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venerdì 8 giugno 2012

Il popolo eletto da Dio


Come si fa a distruggere una persona? Come si fa a distruggere una stirpe? Come si fa a distruggere un popolo? Ovviamente tutte le risposte le potete andare a chiedere al Governo d’Israele il quale saprà darvi delucidazioni così precise che rimarrete a bocca aperta per quanto l’uomo sia capace di essere crudele. Cercherò comunque di farvi un sunto di tutto ciò che si deve fare, metti caso vogliate diventare sionisti.
  1. Limitazioni nel movimento: trovare diversi modi e forme per poter bloccare nelle loro città i residenti, fare in modo che anche uscire di casa o andare al lavoro sia per loro impossibile. In questo Israele eccelle, basti pensare al muro di separazione o alla cupola missilistica di Gaza.
  2. Limitazioni nell’economia: non c’è nemmeno bisogno di spiegazioni, senza lavoro non c’è economia, senza economia c’è la morte totale. In Palestina mancanza di lavoro e disoccupazione sono a percentuali altissime e quelle attività che darebbero almeno sostentamento vengono continuamente messe in crisi: uliveti incendiati, coltivazioni distrutte per far posto a colonie, pozzi e risorse idriche chiuse o inaccessibili.
  3. Limitazioni nel sostentamento: Mancanza di cibo e di strumenti lavorativi sono alla base della distruzione di un popolo. Israele è maestro nel blocco totale imposto a Gaza che gli permette, su ogni singolo bene, di decidere se entrerà e come entrerà. Cibo fresco arriva spesso a Gaza avariato a causa delle troppe ore di attesa sotto il sole prima che si apra il valico.
  4. Limitazioni nell’educazione: mantenere un popolo ignorante è il miglior metodo per controllarlo. Di pochi giorni fa la notizia che Israele dopo aver arrestato 18 minorenni, averli incarcerati e, prima, torturati gli vieta ora di poter sostenere gli esami scolastici necessari per superare l’anno scolastico in corso.
Questo è il popolo d’Israele, il popolo eletto da Dio.
michael

lunedì 28 maggio 2012

Nuove "cure" per l'HIV


Credo che l’ignoranza sia uno dei più grossi mali che colpisce il mondo, a causa dell’ignoranza si sono commessi e si commettono atti immondi. Vedo che l’ignoranza alberga, prima fra tutti, tra i politici di tutto il mondo. il che è ancora più grave.
I dati sugli affetti da HIV sono altissimi, sono spaventosi; la concentrazione percentuale di questi dati nel continente africano è altissima, è mostruosa.
Dato che siamo nel 2012 e il mondo è sviluppato scientificamente non c’è bisogno che io stia qui a dirvi come fare a proteggere sè e gli altri dal possibile contagio ma, dato che l’ignoranza alberga nei politici, io voglio parlarvi dei nuovi sistemi che il Senatore dello Zimbabwe Femai ha pensato per debellare il virus e limitarne la diffusione.
Partiamo da due dati di base che vengono dati per scontati dal politico in questione: la colpa del contagio è tutta delle donne e l’istinto sessuali maschile è normale e non da condannare. Avendo ben chiari questi due concetti arriviamo al dunque: come fare per evitare il contagio HIV? “Che le donne si vestano male, non si lavino, si sottopongano ad infibulazione”.
Cioè detto brutalmente, perchè le parole del Senatore sono aggraziate nella forma brutali nel contenuto, “L’uomo ha bisogno di scopare, se voi donne vi mantenete in uno stato igienico e sociale così basso da fare schifo di sicuro nessuno verrà da voi e così la smetterete di contagiarci. Se poi vi fate infibulare, ancora meglio”.
Il Senatore dopo questa favolosa perla di saggezza ha voluto, sotto lo sguardo allibito di tutta la folla che ascoltava il suo discorso, motivarlo anche con questioni scientifiche, si sa, lui, che ha un grado di ignoranza da fare spaventare i più ignoranti tra gli ignoranti, parla a ragion veduta mica per sparar cazzate. Gli organi sessuali femminili sono più idratati di quelli maschili è questo liquido in eccesso che produce i batteri che contagiano il pover uomo che va lì, violentemente o meno poco importa, ad appagare i suoi giusti, sensati, normali e necessari impulsi sessuali.
Ringrazio molto il Senator Femai, adesso inizierò una campagna per spiegare a ricercatori, associazioni, medici e gente comune che per fermare l’HIV basta infibulare tutto il genere femminile.
octavio

