Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta USA. Mostra tutti i post

martedì 26 giugno 2012

Poveretto, votatelo!


Tutti i non membri del Ku Klux Klan erano intervenuti per denunciare lo schifo della legge anti immigrazione varata tempo fa in Arizona, anche io ne avevo parlato.
Quattro erano i punti chiave sui quali la legge puntava per “smascherare” gli illegali e rimandarli a casa: 1. Possibilità di richiesta documenti a tutti gli immigrati che potevano sembrare illegali; 2. Reato per gli immigrati legali sorpresi senza documenti 3. Impossibilità di contratto di lavoro senza documenti 4. Possibilità di arresto per chi può sembrare illegale.
Obama ha lottato perchè questa legge venisse modificata, era troppo apertamente contro i principi di uguaglianza che aveva sbandierato per farsi eleggere, e ha ottenuto che i punti 2, 3 e 4 venissero eliminati. Un successo per molti; una rivincita per tanti, grandi elogi per quel santo di Obama che avrebbe mantenuto le promesse fatte, ma per chi guarda con attenzione solo una vittoria di Pirro.
Rimane in vita ancora il primo punto della legge, quello più folle, quello più assurdo, tanto che la governatrice dell'Arizona, incazzata nera per la mossa di Obama, ha già detto che, essendo rimasto superstite il primo punto, lo farà applicare sempre, ovunque e comunque.
Ma poi voi lo avete capito il vero motivo di questa modifica di legge voluta da Obama? Semplice, se tutti gli immigrati legali vengono incarcerati solo per il fatto che sembrano illegali chi andrà a votare Obama alle prossime elezioni?
octavio

lunedì 25 giugno 2012

Impeachment


39 voti favorevoli, 4 contrari e 2 assenti. È golpe di Stato? È giustizia? È Costituzione? È legale?
Tutte domande lecite, tutte domande che attendono risposta. Nel mentre, però, in Paraguay l’ex vescovo di sinistra è stato destituito dal suo scranno e al suo posto è salito il sostenitore, ora acerrimo nemico, Federico Franco. C’è da precisare subito che da un punto di vista legale (io non me ne intendo molto, ma ho cercato di informarmi al meglio) le azioni che il Parlamento ha fatto contro il Presidente Lugo sono tutte precise e giuste; accusato di impeachment è stato mandato a processo da quei 39 voti favorevoli di cui all’inizio, è stato, dunque, destituito e al suo posto è salito il suo vice: il Comandante Franco.
Eh sì, quello che lo aveva aiutato a prendere i voti necessari per andare al potere, quello che gli aveva permesso di vincere, subito dopo, gli ha voltato le spalle (attenzione ideologicamente, perchè fisicamente il suo posto di vice ben remunerato mica lo ha mollato) e poi, quando ha potuto gli ha rubato il posto in poltrona.
Ripeto, legalmente mi sembra che le azioni messe in campo siano corrette e, infatti, chi accusa il Comandante di aver architettato un golpe lo fa precisando che, comunque, golpe militare non è.
Quello su cui credo sia necessario soffermarsi un attimo è il motivo per cui su Lugo pende oggi il giudizio di impeachment: malgoverno e aumento della violenza. Ma davvero mi volete fare credere che in Latino America il problema della violenza si può legare, SOLO, al malgoverno? E, poi, c’è da dire che mentre il Comandante Franco fa sapere che la vita in Paraguay è normale e la gente è tranquilla, il popolo fa sapere che i sostenitori di Lugo sono in piazza a protestare e anche i più poveri dei poveri, i contadini, si stanno organizzando per arrivare in città a dire la loro. Vedremo Franco come si comporterà, d’obbligo sottolineare che la vera accusa contro Lugo è uno scontro di non molto tempo fa fra polizia e contadini in cui persero la vita sia gli uni che gli altri; un banco di prova, insomma, quello che sta per arrivare, per Franco.
Nel mentre, per quello che mi è dato sapere, gli USA tacciono; c’è chi non riconosce il nuovo governo, c’è chi (Germania in primis) lo ha già riconsciuto, ma gli USA? Quando parleranno tutto sarà chiaro.
octavio

mercoledì 23 maggio 2012

Un bravo cristiano dice "No!"

