa in sicurezza riuscirebbero a resistere e ad essere funzionanti per massimo 14 ore. Facciamo ora una rapida equivalenza, se una macchina dura poco più di mezza giornata un uomo quanto durerebbe? Forse 10/15 minuti.
Attualmente, dunque, i possibili lavoratori di Fukushima sarebbero contrattati a morte certa nel giro di qualche ora, per i più resistenti e fortunati. Quanto ci vorrà perchè la situazioni si sblocchi e si modifichi il potenziale radioattivo? Beh, conoscendo i tempi di smaltimento ordinario direi che per quelli di smaltimento straordinario non ci è dato sapere quando saranno e se mai saranno.
A causa di uno tsunami, che è incontrollabile per natura, è stata distrutta una centrale nucleare costruita dall’uomo, che è così intelligente che l’ha costruita vicino alle coste per avere i finanziamenti dalle assicurazioni e per essere giustificato davanti alla legge. Ben fatto.
octavio

mercoledì 7 marzo 2012

Addio Giappone bello

“Se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là...” così cantava Raffaella Carrà. Frase che mi è subito balenata in testa pensando a come iniziare questo post. Oggi vi voglio parlare di Giappone, vi voglio parlare di Fukushima. Mancano pochi giorni al triste memoriale del disastro che non solo ha tranciato vite umane, ha distrutto abitazioni e ha raso al suolo intere colture, ma ha anche messo a rischio il mondo intero causa centrale nucleare devastata.
È orrendo pensarlo, angosciante vederlo, indignante leggerlo sui giornali, eh sì perchè fino a che faceva notizia tutti ne parlavano, tutti facevano gli esperti, tutti davano consigli o soluzioni, quando poi la situazione è diventata troppo grave per poter continuare a mentire si è pensato bene di tacerne: è da un anno che è successo il dramma ma è da undici mesi che nessuno ne parla più.
Anzi, faccio un appello, chi avesse notizie utili e importanti utilizzi questo post come mezzo di informazione, ci aiuti a capire che cosa sta succedendo a Fukushima e dintorni. I media si sono così divisi, da un lato chi ha deciso di tacerne perchè “tanto sono loro a crepare a noi cosa ce ne importa”, dall’altro c’è chi ha deciso di tacerne perchè “proprio perchè la situazione è molto grave è molto meglio fare gli gnorri”.
Io una cosa l’ho scoperta: a un anno dal disastro c’è chi sta cercando di andarsene. Ma non è un semplice andare via da lì per trovare nuova vita in Giappone; no, un gruppo di attivisti ha deciso di andare a cercare in Corea del Sud un posto, un luogo, un terreno che potesse ricordare quei posti, quei luoghi e quei terreni di Fukushima ora inutilizzabili, così da potersi trasferire definitivamente.
Si sono stancati di fare le cavie da laboratorio, di essere le cartine al tornasole viventi per vedere se è vero che le radiazioni fanno male; come biasimarli.
octavio

venerdì 2 dicembre 2011

Sicurezza, sicurezza, sicurezza

Sentimenti di ansia nella comunità ebraica per la relazione tra Stati Uniti e Israele. Ci sono sempre stati e sempre ce ne saranno. Ogniqualvolta Obama tenta di dire qualcosa che può essere minimamente contrario al pensiero sionista subito crollano i rapporti stabili, subito tutte le lobbies sono sul piede di guerra. Abbiamo visto come sono finiti i dialoghi diretti, quelli indiretti, l’ONU, l’Unesco e via discorrendo.
L’ultimo sentimento di ansia è di pochi giorni fa e, giuro, mi è difficile tuttora capirne il motivo, rimane comunque il fatto che Obama è subito corso ai ripari dopo che Jack Rosen, presidente dell’American Jewish Congress di Manhattan ha dichiarato: “Sarei negligente se non dicessi che molti nella comunità ebraica sono preoccupati”, parafrasando: “Sarei negligente (verso Netanyahu) se non riportassi sui binari da noi decisi la politica statunitense”.
Dopo queste parole il Presidente, già Nobel per la Pace, già uomo di colore al potere, ha così parlato: “Questo governo è quello che ha fatto di più per la sicurezza dello Stato di Israele rispetto a qualsiasi governo. Quando si tratta di sicurezza di Israele, non scendiamo a compromessi e continueremo su questa posizione”.
Ora, la violenza che va maggiormente contenuta nel territorio israeliano è quella che proviene da Gaza e per questo viene mantenuto un blocco totale imposto quando esistevano prigionieri israeliani e mai prosciolto dopo che questi prigionieri (uno) sono ritornati in libertà.
Mentre Obama dice che sulla sicurezza lui non scherza giungono due notizie da Gaza. La prima è sul problema rifiuti, la seconda sui pescatori. Con l’aumento della popolazione e la povertà dilagante i rifiuti non si sa più come smaltirli. Esistevano sì camion raccoglirifiuti ma ora sono rotti e Israele (per la sicurezza) non permette che i pezzi di ricambio entrino nella Striscia, non permette nemmeno che entrino dei camion nuovi di pacca (sempre per la sicurezza) e così la gente vive con l’immondizia. Ai pescatori, invece, viene impedito di andare troppo a largo, perché? Per la sicurezza. Ma se non vanno a largo cosa pescano? Nulla. Tentano quindi di sfidare la marina israeliana la quale, però, risponde con le armi e con gli arresti.
Si sa, la sicurezza davanti a tutto.
michael