lunedì 7 maggio 2012

Conferencia sobre la ruta del hambre

via latribuna.hn
TEGUCIGALPA.- Uno de los problemas que más aquejan a los países del tercer mundo fue abordado por Melisa Merlo, catedrática de la Universidad Pedagógica Nacional Francisco Morazán, en la conferencia denominada La ruta del hambre.
La disertación se realizó el 26 de abril en la Casa de Morazán situada en el casco histórico de Tegucigalpa. Con esta actividad se inauguró el ciclo de conferencias del Centro Cultural One Way.
 Durante la charla se expuso el problema de este flagelo  en el mundo y su consecuencia más cercana: la desnutrición, como  principal  problemas de salud pública del siglo.
 Los asistentes escucharon con atención a la expositora, quien abordó aspectos claves para la erradicación de este  que aqueja a millones de personas en el mundo.

domenica 25 marzo 2012

Ogni scusa è buona

Ditemi voi se questa è intelligenza. Non voglio essere pesante, non voglio essere ripetitivo ma, di fronte alla stupidità umana si deve intervenire. È da quando è scoppiato il golpe che l’Honduras vive nella violenza quotidiana e continua. Con Micheletti prima e Lobo poi sono più le persone morte o incarcerate di quelle che rimangono in vita e libere; rapine, scippi, violenze fisiche e carnali, assalti, povertà, malumore, malcontento, proteste e corruzione sono all’ordine del giorno.
La scarsa intelligenza dei Presidenti/Dittatori ha cercato di porre rimedio a tutto ciò mettendo per le strade non solo la polizia ma anche l’esercito; ha cercato di rimediare, dunque, alla violenza con altra violenza, non è infatti una novità che esercito e polizia siano le forze di sicurezza più corrotte e più violente che si possano immaginare. Concludo l’introduzione ripetitiva dicendo che dietro a tutta questa ondata di sangue si cela, ormai neanche troppo nascosta, la mano longa degli Stati Uniti.
Questo per schiarire le idee un po’ a tutti, anche a coloro che si approcciano all’Honduras per la prima volta. Ora arriviamo al punto: alcuni deputati dell’Assemblea Generale hanno fatto sapere che esisterebbe un’offerta fatta dal Governo degli Stati Uniti per convertire quatto unità dell’Esercito in Unità di Polizia Militare. La differenza? Semplice, l’esercito è addestrato alla guerra, la Polizia Militare è addestrata alla guerra ma con “educazione” anche per bloccare rapine, scippi, violenze fisiche, aggressioni. In soldoni cosa significa? Che stanno giustificando la presenza dell’esercito, già attivo per le strade di tutta la Nazione, in tutte le città e cittadine honduregne.
Che cosa andrà a modificare la creazione di questi gruppi di militari? I costi economici dei soldati. L’esercito infatti ha sedi esterne alle città e trasportare le milizie costa molto, mettere dei soldati dell’esercito nella polizia significa tagliare questi costi senza cambiare la sostanza.
Quindi, in poche parole, il Governo non sta facendo nulla di buono, sta confermando la sua volontà di avere uomini armati a piede libero e in giro per il paese, usa la scusa della sicurezza per mantenere vive le violenze quotidiane che gli honduregni debbono subire, mantiene controllati, per non dire ammazzati, tutti coloro che vanno controcorrente.
octavio

venerdì 9 marzo 2012

Basta un poco di zucchero e la pillola va giù...

