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giovedì 28 giugno 2012

La fine della primavera araba

Per Jamal Zahalqa, deputato palestinese alla Knesset, il parlamento israeliano, “l’affermazione di Mohammed Mursi alla presidenza in Egitto è una vittoria degli egiziani”.
Il leader del partito Alleanza Nazionale Democratica, si è complimentato con Mursi e, come avevano osservato altri politici palestinesi, anche secondo il suo parere il processo di consulta e quello elettorale conclusosi con la nomina di Mursi, è stato un matrimonio con la democrazia.
Anche Zahalqa parla di nuova fase colma di speranza per il futuro. Direttamente aggiornato sul dibattito interno allo Stato ebraico, il deputato sostiene che in Israele non c’è particolare preoccupazione per la vittoria di un candidato dei Fratelli Musulmani, dal momento che è più forte la convinzione che i problemi interni all’Egitto siano talmente estesi, da richiedere la priorità rispetto alla politica estera.
“Altri in Israele non credono in uno scontro aperto tra i due Paesi, perché tale ipotesi significherebbe togliere il pane agli oltre 80 milioni di egiziani”, prosegue Zahalqa con riferimento al taglio delle sovvenzioni statunitensi all’Egitto nel caso di un conflitto con Israele.
“E’ vero che l’Egitto avrà molto da fare al proprio interno, ma l’era di Mubarak non tornerà. Con la vittoria di Mursi, è finita la ‘Primavera israeliana’.
“Non credo che l’Egitto sarà mai uno stato al servizio di Israele, tutt’altro, è una realtà nazionale indipendente che detiene un rapporto speciale con i palestinesi e, anche per questo, gode di grande ammirazione nel mondo arabo”.

via "Agenzia stampa Infopal - www.infopal.it"

lunedì 18 giugno 2012

Vattene tu!


Basta guardare i molti post riguardanti la Palestina o farsi una propria cultura personale andando a cercare in internet o, ancora meglio, andando sui luoghi per capire una caratteristica generale sulle colonie israeliane. Non parlo di loro illegalità, questo lo do per scontato; non parlo di deturpazione di paesaggio, anche questo lo do per scontato; non parlo nemmeno di violenza, ancora una volta do per scontato si sappia che nelle colonie vivono i sionisti più invasati e, dunque, più violenti. Voglio, invece, qui sottolineare l’unica vera questione geografica che accomuna le colonie e cioè la scelta di “crearle” sulle alture, sui monti o sulle colline così da meglio controllare il popolo palestinese.
Alcune sono oggi ancora “semplici” insediamenti, altre sono invece già strutturate e ben avviate e questo è il caso, fra i tanti, di Nazareth Illit o, per farvi capire meglio, Nazareth Alta/ Nazareth di Sopra; la Nazareth, insomma, colonia e colonizzata campo base dei sionisti che hanno strappato la terra ai palestinesi per impiantarci i loro palazzoni e le loro case.
Vi parlo di questo comune perchè da qui viene la nuova proposta assurda del mondo sionista. Premessa, necessaria perchè poi non farlo altro commento, alla propria terra di origine ogni uomo è legato e affezionato, ancora più se gli viene strappata dalle mani con la violenza per costruire il regno di Dio.
La proposta? Pagare i palestinesi perchè vendano la propria casa e se ne vadano per sempre.
michael

venerdì 8 giugno 2012

Il popolo eletto da Dio


Come si fa a distruggere una persona? Come si fa a distruggere una stirpe? Come si fa a distruggere un popolo? Ovviamente tutte le risposte le potete andare a chiedere al Governo d’Israele il quale saprà darvi delucidazioni così precise che rimarrete a bocca aperta per quanto l’uomo sia capace di essere crudele. Cercherò comunque di farvi un sunto di tutto ciò che si deve fare, metti caso vogliate diventare sionisti.
  1. Limitazioni nel movimento: trovare diversi modi e forme per poter bloccare nelle loro città i residenti, fare in modo che anche uscire di casa o andare al lavoro sia per loro impossibile. In questo Israele eccelle, basti pensare al muro di separazione o alla cupola missilistica di Gaza.
  2. Limitazioni nell’economia: non c’è nemmeno bisogno di spiegazioni, senza lavoro non c’è economia, senza economia c’è la morte totale. In Palestina mancanza di lavoro e disoccupazione sono a percentuali altissime e quelle attività che darebbero almeno sostentamento vengono continuamente messe in crisi: uliveti incendiati, coltivazioni distrutte per far posto a colonie, pozzi e risorse idriche chiuse o inaccessibili.
  3. Limitazioni nel sostentamento: Mancanza di cibo e di strumenti lavorativi sono alla base della distruzione di un popolo. Israele è maestro nel blocco totale imposto a Gaza che gli permette, su ogni singolo bene, di decidere se entrerà e come entrerà. Cibo fresco arriva spesso a Gaza avariato a causa delle troppe ore di attesa sotto il sole prima che si apra il valico.
  4. Limitazioni nell’educazione: mantenere un popolo ignorante è il miglior metodo per controllarlo. Di pochi giorni fa la notizia che Israele dopo aver arrestato 18 minorenni, averli incarcerati e, prima, torturati gli vieta ora di poter sostenere gli esami scolastici necessari per superare l’anno scolastico in corso.
Questo è il popolo d’Israele, il popolo eletto da Dio.
michael