Un bravo cristiano dice “No!”, un cristiano “normale” dice “Perchè no?”, un “non” cristiano dice “Assolutamente sì!”. Ora decidete voi da che parte stare, io sono per la libertà e credo, dunque, che bisogna prendere una parte ben precisa; io, per la prima volta, sono d’accordo con l’operato di Obama.
Ha detto, quando lo si doveva votare che avrebbe modificato la sanità USA, ha cercato di farlo, poi si è tirato indietro, poi si è venduto alle lobbies, poi ha buttato via i 30 denari ed è tornato sui suoi passi, poi ha capito che con le lobbies non si scherza ed è tornato da loro come il figliol prodigo, poi ha deciso che un po’ di testa sua lo poteva anche fare e come Davide contro Golia ha fatto uscire una nuova legge, interessante, utile.
D’ora in avanti i datori di lavoro saranno obbligati a fornire ai loro dipendenti un’assicurazione medica. Diciamo che non ha mantenuto le promesse che aveva fatto, diciamo che, comunque, con questa legge i più poveri dei poveri (e gli USA ne sono pieni) rimangono fottuti, ma, almeno, un passo in avanti è stato fatto e, e questo è ancora più interessante, a danno dei padroni, dei ricchi, dei lobbisti. Interessante sopratutto perchè sino all’uscita di questa legge le assicurazioni facevano quello che più a loro aggradava e, dunque, se tu avevi avuto molte malattie o molti ricoveri l’assicurazione te la sognavi.
Ma perchè tutte le citazioni bibliche di cui sopra? Semplice, proprio per l’uscita di questa legge Obama si è beccato una bella causa da una serie di istituzioni e gruppi cattolici (per non essere troppo fasullo sottolineerò che sto parlando di lobbies cattoliche) americani che ritengono l’azione anticostituzionale. Ma perchè? È una scelta giusta quella che ha fatto Obama. E allora vado a leggermi la norma e scopro che l’assicurazione medica in questione deve comprendere anche la copertura per i contraccettivi.
“Oddio, aiuto, gridiamo allo scandalo. Obama è con Satana perchè permette l’uso dei contraccettivi dopo aver detto, oltretutto, che lui è d’accordo a che degli orridi froci si sposino”, ho voluto riassumere qui il pensiero dei bravi cristiani che dicono di no. Ecco perchè io sono d’accordo con Obama.
octavio

giovedì 17 maggio 2012

Tutti gli Ai Weiwei e Chen Guangcheng si facciano avanti


La Clinton, Obama, Biden, i sottoposto di Obama tutti, i sottoposti della Clinton tutti, buona parte degli americani, buona parte degli abitanti il Globo terrestre, buona parte dei cinesi erano scesi in campo per far sì che l’attivista cieco Chen Guangcheng potesse ritrovare la libertà dopo che era da una vita segregato in casa e controllato a vista dalle autorità cinesi e dopo che lui, cieco, era riuscito a scappare dalla sua casa guardata a vista e si era rifugiato presso l’ambasciata americana.
L’ambasciata si era subito prodigata a dare un giaciglio dove far riposare le stanche membra del pezzo grosso che aveva appena “catturato”, i funzionario che mettevano a letto il povero Chen Guangcheng già fantasticavano su come potevano utilizzare quest’uomo contro il governo cinese. Si sa che la Cina stringe tra le mani gli attributi del povero Obama, da un punto di vista economico, e, dunque, ogni conto attacco è ben visto e ben voluto.
Ora Chen Guangcheng è libero, ora andrà in America a studiare presso l’università di New York che gli ha offerto una borsa di studio. E va bene, e che vada e che studi.
Perchè puntare tutto su di lui ed evitare di guardare al problema generale? Beh, l’ho detto prima, bisogna non solo colpire la Cina ma proprio ferirla e, per fare ciò, bisogna usare i pezzi grossi, quelli che contano, quelli che hanno una eco formidabile, tutti gli Ai Weiwei e Chen Guangcheng della Cina si facciano avanti, avranno sfarzo e vita felice negli USA, devono solo essere disposti a dar contro il Governo di Pechino.
E, guardate, di motivi per protestare ce ne sono fino all’infinito, quello che critico io è che non si deve puntare solo a chi dà lustro allo Stato che si presenta come difensore, bisogna salvare tutta la povera gente che viene maltrattata solo perchè cerca di alzare la testa.
octavio

mercoledì 16 maggio 2012

Unete a la Marche Patriotica...così morirai

Marcha Patriótica, così si chiama il movimento che da un po’ di tempo organizza manifestazioni, volantinaggi, pubblica articoli e interviene, in Colombia, contro la politica corrotta e contro la violenza che insanguina tutto lo Stato latinoamericano.
Questi alcuni passi del comunicato di oggi, sul sito trovate il testo integrale, dopo che il Mostro USA ha firmato il trattato di libero commercio con la Colombia, appunto:
Ante la entrada en vigencia del Tratado de Libre Comercio de Colombia con Estados Unidos en el día de hoy, MARCHA PATRIÓTICA declara:
1.- El TLC representa un capítulo más del proceso sistemático de cesión de soberanía impuesto por las clases dominantes. Junto con el intervencionismo militar y cultural del imperialismo estadounidense, se constituye en una pieza más del indigno y oprobioso régimen de dependencia que ha imperado históricamente en nuestro país y que se viene profundizando con la implantación del modelo económico neoliberal a lo largo de las últimas décadas.
4.- Pese a la retórica gubernamental sobre sus supuestos beneficios para la sociedad y la población colombianas, este tratado está llamado a deteriorar aún más el aparato productivo, a castigar a la pequeña y mediana producción industrial, a desmejorar las condiciones de la producción agrícola, avícola y pecuaria, y sobre todo de la economía campesina, y con ello la ya precaria soberanía alimentaria. El TLC producirá la destrucción masiva de puestos de trabajo y desmejorará la situación de ingresos de importantes sectores de la población trabajadora. Al mismo tiempo, estimulará el consumo de las clases más pudientes de nuestro país.
8.- El alborozo que ha generado la entrada en vigencia del TLC en las clases dominantes reafirma la necesidad de producir un cambio político, basado en la más amplia organización, movilización y unidad popular, que siente las bases para la superación del modelo económico neoliberal que ha imperado en el país durante las últimas décadas y, en general, del modo de vida y de producción. Asimismo, para contribuir a propiciar la verdadera integración de Nuestra América con fundamento en los principios de la autodeterminación, la cooperación y la solidaridad internacionalistas.
Forse sarà l’ultimo dei loro discorsi, accusati di essere sottomessi al potere dominante, accusati di essere stati creati ad hoc dai politici che governano, accusati di voler assicurarsi le masse per poter avere nuovo peso politico, rischiano, in pochi giorni, di essere sterminati. O almeno questo dichiara il volantino che il gruppo paramiliatre Aguilas Negras ha fatto circolare per tutto lo stato Colombiano.
octavio