Ancora una volta devo toccare tematiche delicate, ancora una volta rischio di perdere dei lettori per quello che dirò già che non so come la pensano loro. Inizio così: sarebbe l’unico Stato al mondo a introdurre una legge del genere, una legge così estremista.
Di questo non mi stupisco, l’Honduras, purtroppo, è in mano ad assassini e ladri, capitanati da lobbies e sorvegliati dagli USA, nulla di buono potrebbe uscire da questo guazzabuglio. Per me è però pura follia (ecco perchè rischio di perdere dei lettori, per quello che sto per dire) far passare una legge che dia permesso alle forze dell’ordine, le stesse che ora aiutano Lobo ad ammazzare i personaggi scomodi, le stesse che hanno sparato contro la folla di parenti accorsa davanti al carcere in fiamme che ha lasciato 300 morti, di arrestare le donne che hanno assunto la pillola del giorno dopo; non solo loro ma anche medici o farmacisti che la prescrivessero o la vendessero.
Perchè secondo me è folle? Non tanto perchè voglio fare su tematiche sessuali il libertino ma perchè la legge colpirebbe anche, anzi io direi sopratutto, tutte le donne, ragazze e bambine che subiscono violenze sessuali e ricorrono alla pillola del giorno dopo per scongiurare non solo ciò che non hanno voluto ma che nemmeno avrebbero desiderato.
Ricordo a tutti e “mi permetto” di ricordarlo sopratutto a coloro che hanno inventato questa stupenda legge le difficoltà in cui riversa l’Honduras oggi, la violenza quotidiana, la povertà, le maras ecc. ecc., violenze sessuali non sono un problema che “capita ogni tanto”, sono all’ordine del giorno. Se poi si pensa al perchè questa legge è stata fatta, e cioè per fare un piacere a tutti quei cristiani ricchi e moralisti che hanno votato Lobo e hanno ammazzato insieme a lui il popolo honduregno a maggior ragione arrivo a dire che questa legge è folle e assurda.
La conclusione è solo per il popolo honduregno, qui trovate la petizione che chiede di bloccare questa idiozia, firmate e diffondete.
octavio

mercoledì 15 febbraio 2012

Libri Misti

Comprare i libri di testo è per le famiglie italiane una spesa necessaria. La cultura si paga, l'istruzione serve, perciò non ci si fanno troppe domande.
Alcuni ogni anno comprano i libri nuovi, altri se li passano di fratello in fratello, altri li vendono e li comprano usati. Finora ci si è sempre arrangiati: chi non si può permettere 400 euro di libri all'anno li cerca nei mercatini dei libri usati. Ma non può trovarli tutti, perchè da molti anni le edizioni dei libri cambiano regolarmente con qualsiasi scusa (rendendo inutili i libri vecchi): nuove scoperte, nuovi sistemi, riforme scolastiche, o, a volte, semplicemente un libro più leggero o con una grafica diversa. E così bisogna comprarsi il libro nuovo.
Ogni anno si dice che ci sarà una riforma per cui le case editrici dovranno mantenere per cinque anni almeno la stessa edizione di un libro: qualcuno sostiene che questa riforma già è stata fatta, ma vi assicuro che i libri continuano a cambiare ogni anno.
Così ho cercato una normativa che regoli le adozioni dei libri scolastici e - Badabum! - eccola qua: Circolare n. 18 - Prot. n. 1308.
Dal testo della normativa (http://www.istruzione.it/web/istruzione/cm18_11 ), in cui sono elencati i vincoli che devono rispettare gli istituti scolastici per l'adozione dei testi, si capisce che sì, per sei anni non si possono adottare nuovi testi, ma... l'editore può trasformare quando vuole il testo in Libro Misto (cioè libro+ espansione online); e dal prossimo anno scolastico "non potranno più essere utilizzati testi esclusivamente a stampa". Quindi via di nuovo: nuova ondata di nuove edizioni per cui i mercatini del libro usato non serviranno più a niente, e nuove spese accollate alle famiglie, che accumuleranno sugli armadi, in cinque anni, cinque edizioni dello stesso libro.
zecca