giovedì 31 maggio 2012

Alla conquista della luna...


Ormai sono già passati due anni, nessuno, se non i siti strettamente e dichiaratamente filopalestinesi, ci hanno tenuto a ricordare il massacro compiuto per opera israeliana contro la Mavi Marmara, la nave della Freedom Flottilla che cercava di portare aiuti umanitari a Gaza; 9 i morti.
Israele non ha mai chiesto scusa per l’atto, Israele non ha mai dichiarato l’errore dell’atto, Israele se ne fotte che 9 persone siano state ammazzate. Ieri e oggi a Istanbul sono stati organizzati momenti di commemorazione, dolorosa commemorazione.
La notizia che arriva contestualmente è l’organizzazione di una nuova nave che questa estate cercherà di rimuovere, nuovamente, il blocco su Gaza. Tutte le info a riguardo e per chi volesse aiutare le trovate qui.
Lo Stato di partenza è molto lontano e, dunque, gli aiuti economici sono molto necessari; a questo punto conviene dire che non è tanto il risultato quello che conta (spero non sia così ma credo che Israele troverà i mezzi per bloccare questa spedizione, fosse anche con la violenza) ma l’atto di organizzare con testardaggine un modo eclatante per aiutare Gaza e far sì che il mondo porti, riporti l’attenzione su Gaza in particolare, la Palestina in generale.
Israele, intanto, ha già fatto capire che cosa pensa sulla questione Palestina, sulla questione Gaza, sulla questione violenze contro i palestinesi, sulla questione abusi contro minori palestinesi, sulla questione trattamento dei palestinesi nelle carceri, sulla questione odio razziale, sulla questione divisione in due Stati, sulla questione blocco di ogni valico e di ogni genere alimentare e di prima necessità che possa servire ad aiutare i palestinesi.
Nella giornata di ieri un gruppo di soldati israeliani ha collocato sulla Cupola della Roccia/Moschea di Al-Aqsa una bandiera israeliana. Pensando a questa immagine ho pensato un po’ a quella dell’astronauta americano sulla Luna: di colonizzazione sempre si tratta.
michael

giovedì 24 maggio 2012

DIfendete il diritto dei palestinesi


Prima una breve introduzione generale. Lo sanno tutti, anche i bambini, da che esiste lo Stato di Israele il mondo palestinese è stato distrutto e, dunque, il popolo palestinese protesta. Lo sanno tutti, anche i bambini, che le proteste si sono sempre mosse su due filoni: quelle violente, integraliste che sono da condannare in toto, hanno prodotto solo altra violenza di ritorno; quelle pacifiche, che io ho sempre appoggiato e sono, in generale da appoggiare, che male c’è a che un gruppo di individui contesti la propria perdita di qualsiasi libertà? Lo sanno tutti, anche i bambini, che Israele non accetta queste proteste, quelle violente per ovvie ragioni, quelle pacifiche perchè lo Stato di Israele è guidato da nazi-sionisti che hanno subito una “lobotomia talmudica”. Lo sanno tutti, anche i bambini, che Israele per risolvere il problema proteste incarcera tutti, senza troppe remore.
“L’Unione Europea (Ue) difende il diritto dei palestinesi a manifestare pacificamente contro gli insediamenti illegali che Israele costruisce sulle loro terre”.
Questa sarebbe la grande novità, questo sarebbe la svolta decisiva, qui si dovrebbe festeggiare perchè qualcuno ha detto qualcosa contro Israele. Anzitutto non è il primo Stato che interviene non a favore ma contro Eretz Israel, e la conta degli Stati che hanno riconosciuto la Palestina e la conta dei politici che hanno cercato di far muovere qualcosa sono infinite.
Io, sinceramente, non mi accontento di questa dichiarazione, è facile elencare i diritti di qualcuno, il problema è che questi diritti devono essere rispettati e fatti rispettare. Fino a che non si prenderanno posizioni ferme e decise che mettano fine allo strapotere nazi-sionista parlare di Palestina è solo dare aria alla bocca.
michael

venerdì 18 maggio 2012

Tutti a scuola di ebraico


Impartae l'alfabeto ebraio.