sabato 26 novembre 2011

Il nuovo disastro di Chernobyl

Il disastro di Fukushima, dimenticato dai giornali ma ancora vivo e vegeto, ha riportato alla ribalta il tema del nucleare e con sé il disastro di Chernobyl.
Proprio a tal riguardo arriva la notizia choc di oggi, una notizia che dovrebbe far incazzare il mondo intero e che fa incazzare anzitutto me: taglio, per rispondere al problema della crisi economica, di tutti i benefit che i liquidatori di Chernobyl hanno ottenuto sino ad oggi.
Per chi non ne fosse a conoscenza i liquidatori sono tutte quelle persone che subito dopo il disastro soccorsero la popolazione tutta andando, di persona, a pulire la centrale, i villaggi e le strade e a spostare e sotterrare quintali di scorie radioattive. 800mila persone fra militari e civili, uomini e donne che hanno rischiato tutto per salvare il mondo intero. Molti sono morti subito dopo il lavoro compiuto, altri pochi mesi dopo, circa la metà è tuttora in vita e combatte dolorose malattie. Non va dimenticato, oltretutto, che chi oggi è in vita, ha famiglia, con le disastrose conseguenze sulla propria prole e le relative cure che anche i figli devono sopportare. Famiglie intere sono dunque oggi schiave della sanità ucraina che è sì, di nome, gratuita, ma, di fatto, a pagamento: nessun controllo e nessuna limitazione hanno portato il medico a richiedere, spavaldo, direttamente in corsia la propria parcella per qualsiasi prestazione svolta.
C’è anche di più. Anche non esistesse questa corruzione medica l’alta spesa sanitaria di base rimarrebbe in quanto, comunque, le medicine e la strumentazione medica usata per la cura (intendo con ciò anche le garze) vanno tutte pagate.
Ora, capite bene che chi è stato liquidatore non è per un influenza che si reca all’ospedale e non è saltuaria la sua presenza nei nosocomi, plurale obbligato dato che le svariate malattie trovano cure migliori in diverse strutture mediche; questo sottintende una spesa medica elevatissima.
Il governo ai tempi creò un monumento a ricordo di tutti i liquidatori morti, forse quelli che sono rimasti in vita ci terrebbero ad avere non dico una vita decente, ma almeno una vita.
aleksej

venerdì 18 novembre 2011

Una montagna di rifiuti

Si vuole tentare con un referendum abrogativo; è questa la mossa (la più giusta a mio parere), pensato da opposizione e, soprattutto, cittadini per eliminare l’articolo 49 dell’ultima legge, in ambito smaltimento rifiuti, approvata dal parlamento albanese.
I rifiuti sono stati e sono tuttora un tema caldo un po’ in tutto il mondo, il Albania sono un problema abbastanza grave che tutti i governi hanno tentato di risolvere con scarsi risultati. Ora una legge è passata e però la popolazione ancora non è contenta proprio per quell’articolo 49 che rischia di far diventare l’Albania una pattumiera a cielo aperto e una discarica europea.
La legge, respinta in prima istanza dal Presidente della Repubblica, permetterebbe infatti di importare rifiuti da territorio straniero. Perché il Presidente l’aveva respinta? Perché non riusciva a spiegarsi come una legge che tentava di eliminare il problema rifiuti albanese potesse permettersi di ricevere anche rifiuti dall’estero. Perché il popolo non la vuole? Perché l’articolo 49 permette l’accesso a pattume straniero senza porre evidenti e ben delineati limiti.
La paura allora qual è? Ovvio, la mafia. Non solo da oggi l’Albania rischia l’ingresso indiscriminato di rifiuti da lei non prodotti, ma anche l’ingresso di rifiuti illegali e tossici dannosi per tutto, salute e ambiente in primis. L’Italia ci ha già insegnato cosa significa non smaltire i rifiuti e cosa significa la connessione rifiuti e mafia, non c’è bisogno che io stia qui a dilungarmi.
aleksej

lunedì 31 ottobre 2011

L'avanzata dell'Eurasia

Si è parlato a lungo dell’idea ambiziosa e “strana” che è frullata in testa a Putin: l’Unione Euroasiatica. Un’idea che ha preso vigore soprattutto ora che il leader indiscusso della Russia sta per accedere al gradino più alto del podio: la carica di Presidente.
È naturale e giusto leggere questa intenzione di Putin in un ottica economica, solo un forte schieramento può superare la crisi e battere, soprattutto, l’Europa ora, oltretutto, vacillante con il suo Euro. Sapete però su che cosa si basa, in particolare, questa federazione che dovrebbe nascere? I due “prodotti” di maggior valore e di maggior presenza sul territorio russo: gas e nucleare. Per quest’ultimo i test si susseguivano da tempo su, a nord, nel Mar Bianco e ora giunge la notizia che iniziano a funzionare. La notizia i giornali la danno con tranquillità, anzi con gioia, io invece penso sia tremenda; per due motivi: 1. la Russia ha ora armi nucleari funzionanti e precise, 2. tutti i test sbagliati che danni hanno portato?
E ora passiamo alla carrellata di tutti coloro che hanno interesse a diventare euroasiatici, coloro che abboccano all’amo dell’economia fiorente.
La Russia ha appena stipulato un accordo con la Moldavia: gas a prezzo scontato in cambio di concessioni in settori strategici dell’economia del Paese.
La Bielorussia, “fondatrice” dell’asse Russia-Bielorussia-Kazakistan, non può altro che ricevere aiuti e migliorie da questa federazione. Il presidente dice che non si perderà l’indipendenza entrando a far parte dell’Unione, io credo che l’indipendenza l’hanno già persa, da quando sono sotto decisione russa nel settore economico.
Lo Stato che però fa più scalpore, almeno per me, è però il Kirghizistan. Pronto anche lui a sottomettersi all’economia russa come l’asse di cui sopra, sarà ben felice anche di par parte dell’Unione euroasiatica. Avete dunque ora qualche dubbio che il golpe, i morti, e le epurazioni di qualche hanno fa non sia stato organizzato da Putin?
Ma in tutto questo l’Europa cosa fa? Beh lei sta lì a guardare, cerca di mantenersi saldi gli Stati dell’Est e cerca di mandare avanti quell’oleodotto Odessa-Brody che dovrebbe escludere il territorio russo. In poche parole l’Europa gioca il gioco sporco della Russia, corre ai ripari guardando solo ai profitti.
aleksej

giovedì 27 ottobre 2011

Deforestazione bloccata

Parque Nacional Isiboro Secure, uno dei famosi polmoni verdi che danno aria al nostro pianeta. Rischiava la morte, rischiava l’arrivo dell’uomo folle che distrugge per costruire comodità: una super strada doveva tranciarlo di netto. Tempo passato del verbo che fa gioire, il presidente boliviano Morales ha infatti deciso di bloccare il progetto.
È una vittoria di tutti, certo; è una vittoria soprattutto della popolazione indigena che dopo lunghe proteste, dopo marce e dopo scontri violenti, per la prima volta nella storia della sua esistenza (si parla di secoli dunque) ha vinto qualcosa. Lasciare il terreno in mano ai propri abitanti è la scelta migliore. Non solo da un punto di vista politico, è chiaro che Morales con questa decisione si accattiva buona parte della popolazione e alza di molto i suoi indici di gradimento, ma anche da un punto di vista ambientale: lasciare la terra in mano a chi la abita da secoli e che la sa trattare come si deve è certo una vittoria non di discreta importanza.
L’unica speranza ora è che la scelta di Morales sia di esempio un po’ per tutto il Sud America, ancora troppi bulldozer e ruspe stanno rovinando il nostro pianeta e il nostro clima solo per speculazioni economiche, in tanti hanno tentato di fermarli, se inizia anche la politica qualcosa di più consistente forse si otterrà.
octavio

martedì 13 settembre 2011

Disastri naturali (per mano umana)