mercoledì 26 ottobre 2011

Lezioni (di vita) all'Università

Aula gremita di persone, nessun posto a sedere libero e scarseggiano anche le mattonelle vuote. Bene.
Sapete quando già la sola vista dell'aula vi fa venire voglia di tornarvene dritti a casa? Ecco, più e meno, l'inizio è stato così, solo che non ho potuto cedere alla tentazione, perché dovevo poi passare gli appunti ad un'amica. Quindi mi siedo, prendo il quaderno e aspetto l'arrivo del professore. Il corso tratta l'apprendimento e l'insegnamento di una lingua straniera.
Dopo alcune note introduttive il prof inizia a spiegare come venne insegnato l'italiano all'indomani dell'Unità d'Italia, momento in cui il 97,5% delle persone non parlava altro che il proprio dialetto.
Si ritenne che il modo più facile per imparare fosse quello di fare tabula rasa della propria lingua madre per far posto all'italiano. C'era infatti la tendenza a credere che per imparare una nuova lingua, bisognasse cancellare le nozioni precedenti. Sconforto.
Milioni di persone nate e cresciute parlando in un certo modo si sentono dire "No, cari miei, così non va, scordatevi tutto". Questo atteggiamento ha provocato due grandi danni: il primo è la maggiore difficoltà ad apprendere l'italiano, il secondo, a mio parere peggiore, è la distruzione di parte dell'identità. Quando si apprende una nuova lingua è utile averne una di riferimento con cui fare dei confronti.
Inoltre una lingua non è solo un mezzo di espressione, ma è, soprattutto, un segno identitario, una sorta di seconda pelle. Ci sono, infatti, moltissimi paesi che stanno lottando contro chi, apertamente o meno, tenta di imporre la propria lingua a discapito di quella nativa. Per restare nelle vicinanze
mi vengono in mente i Paesi Baschi, l'Irlanda del Nord, il Belgio, la Corsica, ma certamente (e, tristemente) se ne potrebbero elencare molti altri.
Imporre una lingua ad un altro popolo è un altro modo di assoggettare, forse più sottile, ma altrettanto potente. Inizio a chiacchierare al riguardo con un ragazzo seduto vicino a me e la lezione da "Oh, mamma perché proprio a me?" è passata a "Alla fine niente di così tremendo".
Ho fatto bene a fermarmi, via.
小王子

venerdì 9 settembre 2011

La fatidica domanda

A chiunque abbia mai partecipato a una manifestazione, organizzato un volantinaggio, scritto un articolo sul giornalino della scuola o, almeno, a chiunque abbia ben chiara la propria posizione politica, è arrivata più volte a bruciapelo la domanda fatidica. Cioè, tu sei lì che ti arrabatti a spiegare che cosa fai nella tua vita per dare un corpo alle tue idee, sudando e provando a dare una serietà alle parole, e quello che hai davanti, che finora non sembra aver dato segni di vita, butta la cicca, ti guarda come per dirti: "Tu sei un demente", e te lo chiede.
"Ma perchè lo fate? Tanto non cambia niente, no?"
E certo che bisogna chiederselo. Perchè lo facciamo? Tutto parte da un'altra domanda (quante domande... adesso metto un punto esclamativo, così, per variare!): Cosa mi rende totalmente felice? Cosa mi realizza? E cosa realizza tutti gli uomini? Di sicuro so che qualcosa che impedisce agli altri uomini di stare bene non è la mia risposta. Il desiderio che tutti hanno è la felicità, la giustizia.
"Ok, vecchio, c'ero arrivato da solo" - e l'interlocutore si mette un dito nel naso - "Ma tanto non ci si arriva alla cosa, alla giustizia. Perchè faticare tanto per quello che non puoi avere? O pensi che un giorno tutti si possano svegliare buoni e belli e i ricchi daranno via i loro soldi e tutti canteranno alleluia per strada?"
Certo, vecchio, che non ci arriveremo alla giustizia. Ma una cosa a cui si può "arrivare" non ti dà la felicità che cerchi, la soddisfazione totale. Ogni traguardo è un gradino per qualcosa che è più in là, ma non ci arrivi mai. A quello per cui io, noi, combattiamo, non ci si può arrivare; se no sapremmo che è una cosa falsa, che non copre tutti gli aspetti della realtà. Se l'obiettivo della tua vita è diventare ricco, quando sei ricco, cosa fai? Diventi ancora più ricco, all'infinito senza uno scopo. E perciò ci ripetiamo sempre le idee che sappiamo essere giuste proprio perchè i potenti ci dicono il contrario. Ma c'è un problema: per farlo, bisogna essere in tanti: se si è soli ci si distrae, si cade dentro al bombardamento dei Media, e si finisce a credere che una cosa è giusta se la maggioranza è d'accordo. Per cui se sai parlare, dillo; se sai cantare, cantalo; se sai scrivere, scrivilo: perchè noi abbiamo bisogno di voi e delle vostre parole.
zecca