Ora cercate una grammatica e studiatevi le regole basilari.

Siete pronti, dovete solo avere un account facebook.

Visitate qeusto link e guardate come è maturo, intelligente, sviluppato, civile e pacifico Israele.


michael

venerdì 11 maggio 2012

Il denaro gira per il mondo


In tempo di crisi bisogna tirare la cinghia? In tempo di crisi c’è possibilità di sprechi? In tempo di crisi bisogna pensare in piccolo? In tempo di crisi è lecito sperperare? In tempo di crisi si deve usare il bilancino per ogni singola voce di spesa? In tempo di crisi si deve risparmiare? In tempo di crisi è necessario ridurre al minimo le uscite? In tempo di crisi si devono aiutare le altre persone? In tempo di crisi bisogna guardare prima le scelte utili e lasciare perdere quelle inutili?
Tutte domande inutili, direte. Più che altro domande ovvie, ripetitive e con semplici risposte. Domande che ho voluto comunque portare alla vostra attenzione perchè sia ben chiaro che se i soldi continuamente vengono usati un puttanate significa che questa crisi in realtà non ci sarebbe se non ci fossero al comando del mondo dei pagalobbies e salvabanche.
Allora lo ripeto, c’è la crisi e la gente non ha più lavoro, la gente si ammazza, la gente non ha soldi per comprarsi il cibo, la gente non sa più dove spaccarsi la testa. Di fronte a tutto ciò gli USA hanno stabilito di stanziare (manca solo la firma di Obama che, di certo, non tarderà a venire) 1 miliardo di dollari (minuzie proprio) da investire in Israele.
Non pensate alla cultura, non pensate all’arte, non pensate alle case, non pensate agli aiuti umanitari, non pensate alla benzina, alla luce, al gas ai medicinali; tutta quella cifra per un unico scopi: armi. Verranno, infatti utilizzati per la Cupola di Ferro, la Fionda di Davide e l’Arco, tutti programmi missilistici di Israele contro la Palestina.
Poi non venitemi a dire che Obama è per la pace e spera nei dialoghi di pace tra Israele e Palestina.
michael

martedì 8 maggio 2012

Cambio di rotta? No, grazie


Due nuove notizie rischiano di passare sotto silenzio internazionale anzi, ormai, possiamo dire che sono passate sotto silenzio voluto.
Non solo non dobbiamo criticare il sistema nazi-sionista di Israele, a meno che non vogliamo essere accusati di antisemitismo e nazismo noi stessi, ma non dobbiamo nemmeno sapere la verità sul suo agire in territorio palestinese. Occhio non vede, cuore non duole e così loro continuano a fare quel cazzo che gli pare.
Sapevate voi che da qualche tempo, si tratta di settimane, Israele ha iniziato una nuova, grande, opera architettonica sul confine con il Libano? Sapevate voi che un nuovo muro, alto 6 metri in media, sta nascendo? Tutto per evitare le infiltrazioni di quei maledetti terroristi che sono ovunque, talmente ovunque che sono solo dove fanno comodo.
E nel mentre che Israele costruisce, fa correre i camion con i blocchi in cemento sulle superstrade che tagliano e derubano terreni agricoli palestinesi, sapete che cosa ha pensato bene di fare Netanyahu? Ha cancellato le elezioni anticipate.
E tutti ora vi chiederete: perchè c’erano elezioni anticipate? Eh sì, in Israele doveva, poteva cambiare la rotta politica e invece il leader maximo ha deciso di no, ha deciso che ci pensava lui a trovare un accordo con il partito Kadima e così è stato (non ci è dato sapere se l’accordo sia stato preso armato). L’opposizione accusava Netanyahu di rompere le palle al mondo intero con la sua politica anti-Iran per evitare di affrontare i problemi interni; il Likud, cioè i galoppini di Bibi, anche lui aveva chiesto lo scioglimento della Knesset (forse si erano stufati anche loro di galoppare); Bibi aveva fatto sapere che pure lui era d’accordo a nuove elezioni per ristabilire il ristabilibile in velocità, ma poi oggi ha fatto sapere, tramite lettera, che no, lui il suo bel culo da quella poltrona non lo spostava, aveva troppe cose in ballo da portare a termine e, si sa, uno sterminio non lo si può fermare per questioni politiche interne.
Io, però, a parte informare i miei lettori di che cosa sta succedendo in Palestina mi sto arrovellando su di una domanda che mi pongo da qualche tempo. Ora la questione la lancio a voi, ho bisogno di testare: alzi la mano chi non gliene fotte un cazzo.
michael