Due continenti, due condizioni politiche, livelli di vita agli antipodi, ma stesso (nella grandezza) disastro naturale.
Kenya: un mozzicone di sigaretta cade su un rigagnolo di carburante che fuoriesce da un oleodotto ed è l’inferno. Proprio quello descritto ai bambini: deflagrazione esagerata e fiamme che si scatenano sulla baraccopoli vicina portano a 120 (ma i dati sono di ieri, quindi chissà quanto sono aumentati…) le vittime e centinai i feriti, alcuni molto gravi. I primi morti sono quei poveri disperati che cercavano di raccogliere il carburante che fuoriusciva dalle tubature per poterlo poi rivendere al mercato nero. Scioccanti sono le immagini di altri abitanti della zona marginale che, mentre i soccorritori chiudevano in sacchi i resti carbonizzati dei loro vicini di casa, continuavano, imperterriti, a raccogliere tutto l’oro nero, qui è proprio il caso di dirlo, che continuava a fuoriuscire. Chi vive con poco più di un euro al giorno (un caffè e un cioccolatino qui in Italia) sa cosa significa tirare la cinghia, sa anche cosa significa arrotondare, ma più di tutto sa cosa vuol dire la morte.
Francia: è esplosa ieri una centrale nucleare, o meglio, il sito di stoccaggio dei rifiuti radioattivi, una centrale che è vicina, vicinissima, a famose città del Nord Italia che, farebbero bene a tremare. È triste dirlo ma, alla faccia di tutti coloro che volevano le centrali nucleari in Italia per soffocarci meglio ora siamo nella merda e le centrali non sono nemmeno nostre. Il Commissariato dell’Energia Atomica ha comunicato che il sito è già stato isolato e che le scorie radioattive hanno e avevano un’attività radioattiva molto debole, il che assicura l’impossibilità di fughe di vapori e gas nucleari all’estero ma sarà poi vero? Se è così, va bene potrò ritirare il mio “siamo nella merda” ma ai cittadini di Marcoule, ai cittadini delle città e dei paesi confinanti, alla flora e alla fauna lì cresciuta chi ci pensa, le fughe lì sono inevitabili. Abbia dunque inquinato un nuovo pezzo di mondo con lo schifo del nucleare.
Che cosa unisce i due avvenimenti? So che i miei lettori sono accorti e già sanno la risposta, ma vale la pena ripeterlo: il denaro. È proprio l’ottica politica del profitto per gonfiare le tasche che era marcia quando è stata pensata ed è, oggi, putrefatta. Quest’ottica uccide fisicamente e metaforicamente. Bisogna guardare più in alto dal portafogli passare ai volti.
octavio

mercoledì 31 agosto 2011

Tutti a scuola, lì ci insegnano le radiazioni

Il vecchio Governo giapponese prima di finire il suo mandato aveva fatto una dichiarazione choc ma fondamentale: “Passeranno decine di anni prima che si possa ritornare a vivere e costruire a Fukushima e nelle zone limitrofe”.
Notizia choc perché fino ad ora noi dal Governo Giapponese avevamo avuto solo rassicurazioni, sapevamo che il danno alle centrali era ingente ma tutto era tenuto sotto controllo. Certo, non essendo scemi, sapevamo che tutto ciò non era vero, ma che un Governo si rimangi così la parola data è sicuramente sconvolgente.
Notizia fondamentale perché domani, 1 settembre, apriranno le scuole in Giappone, in particolare apriranno gli Asili Nido e le Scuole Materne (bambini dai 6 mesi ai 5 anni), e nessuno, né il vecchio Governo né il nuovo hanno fatto deroghe o dichiarazioni a riguardo delle scuole di Fukushima e aree confinanti. Greenpeace ha svolto analisi sia negli asili che nelle scuole superiori e ha rilevato un livello di radioattività 15 volte superiore alla legge. Non c’è bisogno che sottolinei che già 1 volta superiore sarebbe pericoloso, 15 volte non è altro che mandare giovani e bambini a morte certa. Pensare che il Governo abbia fatto il macabro discorso del “tanto le radiazioni sono anche fuori le scuole quindi cosa cambia” sarebbe, forse, un’accusa troppo grande, ma così è, le radiazioni non sono solo nelle scuole, è l’area colpita dal disastro nucleare che è diventata inabitabile e pericolosa. E la politica in tutto ciò dov’è? Cosa fa? Sempre Greenpeace avverte che il Governo è in ritardo nei lavori di bonifica e opera in modo inadeguato alle necessità, insomma la politica è impegnata a fare i festini delle nuove elezioni appena avvenute, non ha tempo per la gente.
Se, comunque, le scuole domani dovranno aprire obbligatoriamente allora bisognerà puntare tutto su una materia: rispetto per l’ambiente. Prima di leggere e scrivere bisogna saper rispettare la terra in cui si vive; questo purtroppo però è un sogno.
octavio