venerdì 11 maggio 2012

Il denaro gira per il mondo


In tempo di crisi bisogna tirare la cinghia? In tempo di crisi c’è possibilità di sprechi? In tempo di crisi bisogna pensare in piccolo? In tempo di crisi è lecito sperperare? In tempo di crisi si deve usare il bilancino per ogni singola voce di spesa? In tempo di crisi si deve risparmiare? In tempo di crisi è necessario ridurre al minimo le uscite? In tempo di crisi si devono aiutare le altre persone? In tempo di crisi bisogna guardare prima le scelte utili e lasciare perdere quelle inutili?
Tutte domande inutili, direte. Più che altro domande ovvie, ripetitive e con semplici risposte. Domande che ho voluto comunque portare alla vostra attenzione perchè sia ben chiaro che se i soldi continuamente vengono usati un puttanate significa che questa crisi in realtà non ci sarebbe se non ci fossero al comando del mondo dei pagalobbies e salvabanche.
Allora lo ripeto, c’è la crisi e la gente non ha più lavoro, la gente si ammazza, la gente non ha soldi per comprarsi il cibo, la gente non sa più dove spaccarsi la testa. Di fronte a tutto ciò gli USA hanno stabilito di stanziare (manca solo la firma di Obama che, di certo, non tarderà a venire) 1 miliardo di dollari (minuzie proprio) da investire in Israele.
Non pensate alla cultura, non pensate all’arte, non pensate alle case, non pensate agli aiuti umanitari, non pensate alla benzina, alla luce, al gas ai medicinali; tutta quella cifra per un unico scopi: armi. Verranno, infatti utilizzati per la Cupola di Ferro, la Fionda di Davide e l’Arco, tutti programmi missilistici di Israele contro la Palestina.
Poi non venitemi a dire che Obama è per la pace e spera nei dialoghi di pace tra Israele e Palestina.
michael

giovedì 10 maggio 2012

Gli 007 di al Qaeda

Non lo so, io davvero non ci riesco a credere che quello che è avvenuto pochi giorni fa ha davvero messo in ginocchio al Qaeda, ha davvero aiutato gli USA ha fare una bella figura.
Ovviamente se tutti i giornali del mondo ne parlano in questo senso un motivo ci deve essere, solo bisogna capire qual è il motivo pubblicitario e qual è il motivo realistico.
Che CIA, FBI e OBAMA abbiano fatto un’ottima impressione davanti al mondo intero avendo infiltrato uno 007 in Al Qaeda e avendolo utilizzato per sventare un possibile attacco suicida con nuovi ordigni, nuovi e particolari, è davvero fuor di dubbio? Che OBAMA poco dopo aver incassato gli applausi per la genialata messa in atto dichiari pubblicamente di essere favorevole ai matrimoni gay, passando alla storia per il primo presidente ad averlo detto, è davvero lavoro disinteressato? Non lo so, io sento puzza di metodologie acchiappatoti.
Poi ho un’idea che mi frulla in testa, che non riesco a togliermi dalla testa, che mi è nata da quando è nata al Qaeda, che penso sia vera, anzi io sono sicuro sia vera. Beh passerò per pazzo, nessuno sarà d’accordo con me, ma quale infiltrato? Quale nuova bomba? Quali attentati sventati?
Scusate ma per me l’infiltrato non è un infiltrato è solo uno che lavorava per al Qaeda, un terrorista? No, certo che no, un dipendente USA. Ecco quello che penso: gli USA sono i padroni e al Qaeda i dipendenti.
octavio