mercoledì 2 maggio 2012

Home sweet home



I coloni, si sa, hanno bisogno di posto, hanno bisogno di terra, hanno bisogno di case. Ecco come fanno ad ottenerle.
michael

martedì 17 aprile 2012

Giornata del Prigioniero

Art. 90

Agli internati sarà concessa ogni facilitazione per provvedersi di vestiario, di calzature e di biancheria di ricambio, al momento dell’arresto, e per procurarsene, ove occorra, ulteriormente. Se gli internati non possiedono vestiario sufficiente per proteggersi dai rigori del clima e non possono procurarsene, la Potenza detentrice ne fornirà loro gratuitamente. Il vestiario che la Potenza detentrice fornisce agli internati e i segni distintivi esterni che essa potrebbe applicare sul loro vestiario, non dovranno avere carattere infamante nè esporre a ridicolo chi li porta.

Art. 91 

Ogni luogo d’internamento disporrà di un’infermeria adeguata, posta sotto l’autorità di un medico qualificato, dove gli internati potranno ricevere le cure di cui avessero bisogno, come pure un regime alimentare appropriato. Locali d’isolamento saranno riservati ai malati che soffrono di affezioni contagiose o mentali. Le puerpere e gli internati colpiti da malattia grave, o il cui stato esiga una cura speciale, un intervento chirurgico o l’ospitalizzazione, dovranno essere ammessi in ogni stabilimento adatto per curarli e vi riceveranno delle cure pari a quelle date all’insieme della popolazione. Gli internati saranno curati di preferenza da personale sanitario della loro nazionalità.

Art. 93 

Gli internati godranno della più ampia libertà per la pratica della loro religione, compresa l’assistenza alle funzioni di culto, a condizione che si uniformino alle norme correnti di disciplina prescritte dalle autorità detentrici. Gli internati che sono ministri di un culto saranno autorizzati ad esercitare pienamente il loro ministero tra i loro correligionari. A questo fine, la Potenza detentrice invigilerà che essi siano equamente ripartiti tra i vari luoghi d’internamento dove si trovano gli internati che parlano la stessa lingua e appartengono alla medesima religione. Se essi non sono in numero sufficiente, essa concederà loro le facilitazioni necessarie, tra altro mezzi di trasporto, per recarsi da un luogo d’internamento all’altro; essi saranno autorizzati anche a visitare gli internati che si trovano negli ospedali.

1600 detenuti oggi, nella giornata del prigioniero palestinese, iniziano uno sciopero della fame ad oltranza per richiedere a Israele il rispetto della Convenzione di Ginevra firmata anche dai rappresentanti sionisti. Quelli che leggete sopra sono stralci di ciò che i palestinese dovrebbero godere. Di come si vive nelle carceri nazi-sioniste ve ne ho già parlato. Dopo la “creazione” delle leggi Shalit la situazione è peggiorata, non solo per i carcerati, ma anche per i loro parenti.
michael

martedì 10 aprile 2012

Meditazioni

“Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.
E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni – anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi – come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.”
Gunter Grass

Queste le parole che hanno fatto scoppiare l’odio in Israele, inaccettabile che un compagno di fede e di stirpe divina possa divenire “il simbolo dell’antisemitismo”, così com’è stato definito da alcuni israeliani.

 “L’Italia ha sempre sostenuto l’esistenza di due Stati che vivano uno affianco all’altro in pace”
Mario Monti

 Diceva ciò mentre era obbligato a indossare kippa e paramenti ebraici: in Israele o ebreo lo sei o ebreo lo diventi.

 “La richiesta presentata all’ONU non è stato un atto per screditare Israele, lo si è fatto solo nell’ottica di arrivare ai due Stati, separati e in pace”.
Abu Mazen

Diceva ciò mentre i coloni israeliani distruggevano case e negozi in Territorio occupato.