mercoledì 24 agosto 2011

Anche il ghiaccio frutta soldi

Passaggio a Nord-Est: rotta per lo più impraticabile e ardua, passaggio marino che collegherebbe in maniera piuttosto rapida i territori polari con l’Oceano Pacifico ma che, per le condizioni atmosferiche fino a pochi anni fa era considerato inaffrontabile. Oggi “grazie” al surriscaldamento globale, alla faccia di tutti quegli Stati che dicono in TV che sono per l’ambiente, i ghiacci sono di molto diminuiti e la rotta non è poi così infattibile, anzi, è da poco iniziata la guerra per controllare il traffico navale; si calcola infatti che per il 2030 85 milioni di tonnellate di merci potranno passare per la rotta artica: denaro sonante.
È chiaro che questa guerra per il controllo dell’area interessa quei paesi che geograficamente lì affacciano e, in particolare, Canada e Russia che hanno la stragrande maggioranza delle coste in quella parte desolata di mondo. Fino ad oggi si era studiato un modo settoriale per cui dalle coste si seguivano i meridiani sino al Polo e quella parte di terra era di giurisdizione dello Stato a cui le coste appartenevano, ora si rimette in gioco tutto perché chi più ha più guadagna.
Mosca, dunque, assetata di soldi, se le inventa tutte e così dichiara che buona parte del Passaggio, anche oltre i limiti settoriali finora stabiliti, sarebbe di sua proprietà in quanto proseguimento di catene montuose sottomarine che prenderebbero origine su territorio russo.
In un momento di crisi economica, in un momento in cui tutte le borse iniziano a saltare, in un momento in cui i cittadini russi (la stragrande maggioranza) sono alla fame il Cremino mette già nelle spese del 2012 un rompighiaccio a propulsione atomica e negli anni successivi mette in preventivo di spesa altri rompighiaccio così come la costruzione di svariati porti lungo tutta la costa.
Tutto ciò alla faccia di chi vorrebbe un ambiente più sano, di chi vorrebbe poter vivere e non sopravvivere, alla faccia di chi, come Mosca, vorrebbe trarre profitti da questo nuovo passaggio marino.
aleksej

giovedì 7 luglio 2011

これまで核!

Non solo il disastro dopo il catastrofico terremoto e l’immane tsunami, ma anche il dramma del nucleare. Hanno un bel da dire in Giappone che la situazione è sotto controllo, le esplosioni di Fukushima e i versamenti in mare di acqua contaminata ci sono stati e, anche se magari qui da noi non hanno portato problema imminente, il disastro ambientale ormai c’è stato.
Ieri il ministro dell’economia Kaieda ha annunciato alla popolazione tutta che saranno svolti dei test (Stress Test) a tutte le centrali distribuite sul territorio nazionale (54, anche se non tutte sono in funzionamento) per valutare il loro livello di sicurezza. Dato che terremoti e tsunami non si possono prevedere, e anche se si potesse il problema distruttivo rimane, e dato che la zona giapponese è sicuramente soggetta a forti sismi il Governo ha pensato di mettere sotto controllo le bombe a orologeria che ha sul suo terreno per evitare (si spera) una nuova Fukushima.
La notizia, direte voi, è positiva e in effetti che il Governo si impegni a controllare le centrali è cosa buona, certo, forse, doveva pensarci prima che venissero costruite lungo la costa e soprattutto doveva pensarci prima che tutte le compagnie assicurative mettessero come motivo valido per il pagamento danni anche le catastrofi naturali; parare il culo a chi produce e uccidere chi consuma.
In realtà la notizia dei test arriva dopo che le centrali di Ohi e Tomari riprendono i lavori a pieno ritmo, loro, a detta del governo, hanno già eseguito i test e sono sicure. Prendete una cartina del Giappone, secondo voi dove sono le centrali? Ovviamente sulla costa. Non credete che più che sicure le due centrali sono utili (solo perché rimaste in piedi) per produrre quell’energia elettrica di cui il Giappone è assetato?
C’è un’altra notizia, la imparo da internet ma il mondo credo non ne sia del tutto al corrente. Nel giorno in cui Kaieda annuncia gli Stress Test sulle centrali un impianto di smaltimento di scorie nucleare stava andando a fuoco, un enorme incendio per la precisione. Il rogo è stato fermato ma si parla, il Governo non conferma (ma nemmeno smentisce), di fughe radioattive.
Mai come oggi sono fiero di aver votato SÌ al referendum, mai come oggi sono preoccupato per il Giappone in particolare e per il nostro Mondo in generale. Saranno le origini contadine che mi fanno scoprire oggi ambientalista ma la questione è seria. O salviamo “questo atomo opaco del male”, come diceva qualcuno, oppure andremo solo alla deriva, sottomessi a quei pochi che inquinando si sono arricchiti.
octavio

mercoledì 8 giugno 2011

Chi fermerà le radiazioni?

Premessa necessaria per non creare il panico è che fino ad ora nessuno è mai morto o ha mai sviluppato malattie a causa di inalazioni di plutonio, che però il plutonio sia l’elemento più velenoso che possa esistere e altrettanto vero: se inalato porta a cancro o malattie degenerative degli organi che colpisce.
Da una ricerca fatta dall’università giapponese di Kanazawa sono state trovate nel terreno (e questo significa che le falde acquifere sottostanti potrebbero essere contaminate così come l’ambiente superficiale) della città di Okuma, distante un po’ meno di 2km dalla centrale di Fukushima, tracce di plutonio. Per me la notizia è sconfortante e sconvolgente ma i media mondiale ci tengono a precisare che il livello trovato è inferiore a quello che si ottiene dopo i test nucleari. Qualcuno ha notato che stiamo parlando di terreno distante 2 km dalla zona dove tre fusioni nucleari sono avvenute circa tre mesi fa e dove le radiazioni nucleari stanno ora aumentando a dismisura? Se questo è il risultato a 2km di distanza quale sarà quello a 1km? E a 500 metri? Non è che se a due chilometri la situazione non è preoccupante (comunque per me se tracce di plutonio ci sono significa che la contaminazione è già avvenuta) allora si può stare tranquilli, non abbiamo chiuso sotto una campana di vetro inespugnabile la centrale, dunque siamo tutti ancora a rischio.
Dopo questa notizia Tokyo parla di “massima allerta”, la Germania cerca di velocizzare le pratiche per uscire dal nucleare, l’Italia andrà al voto referendario. Chi ha ancora dei dubbi sul voto vada a vedere questo video per capire che cosa significa essere un territorio nuclearizzato, chi è indeciso sappia che la Tepco ha ammesso che tracce di contaminazione esistono anche oltre i 30km di “zona off limits” intorno alla centrale, chi è deciso pubblicizzi il voto per il SÌ.
Se vogliamo sopravvivere dobbiamo imparare a non sfidare la natura, rispettare la natura è anche modo per imparare a governare gli uomini.
octavio

martedì 31 maggio 2011

Terzo quesito, scheda grigia ultima parte

Questo popolo “malato di mente”, come lo ha definito il nostro Premier, che ha votato a Sinistra è vero, ma soprattutto ha votato per dare il segno della volontà di cambiamento, sono ora certo andrà anche a esprimere con il suo voto (unico vero potere che il popolo ha in democrazia) un nuovo dissenso verso l’operato governativo: il tarlo che auspicavo ha iniziato a lavorare.