giovedì 3 maggio 2012

Un nuovo Afghanistan sta nascendo


Un anno fa il mondo intero ha parlato, scritto, sparlato, urlato, commentato la morte di Osama Bin Laden; anche noi siamo caduti nella morsa dei media e ne abbiamo parlato.
Dopo un anno Obama è volato in Afghanistan a sorpresa, così dicono ma chi è così scemo da crederci?, per rincuorare i suo soldati e per firmare (cosa ben più importante) un accordo con Karzai. Il succo dell’accordo è molto semplice: “diciamo che la guerra è finita e noi americani ce ne andiamo, ma in realtà noi americani rimaniamo qua”, Obama però l’ha voluto spiegare in maniera molto più precisa e molto più accettabile.
Ai militari presenti, al popolo americano in tv, al mondo intero ha voluto dire che la guerra sta per finire, nel 2014, cioè quando i militari americani saranno tutti rimpatriati (e io mi immagino le lacrime agli occhi dei soldati non tanto perchè Obama è un leader carismatico, ma perchè sognavano di riabbracciare i propri cari), la sicurezza passerà completamente in mano alle forze dell’ordine e all’esercito afghano. Però (lo so non si inizia una frase con “però”, ma Obama ha sempre il “però” in tasca e interviene un po’ quando gli pare a lui) i soldati americani rimarranno qui, non seguiranno la sicurezza, istruiranno le forze interne e, poi, eseguiranno azioni antiterrorismo. Vedete, avevo ragione io, detta così suona molto meglio, ma il succo è sempre quello: l’America qui ha colonizzato e qui rimane.
Il discorso del Presidente dei presidenti si è poi concluso con le solite cazzate su al-qaeda, del tipo “Un anno fa abbiamo ucciso il capo del male ora stiamo per distruggere l’intera struttura”, parole al vento alle quali non crede, ormai, più nessuno.
Inutile che io stai qui a dirvi e ridirvi che la libertà e la pace duratura che gli USA portavano in Afghanistan non è mai arrivata, soprattutto oggi, a un anno dalla morte del “capo del male”.
Concludo dicendo solo questo, nella speranza che si capisca la gravità della questione, d apochi giorni in Uganda sono arrivate le forze americane per cercare di sconfiggere e catturare il “mostro” Joseph Kony. Un nuovo Afghanistan in arrivo.
octavio

lunedì 16 aprile 2012

Oro nero e Oro blu

171 giacimenti di petrolio e gas, la ricchezza proviene, ovviamente da questi. L’agricoltura si basa tutta sul cotone ma, da quando desertificazione e inquinamento minacciano le risorse idriche necessarie per mandare avanti le coltivazioni, l’Uzbekistan si trova davvero in difficoltà.
La coltivazione del cotone è economia di sostentamento anche per il Tagikistan che, essendo carente di tutto il resto, si trova a dover rendere eccellente l’unico prodotto che può evitare la povertà totale alla sua gente. L’acqua, dunque, è il punto di svolta per entrambi gli stati che, confinando, iniziano a rubarsi tutto il rubabile per accaparrarsi più soldi possibili.
La costruzione di una centrale idroelettrica è la soluzione che il Presidente tagiko ha trovato per porre fine al problema idrico e la decisione di creare la diga sul Vahs è ben studiata sia per risolvere l’economia interna che per distruggere quella uzbeka, la diga infatti non permetterebbe più l’entrata di acqua in Uzbekistan.
Da tempo se n’è parlato ma poi nulla si era fatto in concreto per dare il via ai lavori, ora però sembra che tutti riparta e così Karimov, presidente uzbeko, ha già deciso di controcolpire il suo corrispondente tagiko e ha così chiuso completamente i rubinetti di gas verso il paese confinante.
Inutile dire che la mancanza di gas da una parte e di acqua, quando la diga sarà attiva, dall’altra produrrà problema su tutta l’industria e le infrastrutture oltre che sulla povera gente.
Poi ci sono le questioni politiche, USA, Russia e Cina mangiano e stramangiano su queste regioni strategiche e hanno bisogno che la calma venga mantenuta per poter controllare i giri di gas e petrolio che possono interessare più l’una o più l’altra super potenza.
I due stati sono comunque ai ferri corti, c’è chi già ipotizza uno scontro a fuoco.
A noi ci obbligano a essere spettatori inermi con gli occhi spalancati per vedere se una bomba cadrà o meno. Nel mentre chi gestisce il mondo decide come spartirsi il bottino, poco importa se morirà della gente.
aleksej

giovedì 5 aprile 2012

Indovina indovinello

Partiamo da due punti fermi: posizione geograficamente strategica e ricchezza di minerali e petrolio. Già questo sarebbe la base per capire senza troppe spiegazioni, senza nemmeno bisogno di questo post che il territorio in questione è territorio di sicure lotte di conquista. E così è, il Mali si trova infatti tra l’incudine e il martello. In alto, a nord, stanno i Tuareg, che vivono lì da sempre e rivendicano la loro indipendenza (cioè rivendicano la loro voglia di gestirsi da solo minerali e petrolio) in basso sta il Governo di Unità Nazionale che da una decina di giorni è stato fatto saltare per aria da un golpe militare ben studiato.
Tutti dicono che l’ormai ex Presidente era da tempo malvisto nel suo territorio ed era, dunque, logico, sarebbe successo qualcosa; il portavoce dei golpisti ha invece dichiarato che il loro primo intento è quello di bloccare la violenza tuareg e riportare il nord alla democrazia; i Tuareg, dal canto loro, hanno fatto sapere che le loro attività militari al nord possono ritenersi concluse e, dunque, ora si muoveranno verso il sud. Ieri il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha emanato una dichiarazione in cui viene richiesto lo stop delle ostilità e il ritorno alle regole costituzionali (tradotto sarebbe circa “tornate a essere quello che eravate prima di sto casino e non rompete più le palle”). L’ONU richiede ciò anche perchè a conoscenza della presenza di forze armate integraliste nell’area nord del paese che potrebbero approfittare della situazione per ampliare a dismisura le violenze.
A prima vista sembrerebbe un problema legato al solo paese in cui il golpe è scoppiato, problema non piccolo e non poco violento ma da risolversi dentro i confini nazionali. Anche io inizialmente la pensavo così poi le parole del capo dei golpisti hanno spiegato tutto a tutti: “Se le Grandi Potenze sono state capaci di attraversare gli oceani per combattere le strutture fondamentaliste in Afghanistan, che cosa impedisce loro di venire anche da noi?".
È chiaro anche a voi? Chi è la prima Grande Potenza andata sino in Afghanistan? Sempre loro: Stati Uniti d’America.
Chi è la persona che non ha voluto basi militari americane sul suo territorio? L’ex presidente del Mali ora deposto tramite un golpe.
E ora la parola a voi, tutti insieme e a gran voce rispondete a questa domanda? Chi ha, dunque organizzato questo colpo di stato?
octavio