 “Sì ai due stati, ma quello palestinese senza armi”
Benjamin Netanyahu

Le cazzate le dice solo lui.
michael

mercoledì 4 aprile 2012

Fate in fretta, vi prego

Il Ministero della Salute palestinese ha informato il mondo intero: ci restano 20 giorni.
Israele è riuscito nel suo intento, fra 20 giorni il genocidio avrà inizio e il mondo, ancora una volta, starà lì a guardare. A dire tutte quelle schifose cazzate sulla matrice terroristica che alberga Gaza e sulla difficoltà di vita di quei “poveri” israeliani che sono bersagliati dai battaglioni musulmani.
Non sto parlando di Piombo Fuso, non sto parlando di nuove azioni militari preventivate o programmate, sto parlando di un problema ancora più grave che paralizza da tempo, a singhiozzo, Gaza: elettricità.
Vi avevo già raccontato la storia di un bambino morto a causa del blocco di emissione elttrico obbligato per salvare il più possibile le risorse, normalmente la luce a Gaza non c’è dalle 8 alle 12 ore giornaliere, ora però la situazione è nera. Si andrà avanti per 20 giorni poi il buio sarà totale e continuo.
Il Ministero della Salute ecco perchè lancia l’allarme; è triste da dire ma si può già iniziare a calcolare chi perderà la vita, quanti la perderanno e in che tempi la perderanno.
Israele si sfrega le mani, fra venti giorni inizierà a brindare; il cinismo dello sterminatore è insito in tutti i politici che si rifanno o si ispirano al sionismo.
Ciò che voglio sottolineare io è che mancano 20 giorni e nessuno ha ancora fatto niente. 20 giorni sono 480 ore; 480 ore sono 28.800 minuti e, si sa, il tempo è inesorabile.
michael

lunedì 26 marzo 2012

Anche la luce si veste a lutto

È da due giorni che le campane suonano a lutto nel mio cuore, è da due giorni che non riesco a fare altro pensiero.
Sapete quando avete la mente bloccata su un punto fisso? Quando niente o nulla riescono a distogliervi da un pensiero? Ecco, mi sento così.
Ho appreso la notizia e ho visto le immagini, il mio “cuore di papà” è rimasto immobile, raggelato davanti al dolore e alla cattiveria umana. È facile da dire: un bambino, un neonato, di 7 mesi è morto a Gaza; difficile da accettare, ora, giuro, ho il vomito.
Morto perchè la macchina che lo teneva in vita ha smesso di funzionare, e non è eutanasia o errore medico, è per colpa della carenza di elettricità che affligge tutto il territorio della Striscia di Gaza. Un bambino di sette mesi è morto perchè nessuno da un mese ha fatto un cazzo per far sì che entrassero aiuti umanitari dai blocchi posti da Israele, per far sì che venissero portati davanti al Tribunale dell’Aja Netanyahu e soci.
Lo stesso giorno in cui veniva pubblicamente data la notizia che il bimbo era deceduto un’altra arriva alle orecchie di molti: l’ONU è riuscita a far arrivare carburante a Gaza, non è tanto, risolverà il problema per poco, ma qualcosa arriverà, solo che arriverà troppo tardi.
È vero, sarà di aiuto per molti, ma non sarà più di aiuto per lui, un esserino piccolo piccolo, che non aveva fatto male a nessuno, aveva solo la colpa, dal punto di vista israeliano, di essere palestinese.
michael

giovedì 22 marzo 2012

Salam 'alaikum

Se c’è un uomo di pace è lui, Dalil Boubakeur. Sui fatti di Tolosa è dovuto, ha voluto, intervenire per dichiarare che l’Islam si basa sulla pace, e come dargli torto. I folli esistono, ma non solo nella religione musulmana, e se dobbiamo parlare dell’attentatore che ha ammazzato, a caso, dei soldati e con maggiore intenzionalità degli ebrei, dobbiamo davvero parlare di follia. Non può essere sano di mente chi dice che vuole morire con le armi in mano, chi dice che ha ammazzato persone a caso solo perchè militare o chi dice che vuole ammazzare bambini ebrei solo per vendicare i bambini palestinesi o, ancora, chi filma le sparatorie e dichiara di volerle mettere in internet.
Israele aveva già commentato, poi è stato il turno degli USA (Obama ha chiamato per le doverose condoglianze), poi è stato il turno della Francia (Sarkozy prima ha detto che vuole l’attentatore vivo, poi ha detto “Ci voleva distruggere ma noi non crolliamo”, poi ha detto “Grazie Obama insieme a te combattiamo il terrorismo”, ma che cosa c’entra Obama adesso?), poi è stato il turno della Palestina (Fayyad ha detto “Basta usare noi per giustificare le vostre merdate”, non ha usato queste parole ma il succo è precisamente questo).
Pochi minuti fa ho letto la notizia che il blitz sarebbe finito da qui a poco, l’attentatore sembra essersi suicidato, non avendo risposto a nulla dopo che le teste quadre hanno ridotto a brandelli la sua casa, il suo bunker.
Io volevo accodarmi alle parole di Boubakeur, persona che stimo sinceramente, l’Islam è pace, si fonda sulla pace e lavora per la pace; i pazzi, i folli, gli attentatori non fanno parte dell’Islam, sono assassini e per questo vanno puniti.
Un unico accorgimento, vi prego non usate questo fatto per martirizzare Israele. I bambini e il rabbino morti sono martiri, questi ebrei morti sono martiri; il governo d’Israele e i suoi sostenitori sono degli assassini. Perchè? La stessa violenza usata dall’attentatore di Tolosa la riversano sui cittadini palestinesi, con un unico obbiettivo: sterminio di un popolo.
michael