domenica 4 settembre 2011

We shall never forget 9/11: The Kid's Book of Freedom

“Non dovremmo dimenticare l’11 settembre: il Libro della Libertà per i bambini”, ovvero il nuovo metodo educativo statunitense. Questo libro uscirà nel decennale del 9/11 ma sta già facendo discutere il mondo intero, e io lo trovo pure giusto, uno schifo del genere non si era mai visto.
Avete presente i divertenti libri in cui i bambini devono colorare le immagini che vengono loro presentate in bianco e nero? Avrete certamente presente che questi libri o hanno scene di genere, “animali nel bosco”, “tavole imbandite”, “animali fantastici”, o sono legati a un personaggio noto ai più piccoli. Bene, gli Stati Uniti hanno pensato che sia meglio modificare tali testi in modo da osannare le gesta dei militari e condannare l’azione dei terroristi.
L’immagine che vedete qui è una di queste “divertenti scene da colorare” in cui viene raffigurato l’arresto di Bin Laden, nel testo che vedete in alto si legge, fra le tante parole questa frase “lui fu ucciso mentre si nascondeva dietro a una giovane donna”.
Ovviamente tutte i rappresentanti del mondo musulmano si sono rivoltati contro questa idea insulsa di presentare la religione islamica, immagini che non fanno altro che diffondere l’idea che l’Islam sia tutto estremismo e violenza. L’editore del libro si è invece giustificato dicendo che il libro è stato realizzato con integrità, rispetto e onestà e che aiuterà i bambini a comprendere ciò che è successo e cosa succede a un terrorista.
Gli Stati Uniti d’America, la superpotenza che ha in mano le redine di tutte le politiche mondiali, che ha il potere di decidere chi far saltare e chi mantenere in giro per il mondo, i responsabili dei più grandi massacri che la storia abbia mai visto (sia in maniera attiva che passiva), hanno iniziato una nuova campagna di lavaggio del cervello. Hanno pensato che sia meglio cominciare fin da piccoli a inculcare le idee razziste, false e kukluxklaniste che hanno giustificato e giustificano le guerre che insanguinano la nostra terra.
Questo non è solo un post, è un vero e proprio allarme; ormai non c’è scampo più per nessuno, gli zombi al potere stanno arrivando.
octavio