martedì 27 marzo 2012

Segreti svelati

Beccato! Finalmente il fato, un dio, il karma, il destino, chiamatelo come vi pare, ha smascherato il volto d'angelo e i buoni propositi che hanno sempre fatto passare Obama come un santo nascondendo così il suo vero volto da carnefice.
Si sa che ciò che più fa infuriare la Russia è l'idea di uno scudo missilistico statunitense posto su suolo europeo; l'America giustifica la scelta come mezzo atto a contrastare possibili attacchi di presunti Stati canaglia, la Russia dice che ci sarà pure da contrastare ma quei missili possono poi cadere sulla testa di un qualche russo, per sbaglio.
Dichiarazioni varie al fulmicotone, incazzature pesanti da tutte le parti e ora? Ora esce la verità.
Obama e Medvedev erano a un incontro ufficiale, avevano appena finito di dire le loro balle pubbliche e si apprestavano a dirsi le loro verità private. “Questa è la mia ultima candidatura, dopo le elezioni sarò più flessibile sulla questione scudo missilistico”; “Lo comprendo, riferirò questo messaggio a Vladimir”. Le prime, ovviamente, sono parole di Obama, le seconde, per ovvie ragioni, di Medvedev.
Beccati da un microfono che è rimasto acceso, chissà se davvero inavvertitamente. Le parole hanno fatto il giro del mondo essendo finite in pasto ai giornalisti. La Casa Bianca si è subito apprestata a smentire e a giustificare: “Siamo in campagna elettorale ora Obama non ha il tempo di dedicarsi come vorrebbe allo scudo”, “È appena cambiato il Presidente anche in Russia la situazione di passaggio sia di là che di qua non permette di prendere decisioni definitive” e tutte balle su questo stile. Logico che la Casa Bianca deve dare queste giustificazioni, logico che noi crediamo che tutto ciò sia pura verità. Che la Casa Bianca dica quello che vuole.
octavio

giovedì 22 marzo 2012

Salam 'alaikum

Se c’è un uomo di pace è lui, Dalil Boubakeur. Sui fatti di Tolosa è dovuto, ha voluto, intervenire per dichiarare che l’Islam si basa sulla pace, e come dargli torto. I folli esistono, ma non solo nella religione musulmana, e se dobbiamo parlare dell’attentatore che ha ammazzato, a caso, dei soldati e con maggiore intenzionalità degli ebrei, dobbiamo davvero parlare di follia. Non può essere sano di mente chi dice che vuole morire con le armi in mano, chi dice che ha ammazzato persone a caso solo perchè militare o chi dice che vuole ammazzare bambini ebrei solo per vendicare i bambini palestinesi o, ancora, chi filma le sparatorie e dichiara di volerle mettere in internet.
Israele aveva già commentato, poi è stato il turno degli USA (Obama ha chiamato per le doverose condoglianze), poi è stato il turno della Francia (Sarkozy prima ha detto che vuole l’attentatore vivo, poi ha detto “Ci voleva distruggere ma noi non crolliamo”, poi ha detto “Grazie Obama insieme a te combattiamo il terrorismo”, ma che cosa c’entra Obama adesso?), poi è stato il turno della Palestina (Fayyad ha detto “Basta usare noi per giustificare le vostre merdate”, non ha usato queste parole ma il succo è precisamente questo).
Pochi minuti fa ho letto la notizia che il blitz sarebbe finito da qui a poco, l’attentatore sembra essersi suicidato, non avendo risposto a nulla dopo che le teste quadre hanno ridotto a brandelli la sua casa, il suo bunker.
Io volevo accodarmi alle parole di Boubakeur, persona che stimo sinceramente, l’Islam è pace, si fonda sulla pace e lavora per la pace; i pazzi, i folli, gli attentatori non fanno parte dell’Islam, sono assassini e per questo vanno puniti.
Un unico accorgimento, vi prego non usate questo fatto per martirizzare Israele. I bambini e il rabbino morti sono martiri, questi ebrei morti sono martiri; il governo d’Israele e i suoi sostenitori sono degli assassini. Perchè? La stessa violenza usata dall’attentatore di Tolosa la riversano sui cittadini palestinesi, con un unico obbiettivo: sterminio di un popolo.
michael

venerdì 9 marzo 2012

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...