giovedì 15 marzo 2012

Mens sana in corpore sano

Ai posti di partenza; Pronti, Via!
Domani si parte, domani si corre, per le strade di Gerusalemme prenderà vita la Seconda Maratona di Gerusalemme; tutti i tour operator del mondo si stanno dando da fare per vendere più biglietti possibili, più stanze possibili, più pranzi e/o cene possibili.
C’è chi fa il disinteressato alla religione e allora vende il solo pacchetto sportivo, c’è chi punta in alto e oltre alla salute del fisico pensa anche a quella dello spirito. In questo caso c’è l’imbarazzo delle scelta; pacchetto base di 7 giorni per prima correre e poi ripercorre i punti salienti della vostra religione, volendo con guida spirituale al seguito. Da domenica Gerusalemme ha organizzato una mostra/mercato su salute e sport che durerà per tutto l’arco di questa settimana, un altro modo per raccattare su soldi. Per chi partecipa l’ingresso via aereo è, ovviamente, meno pesante che per un turista normale, per chi partecipa i controlli corporali sono evitati; aspettate a ripartire, ne vedrete delle belle...
Mentre quindi il mondo si prepara a correre, 50 i paesi stranieri partecipanti e oltre mille gli atleti israeliani che cercheranno in tutti i modi di primeggiare, la Palestina continua a vivere la sua vita di sempre, la sua vita di stenti. Gaza non ha più luce, gli ospedali non hanno più luce e medicine; la gente ricoverata è costretta anch’essa, dunque, a morire.
Non voglio passare sempre per il guastafeste e il rompipalle ma io non posso pensare che uno Stato, Israele, si impegni tanto a organizzare eventi come le Maratone e se ne fotta delle persone che muoiono; sì, lo so, è lui che le sta uccidendo, ma rimane comunque assurdo il fatto.
Quanti atleti avranno la possibilità di vedere che cosa sta facendo lo Stato ospitante contro i palestinesi? Quanti sono informati che lo Stato israeliano è uno stato nazista? Quanti sono interessati a quello che sto dicendo? Sono queste le domande che mi passano ora per la mente.
michael

lunedì 12 marzo 2012

Piovono bombe

Tre giorni di bombardamenti, il tempo per fare 18 morti, una quarantina di feriti e avere ancora voglia di continuare, di vedere ancora scorrere del sangue.
Una punizione in grande stile, come solo e sempre Israele sa fare, una risposta esagerata a lanci di razzi da Gaza. Lo ripeto ancora, lo devo ripetere sempre io NON giustifico nessun atto di violenza, quindi non giustifico, anzi condanno, i razzi lanciati da Gaza. C’è però una precisazione da fare: i razzi di Gaza spesso e volentieri non distruggono nulla, sono un fallimento, raramente fanno morti; i razzi israeliani sono intelligenti e, dunque, colpiscono sempre, colpiscono anche, come è successo in questi ultimi tre giorni, una moto che girava tranquilla per le strade di Gaza e nulla c’entrava con le sedi dei terroristi.
Il motivo dei bombardamenti è sempre quello, distruggere le basi terroristiche, e perchè allora muore sempre gente innocente? Questioni di sterminio forse.
Netanyahu parlando ai cittadini del Sud di Israele ha detto che abbatterà non solo coloro che stanno bombardando ma anche coloro che stanno progettando di bombardare, ha detto che amplierà la “Cupola di Ferro” e che per lui è una gioia dare l’ordine di bombardare. Se non è sterminio questo...
Rispetto poi a una possibile operazione via terra Netanyahu ha eluso l’argomento mentre che Fuhrer Lieberman ci ha tenuto a dire la sua: “L’operazione via terra non è ancora stata organizzata, certo è auspicabile”.
Nuova Piombo Fuso in arrivo, dunque. Lo ripeterò, se non è sterminio questo.
michael