mercoledì 31 agosto 2011

Tutti a scuola, lì ci insegnano le radiazioni

Il vecchio Governo giapponese prima di finire il suo mandato aveva fatto una dichiarazione choc ma fondamentale: “Passeranno decine di anni prima che si possa ritornare a vivere e costruire a Fukushima e nelle zone limitrofe”.
Notizia choc perché fino ad ora noi dal Governo Giapponese avevamo avuto solo rassicurazioni, sapevamo che il danno alle centrali era ingente ma tutto era tenuto sotto controllo. Certo, non essendo scemi, sapevamo che tutto ciò non era vero, ma che un Governo si rimangi così la parola data è sicuramente sconvolgente.
Notizia fondamentale perché domani, 1 settembre, apriranno le scuole in Giappone, in particolare apriranno gli Asili Nido e le Scuole Materne (bambini dai 6 mesi ai 5 anni), e nessuno, né il vecchio Governo né il nuovo hanno fatto deroghe o dichiarazioni a riguardo delle scuole di Fukushima e aree confinanti. Greenpeace ha svolto analisi sia negli asili che nelle scuole superiori e ha rilevato un livello di radioattività 15 volte superiore alla legge. Non c’è bisogno che sottolinei che già 1 volta superiore sarebbe pericoloso, 15 volte non è altro che mandare giovani e bambini a morte certa. Pensare che il Governo abbia fatto il macabro discorso del “tanto le radiazioni sono anche fuori le scuole quindi cosa cambia” sarebbe, forse, un’accusa troppo grande, ma così è, le radiazioni non sono solo nelle scuole, è l’area colpita dal disastro nucleare che è diventata inabitabile e pericolosa. E la politica in tutto ciò dov’è? Cosa fa? Sempre Greenpeace avverte che il Governo è in ritardo nei lavori di bonifica e opera in modo inadeguato alle necessità, insomma la politica è impegnata a fare i festini delle nuove elezioni appena avvenute, non ha tempo per la gente.
Se, comunque, le scuole domani dovranno aprire obbligatoriamente allora bisognerà puntare tutto su una materia: rispetto per l’ambiente. Prima di leggere e scrivere bisogna saper rispettare la terra in cui si vive; questo purtroppo però è un sogno.
octavio

martedì 30 agosto 2011

Guerra al narcotraffico, guerra di educazione

Il diritto più importante che un giovane dovrebbe vedersi sempre riconosciuto come rispetto della sue persona e del suo diritto di formarsi è sicuramente l’educazione. Un bambino o un giovane che non ha accesso alle scuole è sicuramente più propenso a cadere nelle trappole che il mondo usa per controllare meglio i suoi “sudditi”. È evidente che nel mondo moltissimi giovani non vedono riconosciuto questo diritto per svariati motivi, primo fra tutti, la povertà. Vorrei però oggi raccontarvi di un paese povero, il Messico, dove i giovani vedono negarsi questo diritto per la violenza. È infatti da poco iniziato l’anno scolastico ma nelle aree e zone limitrofe di Acapulco e Ciudad Juarez le scuole hanno già chiuso, i maestri si rifiutano di andare a scuola. Non ci troviamo però davanti al solito caso di sciopero per l’aumento degli stipendi o fattori similari, qui si tratta della vita.
Decine e decine di maestri hanno infatti raccontato alla stampa (con la piena rassicurazione che né immagine né nome sarebbero stati diffusi) di aver ricevuto numerose minacce da parte di gruppi di narcotrafficanti che, ora, ogni giorno trovano appostati davanti alle scuole. La richiesta è un vero e proprio pizzo: o la metà dello stipendio viene consegnata a loro o la violenza arriverà nella scuola e si scatenerà non solo contro i maestri ma anche contro tutti coloro che lì si troveranno. Ovviamente nessuno ha dovuto aspettare molto prima di vedere feriti molti genitori che si trovavano fuori dalle scuole in attesa dei propri figli, o maestri che entravano o uscivano dal loro luogo di lavoro.
Prima della decisione di chiudere le scuole o, meglio, di non andare più a lavorare (la chiusura spetterebbe al Governo…) i maestri avevano fatto richiesta ai Municipi prima e al Governo poi di aumento della polizia nelle zone limitrofe le scuole ma nessuno ha dato loro risposta e aiuto. Ora, che la violenza ormai si è scatenata, il Governo continua ad infischiarsene e i maestri hanno fatto, giustamente, di testa loro.
Una domanda ce la dobbiamo porre: La stampa non ha insistito con il Governo per avere almeno una dichiarazione a riguardo? Sì, effettivamente c’è una dichiarazione ma è così stupida e ridicola che non vale nemmeno la pena di riportarla: “No se ha reportado ningún secuestro a un maestro en días recientes”. Sullo stile “chi si è visto si è visto”, il Governo nasconde quelli che già sono nelle mani dei narcotrafficanti per dichiarare che ultimamente la situazione è migliorata.
octavio