Ancora una volta devo toccare tematiche delicate, ancora una volta rischio di perdere dei lettori per quello che dirò già che non so come la pensano loro. Inizio così: sarebbe l’unico Stato al mondo a introdurre una legge del genere, una legge così estremista.
Di questo non mi stupisco, l’Honduras, purtroppo, è in mano ad assassini e ladri, capitanati da lobbies e sorvegliati dagli USA, nulla di buono potrebbe uscire da questo guazzabuglio. Per me è però pura follia (ecco perchè rischio di perdere dei lettori, per quello che sto per dire) far passare una legge che dia permesso alle forze dell’ordine, le stesse che ora aiutano Lobo ad ammazzare i personaggi scomodi, le stesse che hanno sparato contro la folla di parenti accorsa davanti al carcere in fiamme che ha lasciato 300 morti, di arrestare le donne che hanno assunto la pillola del giorno dopo; non solo loro ma anche medici o farmacisti che la prescrivessero o la vendessero.
Perchè secondo me è folle? Non tanto perchè voglio fare su tematiche sessuali il libertino ma perchè la legge colpirebbe anche, anzi io direi sopratutto, tutte le donne, ragazze e bambine che subiscono violenze sessuali e ricorrono alla pillola del giorno dopo per scongiurare non solo ciò che non hanno voluto ma che nemmeno avrebbero desiderato.
Ricordo a tutti e “mi permetto” di ricordarlo sopratutto a coloro che hanno inventato questa stupenda legge le difficoltà in cui riversa l’Honduras oggi, la violenza quotidiana, la povertà, le maras ecc. ecc., violenze sessuali non sono un problema che “capita ogni tanto”, sono all’ordine del giorno. Se poi si pensa al perchè questa legge è stata fatta, e cioè per fare un piacere a tutti quei cristiani ricchi e moralisti che hanno votato Lobo e hanno ammazzato insieme a lui il popolo honduregno a maggior ragione arrivo a dire che questa legge è folle e assurda.
La conclusione è solo per il popolo honduregno, qui trovate la petizione che chiede di bloccare questa idiozia, firmate e diffondete.
octavio

sabato 25 febbraio 2012

Chi è che crea il terrorismo?

Un fatto gravissimo, che sta passando come inosservato da quasi tutti i media mondiali e che sarà commentato, dalla stragrande maggioranza della gente come un fatto di poco conto, un fatto che non dovrebbe colpire così tanto il sentire comune. Obama ha chiesto scusa, e meno male che almeno questo lo ha fatto, al presidente afghano Karzai per il ritrovamento in una base militare statunitense in Afghanistan di copie del Corano bruciate. Il fatto è gravissimo, non mi potete venire a dire che è il solito Islam ad essere esagerato o che quelli sono tutti terroristi quindi gli sta sol che bene che gli abbiano brucitao il loro testo sacro. È come dire, per chi ama la propria moglie o fidanzata quasi come un dio, che un gruppo di persone viene in casa vostra e vi brucia la moglie; è come dire, per chi crede nel cristianesimo, che vi brucino la croce che tenete appesa in casa; è come dire, per rendere l’esempio più accattivante, per chi crede nel dio denaro, che vi brucino i vostri soldi: non v incazzereste? E il bello, si dice così ma bisognerebbe dire il brutto, è che è stato accertato che quei libri del Corano bruciati in gran parte erano stati requisiti ad alcuni prigionieri dalle forze statunitensi perchè ritenute testi che incitavano al fanatismo e al terrorismo e ritenuti mezzo per trasportare messaggi in codice tra i vari detenuti. Voi capite, spero, che il mondo militare statunitense è pazzo e il gruppo governativo nordamericano è ormai dentro a un delirio di onnipotenza tale che li rende capaci solo di chiedere scusa davanti a un atto che richiederebbe un risarcimento danni morali e fisici. E, poi, sapete perchè Obama ha chiesto scusa? Solo perchè è preoccupato dell’ondata di violenza che si potrebbe scatenare contro la popolazione statunitense sita in Afghanistan. Preoccupazione assolutamente reale ma concorderete con me, e chi non concorda è plagiato da Obama e i suoi scagnozzi, che a fomentare le azioni violente o il terrorismo, se proprio così volete chiamarlo sono coloro che lo dovrebbero combattere.
octavio