martedì 6 marzo 2012

Idee per ottenere ciò che si vuole

Che l'intento del Governo d'Israele e di gran parte del suo popolo sia quello di eliminare la presenza palestinese dalle loro terre per finalmente fondare l'unico Stato di Eretz Israel ce lo siamo detti tante volte e non è nulla di nuovo. Lo sanno tutti. Ecco perchè ho deciso, ogni tanto, di raccontarvi quali azioni Israele sta mettendo o ha messo in piedi per perseguire il suo scopo.
È evidente a tutti che il vero e grande e autentico pomo della discordia è Gerusalemme, la città santa che più santa non si può, da dividere con Islam e Cristianesimo: idea assurda per un Governo e un popolo così invasati da Dio da non vedere oltre il proprio naso.
Su Gerusalemme si combatte una guerra giornaliera fatta di piccole conquiste giornaliere che dall'una o dall'altra parte risicano un po' di territorio. Certo è che Israele quando decide di giocare duro ha tutti i mezzi, i permessi e gli appoggi per farlo e, così, decide di bloccare le aree di culto musulmane piuttosto che distruggere vie d'accesso o chiudere gli accessi alla città tutta, città che, ricordiamolo, è sotto diritto internazionale e non sionista. L'ultima trovata è quella di costruire (si sa che gli israeliani in questo vanno forte) in Gerusalemme un cimitero e di rafforzare le linee ferroviarie su tutto il territorio.
Detto così sembrerebbe quasi normale amministrazione ma, volendo approfondire, devo anche aggiungere che il Cimitero sarà di 6 (sei, scrivo anche in lettera per evitare contraffazioni) piani e le ferrovie saranno create solo per collegare le attuali e future colonie con la città santa.
Dire “deturpazione del paesaggio” è, dunque fare un complimento.
Ma se questo per voi è già esagerare state bene a sentire che cosa ho da raccontarvi ora. Deserto del Negev, zona arida e impervia dove quando piove, se piove, l'acqua cade così violentemente da allagare l'area, non aiutando, dunque, le coltivazioni. Nell'ottica di eliminare per ricostruire di cui discutevamo sopra Israele ha deciso di deviare artificialmente tutte quelle acque verso Gaza, ha deciso di inondare la “terra dei terroristi”. E nessuno tenta di fermarli.
michael

mercoledì 29 febbraio 2012

Secondo voi partiranno?

Una scelta interessante e non stupida. Una mossa arguta che potrebbe, se ascoltata, portare finalmente alla luce la o le verità nascoste da troppo tempo. Potrebbe, in più, togliere le fette di prosciutto che coprono troppi occhi di troppi pezzi grossi della politica internazionale che fanno finta di non vedere per continuare a trarre profitti.
Il rappresentante palestinese alle Nazioni Unite ha chiesto, provocatoriamente, al Consiglio di Sicurezza di organizzare, in breve tempo, una “gita” nei territori occupati per vedere che cosa la politica razzista e folle d’Israele sta producendo a quei famosi territori occupati che sono di diritto palestinesi e di forza israeliani.
Ovviamente nessuno ha fiatato, nessuno ha detto nulla; queste parole sono cadute nel vuoto, e non credo che nessuno mai le raccoglierà. Sarebbe troppo filopalestinese accettare una cosa del genere e sarebbe, dunque, troppo antisemita perchè tutto il mondo non si scagli contro questa decisione e così si lascia che tutto crolli.
Sono pronto anche a dire che se davvero l’Onu accettasse e si decidesse a trovare una data utile per tutti i rappresentanti che dovrebbero partire, Israele riuscirebbe, fosse anche in pochi giorni, a trasformare la realtà come oggi si presenta a chi va in Palestina in un mondo perfetto così da zittire gli importanti turisti. Per coloro che sono già pronti a dirmi che ora esagero, che questa è fantapolitica, rispondo invitandoli a “scovare” in internet che cosa è stato in grado di fare il Mossad in tutti questi anni di esistenza, vi assicuro che cambierete idea.
Mettiamo però il caso che non sia così come dico io, che davvero sia impossibile modificare la realtà, comunque il viaggio sarebbe un fallimento. Chiunque oggi si dice filoisraeliano, direi l’80% della popolazione mondiale, sarebbe in grado di giurare di non aver visto nessun muro, di non aver visto nessun filo spinato, di non aver visto colonie o checkpoint, di non aver visto mancanza di acqua, di luce e di cibo, di non aver visto morte e guerra. E per chi dice che anche stavolta sto esagerando questa domanda: Ricordate il nostro ex-Premier?
michael