art. 3, comma 2: “2. La Strategia nucleare costituisce parte integrante della strategia energetica nazionale di cui all’art. 7 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.”; art. 3, comma 1, lettera a): “a) l’affidabilità dell’energia nucleare, in termini di sicurezza nucleare ambientale e degli impianti, di eventuale impatto sulla radioprotezione della popolazione e nei confronti dei rischi di proliferazione;”; art. 3, comma 3, lettera b): “b) i benefici, in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, derivanti dall’introduzione di una quota significativa di energia nucleare nel contesto energetico nazionale;”; art. 3, comma 3, lettera c): “c) gli obiettivi di capacità di potenza elettrica che si intende installare in rapporto ai fabbisogni energetici nazionali ed i relativi archi temporali;”; art. 3, comma 3, lettera d): “d) il contributo che si intende apportare, attraverso il ricorso all’energia nucleare, in quanto tecnologia a basso tenore di carbonio, al raggiungimento degli obiettivi ambientali assunti in sede europea nell’ambito del pacchetto clima energia nonché alla riduzione degli inquinanti chimico-fisici;”; art. 3, comma 3, lettera e): “e) il sistema di alleanze e cooperazioni internazionali e la capacità dell’industria nazionale ed internazionale di soddisfare gli obiettivi del programma;”; art. 3, comma 3, lettera f): “f) gli orientamenti sulle modalità realizzative tali da conseguire obiettivi di efficienza nei tempi e nei costi e fornire strumenti di garanzia, anche attraverso la formulazione o la previsione di emanazione di specifici indirizzi;”; art. 3, comma 3, lettera g), limitatamente alle parole: “impianti a fine vita, per i nuovi insediamenti e per gli”; art. 3, comma 3, lettera h): “h) i benefici attesi per il sistema industriale italiano e i parametri delle compensazioni per popolazione e sistema delle imprese;”; art. 3, comma 3, lettera i): “i) la capacità di trasmissione della rete elettrica nazionale, con l’eventuale proposta di adeguamenti della stessa al fine di soddisfare l’obiettivo prefissato di potenza da installare;”; art. 3, comma 3, lettera l): “l) gli obiettivi in materia di approvvigionamento, trattamento e arricchimento del combustibile nucleare.”; l’intero Titolo II, rubricato “Procedimento unico per la localizzazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti nucleari; disposizioni sui benefici economici per le persone residenti, gli enti locali e le imprese; disposizioni sulla disattivazione degli impianti”, contenente gli artt. da 4 a 24; art. 26, comma 1, limitatamente alle parole: “della disattivazione”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “riceve dagli operatori interessati al trattamento ed allo smaltimento dei rifiuti radioattivi il corrispettivo per le attività di cui all’art. 27, con modalità e secondo tariffe stabilite con decreto del Ministero dello sviluppo economico di concerto con il Ministero dell’economia e finanze, ed”; art. 26, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “, calcolate ai sensi dell’art. 29 del presente decreto legislativo”; art. 26, comma 1, lettera e), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 27, comma 1, limitatamente alle parole: “e sulla base delle valutazioni derivanti dal procedimento di Valutazione Ambientale Strategica di cui all’art. 9”; art. 27, comma 4, limitatamente alle parole: “, comma 2”; art. 27, comma 10, limitatamente alle parole: “Si applica quanto previsto dall’art. 12.”; art. 29; art. 30, comma 1, limitatamente alle parole: “riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo ed uno riferito ai rifiuti radioattivi rinvenienti dalle attività disciplinate da norme precedenti”; art. 30, comma 2: “2. Per quanto concerne i rifiuti radioattivi derivanti dalle attività disciplinate dal Titolo II del presente decreto legislativo, il contributo di cui al comma 1 è posto a carico della Sogin S.p.A. secondo criteri definiti con decreto del Ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e la tutela del territorio e del mare e con il Ministro dell’economia e finanze che tiene conto del volume complessivo e del contenuto di radioattività. Tale contributo è ripartito secondo quanto previsto all’art. 23 comma 4.”; art. 30, comma 3: “3. La disposizione di cui al comma 2 non si applica ai rifiuti radioattivi derivanti da attività già esaurite al momento dell’entrata in vigore del presente decreto, per i quali rimane ferma la disciplina di cui all’art. 4 del decreto-legge 14 novembre 2003, n. 314, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2003, n. 368, così come modificato dall’art. 7-ter del decreto-legge 30 dicembre 2008, n. 208, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 febbraio 2009, n 13.”; l’intero Titolo IV, rubricato “Campagna di informazione”, contenente gli artt. 31 e 32; art. 33; art. 34; art. 35, comma 1: “1. Sono abrogate le seguenti disposizioni di legge: a) articolo 10 della legge 31 dicembre 1962, n. 1860; b) articoli 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 20, 22 e 23 della legge 2 agosto 1975, n. 393.”»

octavio

lunedì 30 maggio 2011

Terzo quesito, scheda grigia II parte

Il quesito referendario contro il nucleare, ricordo che chi è contrario DEVE votare SÌ, così prosegue, e proseguo anche io a sottolineare ciò che al momento attuale, se saremo liberi di esprimere nuovamente il nostro dissenso contro il nucleare, andremo ad abrogare.