giovedì 16 febbraio 2012

La vera storia del popolo d'Israele

Con il suo fare sornione, con l’aria da vittima geograficamente posta in mezzo ai mostri, con la sua arte del perfetto manipolatore di menti Israele c’è riuscito ancora. Ha vinto un nuovo tassello del mosaico che sta creando per la distruzione e lo sterminio del popolo palestinese: dal prossimo aprile l’Unrwa non potrà più sostenere economicamente molti dei progetti avviati in Palestina e molte della famiglie povere, per non dire alla fame, di Gaza.
In un periodo di crisi economica mondiale, in un periodo di crisi energetica a Gaza che obbliga da qualche giorno l’intera popolazione al buio totale direi che è la mossa migliore che i nazisti israeliani potessero fare, tutto ovviamente grazie agli USA.
Ho pensato allora di fare l’eretico, ho pensato di fare il bestemmiatore e ora vi racconto la mia versione della storia del mondo ebraico, così rispondo anche a un commento di qualche giorno fa.
“Dopo le sofferenze patite in Egitto, dopo la fuga e la liberazione, il popolo ebraico si dimostrò irriconoscente verso Dio che, per questo motivo li punì e li fece vagare quarant’anni per il deserto prima di raggiungere Kan’an, la terra promessa. Durante la permanenza nel deserto Mosè ricevette le tavole della Legge e sancì quindi l’alleanza tra Dio e gli ebrei. Questo succedeva milioni e milioni di anni fa, poi la storia, le guerre, la geografia hanno ribaltato le cose e la terra che era dei palestinesi rimane ai palestinese, la terra egizia rimane agli egiziani e la terra siriana rimane ai siriani: grande ingiustizia per il popolo ebraico. Stavolta però non si presenta Dio a risolvere la questione, bensì gli uomini, sacerdoti di quella religione che si chiama sionismo, decisero, senza chiedere a molti, senza chiedere ai residenti, di sbattere gli ebrei in Palestina, la famosa Eretz Israel, sapendo bene che l’avvrebbero voluta trasformare in Eretz Kan’an. Ma come riuscire a fare tutto ciò? Sterminando i vecchi residenti per far posto ai nuovi”.
Quella che racconto è una storia vera. C’è pure chi ancora li giustifica.
michael

mercoledì 8 febbraio 2012

Do you habla inglés?

La Corte Suprema dell’Arizona, ha stabilito che il nome di Alejandrina Cabrera (tipico nome statunitense direi..) non debba essere incluso nelle liste elettorali per le elezioni del prossimo marzo che si svolgeranno della cittadina di San Luis (anche questo tipico nome statunitense), villaggio al confine con il Messico.
E ora, dunque, si capisce tutto: immigrazione, questo è il tema che anche oggi voglio trattare.
La signora Cabrera perchè non può essere iscritta nelle liste elettorali? Non perchè abbia dei reati a carico, non perchè non sia in regola con il suo permesso di soggiorno, non perchè non abbia i documenti necessari, non perchè conduca una vita disdicevole, non perchè abbia delle pendenze verso lo stato o l’erario; semplicemente perchè non parla bene l’inglese. E chi è che l’ha accusata di ciò facendo così intervenire il tribunale dell’Arizona? Il sindaco della città di San Luis. E sapete come si chiama il sindaco? Juan Carlos Escamilla, nome che già solo dal suono denota un albero genealogico del tutto radicato in territorio statunitense direi.
Ora, è vero che la legge americana prevede che, chi è candidato alle elezioni deve conoscere la lingua inglese, e questo mi sembra normale dato che dovrà lavorare solo in lingua inglese, ma non viene precisato il livello che il pretendente deve avere, tanto più se ci riferiamo a una cittadina al confine con il Messico dove lo spagnolo è la seconda lingua ufficiale e, di fatto, è l’unica lingua parlata. In ogni caso la legge c’è e va rispettata, dunque la Cabrera un po’ d’inglese lo deve sapere obbligatoriamente, ma ha dimostrato di saperlo. I test di lingua gli sono stati fatti, forse non è un livello eccelso, ma, di sicuro, cavarsela se la cava, e dunque? Qual è il vero problema? Ve lo dico io.
Lo scorso aprile la signora Cabrera aveva iniziato una lotta contro il Sindaco, il Juan Carlos di cui sopra, per far sì che venisse destituito. La sua lotta era iniziato quando il Sindaco e la sua giunta avevano stabilito di alzare il costo dell’elettricità e di licenziare 12 dipendenti comunali per iniziare una nuova campagna di tagli.
Dite che a Juan Carlos la cosa è andata a genio?
octavio

lunedì 6 febbraio 2012

Il metodo dela tolleranza zero

Non so perchè Jakadrien Turner, 15 anni, non ha detto la verità subito, e rimane, comunque, il fatto che ha rubato in un negozio di Houston lo scorso aprile. Una volta presa, però, ha dato un nome falso, ha detto di essere Tika Lanay Cortez, colombia in attesa di rinnovo del permesso di soggiorno, o meglio, in attesa di rientrare in Colombia per ottenere quei documenti che gli avrebbero permesso di ottenere la green card. Il 23 di maggio viene espulsa e deportata in Colombia e solo alla fine dello scorso mese è riuscita a ritornare a Dallas, dopo che, aveva comunque detto, prima di essere espulsa, di aver mentito e che la sua vera identità era quella, appunto di Jakadrien Turner. Non voglio stare qui a dilungarmi troppo su di lei, lei diventa per me un esempio di come gli USA lavorino e ragionino rispetto al “problema” stranieri, immigrati e clandestini. Non dico che avrebbero subito dovuto credere alle parole della ragazza, mentre diceva di aver mentito sulla sua identità, posso credere e capire che molti sul punto di essere espulsi inventino la qualunque pur di rimanere nel paese tanto sognato e tanto agognato, ma critico fortemente il disservizio. Gli USA, quelli che hanno tutti i mezzi possibili per controllare i flussi migratori, quelli che prendono le “impronte digitali” degli occhi, quelli che interrogano, senza battere ciglio bambini di 5 anni o meno, non si sono nemmeno posti il problema di controllare a fondo sull’identità di questa Tika Lanay Cortez? Basta essere non statunitense da garantirsi a vita l’espulsione? È difficile da credere, ma è obbligatorio constatare che vige ancora, e non c’è nemmeno troppo da stupirsi parlando del paese che gestisce e organizza tutte le guerre nel mondo, la tolleranza zero; quella per cui è meglio togliere il male che curarlo. In parole povere si ragiona così: meglio uno straniero in meno che un problema in più. Il razzismo fa schifo!
octavio

lunedì 23 gennaio 2012

Ho un volo in partenza, non posso attendere...