giovedì 23 febbraio 2012

To boycott Israel, Shopping Tips


Nel mentre che il mondo rimane, addormentato e inerme, ad osservare l’ultima decisione d’Israele: possibilità ai coloni di costruire strade a delimitare e a difendere le colonie senza nessuna previa autorizzazione da parte del Governo e senza necessità di registrazione presso il catasto, io utilizzo il mio spazio odierno per la pubblicità.
Un libro che chiunque, come me, è contrario al sionismo, è contrario al colonialismo, è contrario all’abominio che Israele sta facendo contro la Palestina deve conoscere e deve avere.
Per il pdf qui.
Per acquistarlo qui.
Sapevate che tutte le banche israeliane offrono alle imprese di costruzioni tassi agevolati per permettergli di tirare avanti anche con la crisi e che i tassi sono maggiormente agevolati se le case sono costruite su territori occupati? Sapevate che molti agricoltori palestinesi che si sono visti sottratti la terra ora lavorano in nero per agricoltori israeliani che non danno nessuna garanzia su malattie e assicurazioni? Sapevate che Israele produce energia eoliche grazie alle alture del Golan occupate e che l’energia che arriva in Palestina e a Gaza, in particolare, è gestita da una compagnia nazionale che toglie e mette la luce a suo piacimento come punizione per i palestinesi?
Tutto questo e molto altro è spiegato dettagliatamente nel libro, il quale ha tra i suoi collaboratori l’Alternative Information Center, cosa che per me è un vanto.
“There are concrete steps that people can take, learning from the lessons of the first Intifada and the Boycott, Divestment and Sanctions campaign to dismantle the South African Apartheid regime; strategies of popular resistance, strikes, occupations, direct actions. From the streets into the offices, factories and headquarters is where we need to take this fight, to the heart of decision-makers that are supposedly making decisions on our behalf and the companies making a killing out of the occupation. The third intifada needs to be a global intifada.”
Ewa Jasiewicz, from the besieged Gaza Strip, January 2009
michael

lunedì 20 febbraio 2012

Rinchiusi, al buio

Sicuramente vi sarà capitato, a me moltissime volte, di pensare con preoccupazione a tutto ciò che potrebbe andare storto se non ci fosse l’energia elettrica. A me è capitato di pensarci sopratutto quando mi ci sono trovato senza; blackout per maltempo, per lavori di manutenzione o via dicendo.
Senza elettricità si sta al buio, ma è anche vero che si può aiutare con le candele, si sta al freddo, è sempre vero che ci si può coprire, ma molto dipende dal freddo che fa. Senza elettricità si scongela il freezer e si scalda il frigorifero, non si può quindi mantenere il cibo, tutti gli elettrodomestici sono fuori usi e non vanno gli ascensori. Senza elettricità la TV non si accende, le porte automatiche non si aprono, gli apriporta non funzionano. Senza elettricità le tapparelle automatiche non si alzano, ma è anche vero che quelle in pochi ce le hanno, nessun esercizio può aprire per svolgere il suo lavoro. Senza elettricità i recinti per gli animali sono inutilizzabili e possono scappare, i sistemi di allarme sono fuori uso e tutto, e se dico tutto è tutto, è svaligiabile. Senza elettricità i selfservice dei benzinai non vanno e nemmeno le torrette per il calcolo dei litri, i telefoni non funzionano e i cellulari a lungo andare svaniscono. Senza elettricità le pompe per il prelevamento di acqua dai pozzi non funzionano e così nè i campi vengono irrigati, nè il bestiame può abbeverarsi.
Senza elettricità tutto finisce.
Ora pensate che questa situazione per noi sarebbe paradossale, sarebbe l’apocalisse. La si può immaginare e si può anche pensare che in realtà una situazione del genere realmente a noi difficilmente capiterà.
Questa vita da blackout totale si è iniziata a vivere a Gaza da qualche settimana, non siamo ancora al massimo delle disperazione, ma poco ci manca. Tenete anche presente che grazie a Israele, non solo l’elettricità manca, ma anche la benzina, le candele e le coperte.
michael