art. 26; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “gli impieghi pacifici dell’energia nucleare,”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “sia da impianti di produzione di elettricità sia”; art. 29, comma 1, limitatamente alle parole: “costruzione, l’esercizio e la”; art. 29, comma 4, limitatamente alle parole: “nell’ambito di priorità e indirizzi di politica energetica nazionale e”; art. 29, comma 5, lettera c), limitatamente alle parole: “sugli impianti nucleari nazionali e loro infrastrutture,”; art. 29, comma 5, lettera e), limitatamente alle parole: “del progetto, della costruzione e dell’esercizio degli impianti nucleari, nonché delle infrastrutture pertinenziali,”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “, diffidare i titolari delle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “da parte dei medesimi soggetti”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alle parole: “di cui alle autorizzazioni”; art. 29, comma 5, lettera g), limitatamente alla parola: “medesime”; art. 29, comma 5, lettera h): “h) l’Agenzia informa il pubblico con trasparenza circa gli effetti sulla popolazione e sull’ambiente delle radiazioni ionizzanti dovuti alle operazioni degli impianti nucleari ed all’utilizzo delle tecnologie nucleari, sia in situazioni ordinarie che straordinarie;”; art. 29, comma 5, lettera i), limitatamente alle parole: “all’esercizio o”; art. 133, comma 1, lettera o) del d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 limitatamente alle parole “ivi comprese quelle inerenti l’energia di fonte nucleare”; nonché il decreto legislativo 15 febbraio 2010, n. 31, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disciplina della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonché misure compensative e campagne informative al pubblico, a norma dell’art. 25 della legge 23 luglio 2009, n. 99”, limitatamente alle seguenti parti: il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “della localizzazione, della realizzazione e dell’esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; il titolo del decreto legislativo, limitatamente alle parole: “e campagne informative al pubblico”; art. 1, comma 1, limitatamente alle parole: “della disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 1, comma 1, lettera a): “a) le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi degli operatori per lo svolgimento nel territorio nazionale delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui all’art. 2, comma 1, lettera e), nonché per l’esercizio delle strutture per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi ubicate nello stesso sito dei suddetti impianti e ad essi direttamente connesse;”; art. 1, comma 1, lettera b): “b) il Fondo per la disattivazione degli impianti nucleari;”; art. 1, comma 1, lettera c): “c) le misure compensative relative alle attività di costruzione e di esercizio degli impianti di cui alla lettera a), da corrispondere in favore delle persone residenti, delle imprese operanti nel territorio circostante il sito e degli enti locali interessati;”; art. 1, comma 1, lettera d), limitatamente alle parole: “e future”; art. 1, comma 1, lettera g): “g) un programma per la definizione e la realizzazione di una “Campagna di informazione nazionale in materia di produzione di energia elettrica da fonte nucleare”;”; art. 1, comma 1, lettera h): “h) le sanzioni irrogabili in caso di violazione delle norme prescrittive di cui al presente decreto.”; art. 2, comma 1, lettera b): “b) “area idonea” è la porzione di territorio nazionale rispondente alle caratteristiche ambientali e tecniche ed ai relativi parametri di riferimento che qualificano l’idoneità all’insediamento di impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera c): “c) “sito” è la porzione dell’area idonea che viene certificata per l’insediamento di uno o più impianti nucleari;”; art. 2, comma 1, lettera e): “e) “impianti nucleari” sono gli impianti di produzione di energia elettrica di origine nucleare e gli impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, realizzati nei siti, comprensivi delle opere connesse e delle relative pertinenze, ivi comprese le strutture ubicate nello stesso sito per lo stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi direttamente connesse all’impianto nucleare, le infrastrutture indispensabili all’esercizio degli stessi, le opere di sviluppo e adeguamento della rete elettrica di trasmissione nazionale necessarie all’immissione in rete dell’energia prodotta, le eventuali vie di accesso specifiche;”; art. 2, comma 1, lettera f): “f) “operatore” è la persona fisica o giuridica o il consorzio di persone fisiche o giuridiche che manifesta l’interesse ovvero è titolare di autorizzazione alla realizzazione ed esercizio di un impianto nucleare;”; art. 2, comma 1, lettera i), limitatamente alle parole: “dall’esercizio di impianti nucleari, compresi i rifiuti derivanti”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, con il quale sono delineati gli obiettivi strategici in materia nucleare, tra i quali, in via prioritaria, la protezione dalle radiazioni ionizzanti e la sicurezza nucleare”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “la potenza complessiva ed i tempi attesi di costruzione e di messa in esercizio degli impianti nucleari da realizzare,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “valuta il contributo dell’energia nucleare in termini di sicurezza e diversificazione energetica,”; art. 3, comma 1, limitatamente alle parole: “, benefici economici e sociali e delinea le linee guida del processo di realizzazione”

octavio

venerdì 27 maggio 2011

Terzo quesito, scheda grigia I parte

Essendo il quesito sul nucleare un testo lunghissimo e molto intricato sono costretto a presentarvelo in più parti, la prima, quella che trovate qui sotto, non ha bisogno di spiegazioni capillari vi lascio quindi il testo sottolineandovi ciò che si vuole abrogare tramite il nostro SI’, sempre che ci permettano di dirlo questo SI’...

« Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e perequazione tributaria”, limitatamente alle seguenti parti:
art. 7, comma 1, lettera d: “d) realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare;”; nonché la legge 23 luglio 2009, n. 99, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”, limitatamente alle seguenti parti: art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare,”; art. 25, comma 1, limitatamente alle parole: “Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.”; art. 25, comma 2, lettera c), limitatamente alle parole: “, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali”; art. 25, comma 2, lettera d), limitatamente alle parole: “che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alle parole: “la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per”; art. 25, comma 2, lettera g), limitatamente alla particella “per” che segue le parole “dei rifiuti radioattivi o”; art. 25, comma 2, lettera i): “i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AENOCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “gli oneri relativi ai”; art. 25, comma 2, lettera l), limitatamente alle parole: “a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere”; art. 25, comma 2, lettera n): “n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alla virgola che segue le parole “per le popolazioni”; art. 25, comma 2, lettera o), limitatamente alle parole: “, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti”; art. 25, comma 2, lettera q): “q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.”; art. 25, comma 3: “Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’art. 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.”; art. 25, comma 4: “4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».”