Partiamo da un fatto: nessuno ha mai mosso un dito per risolvere la situazione in Yemen. Da mesi, ormai un anno, la gente protesta, la gente muore, l’estremismo prende sempre più piede; da sempre la gente muore. Yemen è sinonimo di povertà, Yemen è sinonimo di dittatura, Yemen è sinonimo di incomprensioni. Lo ripeto, nessuno ha mai fatto nulla, nemmeno la Lega Araba, nemmeno gli Stati Uniti, tutti si sono esposti con dichiarazioni blande tentando di risolvere la crisi interna con le chiacchiere più che con i fatti.
Risultato = il Presidente Saleh se n’è andato, con gioia e tranquillità è partito con il suo personale aereo superlusso per le ridenti aree omanite, lì rimmarrà qualche giorno per poi recarsi negli USA. E dove mai potrebbe recarsi un assassino? Ora, è vero che lui andrà la per ricevere cure mediche, è vero che gli USA hanno confermato questa sua dichiarazione, è vero che Saleh ha precisato che rientrerà in Yemen prima delle prossime elezioni così da poter essere nuovamente a capo del suo partito ed è sempre vero che gli USA hanno precisato che il presidente yemenita starà da loro per breve tempo, ma voi ci credete davvero?
Io non metto in dubbio la malattia e non discuto sulle cure mediche, se uno ne ha bisogno ne ha bisogno, ma mi volete fare credere che le fanno solo nei potenti Stati Uniti d’America?
Ma, soprattutto perchè Saleh andandosene avrebbe dovuto chiedere scusa per i suoi errori e avrebbe dovuto dichiarare che sì è ora di cedere il potere? Io direi che c’è troppa puzza di bruciato.
octavio

venerdì 20 gennaio 2012

I costi della politica


Mi ricordo che quando ero giovane mi buttai in politica, mi ricordo che quando ero giovane “investii” tutti i miei guadagni (paghette e poco altro) in politica. Mi stupisco di una quota di partecipazione pari a 35.800 dollari per andare a cena con pezzi grossi e il presidente Obama per, così, pagargli la sua campagna elettorale.
Mi ricordo che quando ero giovane, finita la campagna, mi dissi, tutto soddisfatto, "Abbiamo speso poco, questo sì che è fare politica".
uno de iGiovani

giovedì 19 gennaio 2012

Voi crepate, noi ce ne andiamo

Se escludiamo gli anni ’70 e ’80, “anni di piombo” latinoamericani, anni di guerra e violenza, la cooperazione statunitense è sempre stata presente in Latino America. Il loro lavoro radicato nel territorio è sempre stato utile a tutta la popolazione sopratutto per le due principali aree d’interesse: l’acqua, privata in latinoamerica e dunque inaccessibile per i più poveri (inutile sottolineare che i poveri qui muoiono di fame), e il recupero dei giovani, firmatari di un contratto di morte appena entrano in una qualsiasi banda.
Oggi, 2012, gli USA ci ripensano, hanno infatti deciso di ritirare tutti i volontari presenti sul territorio honduregno. Tanti, il numero più elevato che gli USA abbiano mai avuto in uno Stato latinoamericano. Anche Lobo, con la sua orrenda faccia tosta, ha commentato la scelta statunitense come sviluppo normale dopo che la violenza è arrivata ai massimi livelli e ha messo in crisi la struttura delle ONG. La scelta avviene dopo che una volontaria è stata violentata e un volontario è stato ferito con un colpo di pistola a una gamba.
Dopo aver fatto sapere il ritiro dei volontari gli USA hanno anche dichiarato che non amplieranno nemmeno i progetti in El Salvador e Guatemale, pertanto una volta finiti quelli in essere il mondo del volontariato statunitense abbandonerà anche questi due paesi, che “vantano” tassi di violenza e omicidi altissimi.
Ora, io capisco che uno stato debba difendere i propri cittadini, ma allora perchè se Lobo questo non lo fa nessuno lo destituisce? Il problema non è chi colpisce questa violenza ma è la violenza. Anche chi va in territori pericolosi e/o poveri ad aiutare se non aiuta a bloccare la spirale della violenza non produrrà nulla. Ci saranno esiti positivi fulminei, distrutti tutti da nuovi attacchi di violenza. E, in fin dei conti, quando c’è la violenza chi se ne può andare se ne va, vedi gli USA (e come loro molti altri), ma chi pensa a chi è obbligato a restare perchè lì vive?
octavio