sabato 9 luglio 2011

Educati ad uccidere

Vi ricordate il mio post in cui accusavo lo stato di El Salvador di incapacità nella risoluzione del problema giovanile delle maras? Mi scagliavo contro il governo perché come unico mezzo di risoluzione aveva trovato la leva militare obbligatoria. Oggi vi dimostro nuovamente come mai penso sia una scelta sbagliata quella di obbligare la gente, i giovani, a fare il servizio militare.
È stato arrestato pochi giorni fa in Messico uno dei leader del gruppo del Los Zetas, un arresto che ridà popolarità al Presidente (ora che le elezioni sono imminenti…) dopo che è stato accusato, giustamente, dal popolo di pluriomicidio data la sua decisa guerra al narcotraffico. Los Zetas sì si occupano di droga ma, prendendo nel tempo sempre più potere, si sono specializzati anche nel commercio illegale di armi e di trasporto clandestini. Centinaia e centinaia sono i morti a loro imputabili e l’arresto di Rejon Aguilar, el mamito, è certo un passo significativo, con lui è stato arrestato anche la sua guardia del corpo Pedro Ortega.
Sapete da dove provengono i due in questione? Dalle file dell’esercito messicano, Aguilar era nelle Forze Speciali e poi agente della Fiscalía Federal, Ortega al momento dell’arresto era ufficialmente nominato poliziotto della Secretaría de Seguridad Pública del Distrito Federal, ufficiosamente proteggeva Aguilar quando si trovava nel D.F.
Quale insegnamento per il rispetto dello Stato e della popolazione hanno maturato stando nelle fila dell’esercito? Con questo non voglio dire che stare nell’Esercito rovina le persone, certo che no, ma voglio sottolineare che l’Esercito non è certo il metodo educativo valido per recuperare le persone.
Ora alcune domande che mi frullano per la testa a commento di questo arresto: 1. Perché la cattura arriva proprio ora che in Messico la campagna elettorale è feroce? 2. Chi è che comanda i Los Zetas? 3. Quali politici conosce questo Aguilar? 4. Quanti corrompibili e corrotti lavorano al Governo? 5. Quanti altri morti civili dovranno accadere prima che si ponga fine a questo massacro?
octavio

giovedì 16 giugno 2011

Educazione alle armi

Non è una novità che El Salvador veda nel problema giovanile un cancro insanibile, non è nemmeno una novità che moltissime ONG lavorano per evitare che i ragazzi (anche giovanissimi) finiscano nelle mani delle maras e segnino per sempre la loro vita. Non è solo un segno fisico (il o i tatuaggi) ma anche psicologico che difficilmente è possibile superare. La situazione in Salvador però sta degenerando e la violenza è sempre più alta, è ora che intervenga il governo. Detto, fatto, solo che Funes e i suoi sbagliano completamente di rotta: il nuovo sistema per evitare che i giovani rimangano nulla tenenti e girino a vuoto per la strada è l’introduzione (non ancora certa ma quasi pronta) della leva obbligatoria. È vero che Funes ha precisato che non verranno usate armi, ma questo vale solo per il primo corso, quello che ti insegna a essere sì una persona civile ma a non avere nulla in tasca per migliorare la tua vita. Lavoro nell’esercito lo si ha solo se si sanno usare le armi e quindi prima o poi fucili, pistole e bombe a mano finiscono nelle mani di giovani adolescenti che per svariati motivi, primi fra tutti i problemi famigliari che ogni salvadoregno vive, possono poi abbandonare il corso e essere già addestrati per entrare nelle bande. Ma guardando il fatto in maniera più generale è possibile davvero credere che un giovane che vive per le strade, che non ha soldi, che non ha lavoro, che non ha nulla, magari con un figlio a carico, smetta di pensare al crimine come soluzione dei suoi problemi dopo 6 o 12 mesi di corso presso l’Esercito?
Ancora una volta vince l’idea della tolleranza zero, ancora una volta vince l’idea del “facciamo fuori chi è selvaggio”. Noi, giovani e meno giovani, ricchi ben pensanti e borghesi, vestiti in abiti chic e con i soldi sempre in tasca non riusciamo più ad accettare chi è troppo selvaggio rispetto a noi. Non sarebbe più semplice (e anche meno costoso) incrementare quei centri già esistenti che lavorano per dare a quei giovani disagiati non solo mangiare e vestiti, ma anche un modo nuovo di essere accolti e sostenuti? È si un problema di educazione quello che va affrontato, ma non certo un’educazione alle armi.
octavio