octavio

sabato 21 maggio 2011

Disatro di Sigonella mai più

12 luglio 1984 a Sigonella (per chi non lo sa è Sicilia, vicino Lentini) un aereo americano precipita poco dopo il decollo e rilascia nell’ambiente ingenti quantità di uranio impoverito. L’aereo cade per un guasto a due motori che avrebbero poi causato un incendio interno (oltre all’uranio l’aereo trasportava vernici) che, avendo prodotto un enorme fumo tossico, ha impossibilitato i piloti a tentare un atterraggio di emergenza.
L’inchiesta sull’incidente viene seguita solo dagli americani che si impongono perché l’Italia non ci ficchi il naso in quel guaio e, così, nessuno viene a conoscenza della verità, se non per quelle piccole informazioni filtrate che gli USA facevano trapelare.
C’è un dato che è fondamentale tenere a mente (oggi più che mai) le malattie tumorali da radioattività si manifestano dopo circa cinque dieci anni e a Lentini tra il 1992 e il 1995 (dieci anni dopo), senza che nessuno avesse apertamente parlato di rischio nucleare, è stato registrato uno “strano” aumento di malattie leucemiche. Da tempo e anche oggi tutta quella zona di Sicilia ha un primato, un triste primato, un primato che sarebbe meglio non avere: la più alta percentuale di mortalità infantile da tumore in Italia.
Molti lettori giudicheranno questo post come un semplice esempio del passato per aumentare le decisione del voto nelle persone che ancora dubitano sull’opzione nucleare in Italia. Sì, è vero, in parte l’intento è questo. I motivi di questo post sono anche altri due: da un lato ricordare tutti quei bambini morti a causa del nucleare, bambini morti che potremmo trovarci anche nel resto d’Italia se il progetto delle centrali riuscirà ad andare avanti; dall’altro informare tutti che circa un mese fa un altro aereo è caduto a Sigonella, nessuno morto e nessun ferito, soprattutto l’aereo in questo caso non trasportava uranio, quindi la notizia è passata in fretta sui media.
Ma se è caduto vent’anni fa, pieno di uranio, se è caduto poco tempo fa, senza uranio, chi ci assicura che non cadrà anche fra un decina d’anni? Chi ci assicura che quello che cadrà non sarà nuovamente pieno di uranio? Chi ci assicura sui possibili/probabili, dopo il Giappone nulla è più fantascienza, disastri nucleari?
Ecco perché il SI’ al referendum contro il nucleare è un voto saggio, ponderato, sicuro, necessario, d’obbligo.
octavio

mercoledì 18 maggio 2011

Vogliamo poter votare, votare SI'

Quando esplode la bomba è chiaro che poi le ripercussioni, i commenti, le beatificazioni, le recriminazioni, le accuse, le scuse, tutto viene messo in campo per continuare la guerra mediatica che solo ora è nel pieno della sua energia. La sconfitta, la tremenda sconfitta, che il PDL ha ottenuto a Milano (un po’ ovunque ma quello che fa scalpore è Milano) porta tutti a parlare, soprattutto coloro che hanno invece vinto o intendono farlo con i prossimi ballottaggi.
Il primo a parlare è il Movimento 5 Stelle che si bea (giustamente) dell’ottimo risultato ottenuto soprattutto in terra bolognese e sottolinea che con loro una nuova politica verrà messa in atto; io sono d’accordo con loro quando dicono che hanno messo in crisi il sistema politico attuale. Questo è vero, loro hanno messo in crisi il potere bipartitico, ma non solo loro hanno cercato di fare ciò: io non voglio dimenticare le centinai e centinaia di liste civiche che cercano di portare nuova aria nello scantinato ormai asfittico della politica contemporanea.
Il secondo a parlare è Bersani il quale, volendo portare a termine la partita a scacchi con un favoloso scacco matto al Re Berlusconi, inizia a cercare le alleanze. Dopo l’ormai famoso “Vinciamo noi, perdono loro”, dichiarazione che ci fa pensare più a una sfida a battaglia navale che alle elezioni per ridare dignità a questa nostra cara Italia malata, corre ai ripari e chiede al Terzo Polo, ora sì utilissimo a tutti per quel 5% di voti che fanno davvero la differenza, l’allenaza, ritorniamo così al vecchio caro e beneamato motto del “do ut des”.
L’unico che rimane muto, e questo non è positivo ma anzi fomento l’idea che nuovi intrighi si stanno compiendo, è Berlusconi il quale dopo la brusca frenata deve ancora riprendersi e passa le sue giornate a studiare quale sia la nuova più giusta mossa da mettere in campo.
Un silenzio che ripeto non fa ben sperare, anche perché con tutto questo chiasso, con tutte queste dichiarazioni che si rimpallano l’una con l’altra ci stiamo dimenticando, o forse vogliono che ci dimentichiamo, che domani la Camera voterà l’emendamento per tentare di eliminare la voce nucleare dal prossimo referendum. Quesito referendario che scotta in quanto l’unico che dopo Fukushima come un magnete attira gente alle urne, gente alle urne significa voto anche per gli altri quesiti, voto anche agli altri quesiti significa raggiungimento del quorum su tutta la linea referendaria. Insomma ciò che il popolo vuole: niente nucleare, acqua pubblica e politici giusti che pagano per i reati commessi è ciò che il nostro governo non vuole: se passasse tutto ciò finirebbe il motivo di esistere del Governo Berlusconi.
octavio

sabato 14 maggio 2011

Attacco nucleare

Tutti abbiamo visto che cosa è successo a Fukushima, tutti ora sappiamo che cosa significa avere delle centrali nucleari sul proprio territorio. Ho però voglio di ripetervelo, dato che ormai, qui in Italia, si voterà o si dovrebbe votare a favore o contro il nucleare.
Centrali nucleari significa: rischio di morte, significa inquinamento, significa malformazioni genetiche. È chiaro, tutto ciò solo se una centrale salta per aria, ma se salta per aria in Giappone, l’avanguardia dell’antisismico, cosa può succedere in Italia, l’avanguardia del “costruiamo con la merda tanto non ci vado a vivere io”? Questo vale per la centrale in quanto tale, ma le scorie? I prodotti di scarto che fine fanno? E arriva quindi la notizia choc di oggi: è stato formulato un accordo tra Mongolia, Stati Uniti e Giappone, prima che Fukushima accadesse, affinché tutte le scorie radioattive prodotte dai due stati potessero essere accatastate in Mongolia.
E perché proprio lì? Beh mi sembra logico, tutte quelle steppe desertiche e semidesertiche, inabitabili per l’uomo, non possono essere lasciate libere, inutilizzate, quelle vanno riempite di tutti gli scarti del mondo, tanto là chi ci va a guardare? È stato il Giappone che ha fatto uscire la notizia, forse perché impaurito proprio dopo Fukushima.
La scelta della Mongolia di diventare la nuova discarica nucleare a cielo aperto viene presa solo per questione economiche, è chiaro che l’inquinamento totale di quella zona viene fatto solo sotto lauta ricompensa da parte dei due stati produttori di scorie. A che cosa punta quindi il governo mongolo? Per prima cosa, lo abbiamo appena detto, a riempire le casse statali, per seconda cosa tenta di diventare una nuova potenza che possa mettersi a confronto con la Russia. Data la sua enorme estensione territoriale il governo di Putin ha sempre offerto grandi vantaggi a chi entrava nel mondo del nucleare, primo fra tutti un luogo dove smaltire i rifiuti, Ioliodio avea già scritto a riguardo.
Tutto ciò abbiamo detto avveniva prima di Fukushima, dopo il disastro (non ancora concluso, non ancora risolto) nessuno ha cercato di fare marcia indietro, il Giappone sì ci informa della notizia ma il governo rimane fermo nelle sue decisioni, del nostro mondo, del nostro ambiente, di ciò che ci circonda non ce ne frega nulla. tutto è un possibile produttore di denaro, ciò che interessa è quanto vale se poi per ottenere il valore si arriva alla distruzione dell’oggetto poco importa.
aleksej

lunedì 9 maggio 2011

Deforestazioni controllate

Oggi cercherò di spiegarvi perché il fatto che 25 giovani siano stati arrestati nella periferia di Mosca in quanto partecipanti di una manifestazione che chiedeva il blocco della costruzione di un’autostrada sia solo la piccola punta di un gigantesco iceberg che da diversi anni (e con diverse “vittime”) attraversa tutte le sedi governative russe e non.
Non è infatti una novità che in Russia la gente venga arrestata e spesso rilasciata, a volte incarcerata, solo perché aveva partecipato a una manifestazione non autorizzata (c’è da dire che nulla viene autorizzato a meno che non sia a favore del governo), ma in questo caso la protesta è legata all’autostrada che dovrebbe unire Mosca e San Pietroburgo e che dovrebbe passare, secondo le decisioni catastali, per la foresta di Khimki, un vero e proprio polmone verde, unica nel suo genere per flora e fauna, che andrebbe, inevitabilmente abbattuta in parte: i lavori sono già da tempo iniziati.
La deforestazione è attiva già dal 2007 e, a quel tempo, il giornalista Mikhail Beketov, iniziò a pubblicare e portare all’attenzione pubblica la azioni insensate e, per lo più, illegali messi in pratica dalla municipalità locale per dar via alla costruzione dell’autostrada. Sempre in quell’anno l’auto di Beketev veniva data a fuoco, essendo rimasto illeso nel 2008 un attentato organizzato nei minimi dettagli colpisce lo stesso lasciandolo senza una gamba, in coma per diversi giorni, incapace, tuttora, di parlare.
Dopo questo episodio le varie associazioni ecologiste si uniscono e cercano di catalizzare tutta l’attenzione possibile sul “problema” Khimki e ottengono un ottimo risultato: l’UE sancisce che è inaccettabile che qualsiasi realtà europea possa finanziare un’opera di questo tipo, un’opera che va a uccidere un ecosistema straordinario (il butterfly effect ce lo siamo dimenticati?). E qui iniziano a cascare le mele marce perché molte banche europee e alcune industrie private (in particolare francesi) avevano già iniziato a fare dei bei soldini con questo progetto autostradale.
Se ci chiedessimo perchè l’autostrada deve passare di lì troveremmo un’unica risposta valida: gasdotti. Esiste infatti un altro tragitto possibile dove far passare l’autostrada che salverebbe tutta, o in parte, la foresta; un tragitto che però dovrebbe andare ad intaccare dei gasdotti e quindi l’ira dei comuni che vedrebbero intaccate le loro entrate fisse solo per un’autostrada. Da un lato quindi i soldi provenienti dai gasdotti e dall’altro quelli provenienti dalle ditta straniere disposte ad investire in Russia, queste due opzioni hanno subito fatto pensare che era più facile e semplice distruggere una foresta piuttosto che perdere i soldi.
“Vi sono uomini che non hanno mai ucciso, eppure sono mille volte più cattivi di chi ha assassinato sei persone”. Dostoevskij
aleksej

venerdì 1 aprile 2011

I bastoni tra le ruote

Giunge la notizia che la Banca Mondiale ha deciso di finanziare con 3milioni di dollari le industrie idriche palestinesi, un contributo notevole che cerca di ammodernare un impianto idrico che è molto vecchio (in alcune zone praticamente inutilizzabile) ed è spesso preda di azioni violente da parte dei coloni o dell’esercito israeliano. Una donazione che è come la manna insomma, una donazione che ha lo scopo esplicitato di guardare avanti, al futuro, al nuovo stato palestinese.
Sempre in quest’ottica è stato presentato il primo piano urbanistico ad impatto zero per una nuova città, quella di Rabawi, che prevede aree commerciali, scuole, uffici, moschee e una chiesa (alla faccia di coloro che dicono che i musulmani sono tutti intransigenti). Una città che cercherà di ridurre le emissioni di CO2 e utilizzerà le persone che girano per le strade a raccattare tutto ciò che è rivendibile come netturbini per la raccolta differenziata. Un’opera imponete e costosa che però ci presenta il vero volto del mondo palestinese, un mondo che vuole cambiare per migliorare; un nuovo stato, per i palestinesi, è già possibile e auspicabile.
Ovviamente tutta questa positività crolla non appena Israele, per bocca dei suoi santi profeti, inizia a puntare i piedi solo perché capisce che le possibilità per una fine dei dissidi c’è ma loro non la vogliono accettare, loro vogliono solo sfruttare.
Un anno fa Obama aveva detto davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che si augurava di vedere un membro palestinese con piena titolarità partecipare ai lavori dell’Assemblea Generale il successivo settembre, cioè questo settembre. Mancano 4 mesi a tale data, e oltretutto è periodo estivo, quindi i mesi effettivi si riducono drasticamente, e a Israele inizia a bruciargli il culo e così minaccia una serie di azioni di protesta se le Nazioni Unite riconosceranno l’indipendenza della Palestina. Israele avrebbe chiesto a tutti i rappresentanti residenti all’estero di organizzare questo tipo di proteste.
Questa è l’intelligenza del sionismo: bloccare la volontà di porre fine a guerra, di cessare la morte di persone (e le persone muoiono sia in Israele che in Palestina). Lo stato sionista è così razzista e egocentrico che non pensa nemmeno più al bene del suo popolo, l’importante sono i profitti e se questo vuol dire guerra allora continuiamo con la guerra. E comunque una domanda mi rimane, se ne sono sempre fregati di tutte le risoluzioni ONU che gli sono arrivate contro, perché preoccuparsi per questa?
michael