martedì 7 giugno 2011

La casta degli universitari

È stata da qualche giorno presentata un’interrogazione parlamentare da parte del PD per proporre una nuova riforma universitaria, non sul suo assetto, anche se è utile ripetere l’inefficienza e l’insensatezza della struttura universitaria odierna, ma sui suoi costi.
Questo post spero risvegli tutti i giovani, e i genitori di questi giovani, che devono ancora intraprendere l’esperienza universitaria; esperienza indimenticabile per me che l’ho conclusa. La vita universitaria con la sua normalità e i suoi eccessi è il “campo di battaglia” dove misurare la propria capacità di inserimento nel mondo adulto, quel mondo che dovrebbe (e il condizionale oggi poco può esemplificare il senso di instabilità che voglio esprimere io) darci (perché nel precariato ci sono pure io che ho finito l’università) la stabilità di vita necessaria per diventare indipendenti e, come tutto il mondo politico dice, protagonisti del domani. Data la crisi, data la mancanza di lavoro, data la disorganizzazione nell’uso dei fondi universitari è, però, per molti precluso l’accesso all’università: i costi annuali sono enormi già solo per la triennale (che dà in mano al giovane un foglio che vale completamente nulla), stratosferici per le specialistiche divenute magistrali. Piccola digressione va poi fatta sulla genialità di imporre il 3+2 alla stragrande maggioranza dei corsi, per poi fare marcia indietro e aprire corsi magistrali di 5 anni che obbligano gli studenti della triennale a ripetere parte degli esami già sostenuti per potervi accedere, con relativo necessario tempo per preparare gli esami e quindi altre tasse per poter coprire i tempi in più necessari.
Il PD allora cosa propone? Di alzare le tasse ma chi più ha (in denaro) paghi il totale delle spese e chi meno ha paghi quello che può ché al resto ci pensa lo Stato. Detta così l’idea sarebbe superba, c’è però una clausola è cioè che lo studente che usufruisce del “prestito statale” qualora arrivasse ad ottenere un reddito alto dovrebbe restituire il denaro ottenuto con tassi d’interesse agevolati. Agevolati fin che volete sono comunque tassi che si vanno ad aggiungere a denaro sonante per la propria istruzione. Io ritengo che sia giusto che un università pubblica permetta a tutti di avere accesso agli studi anche con aiuti economici, sono anche d’accordo che chi più ha paghi la totalità dei costi. Credete però davvero che qualcuno riuscirà a raggiungere un reddito tanto elevato da potersi permettere di pagare le tasse universitarie? E quindi se chi è povero non riuscirà a ripagare il prestito, chi andrà poi a sanare quel buco economico che inesorabilmente si creerà? Mi sembra che si voglia creare una nuova casta: coloro che potranno permettersi di andare all’università. Anche solo il pensiero mi inorridisce, un popolo senza cultura è un popolo manovrabile dal “Re Nudo” di turno.
octavio

venerdì 25 marzo 2011

Perdóname madre, por mi vida loca

Ogni “gioco” ha delle regole che vanno rispettate, oggi vi voglio mettere a confronto due realtà che vivono lo stato di El Salvador:

1. “Agiremo contro la delinquenza attraverso lapidazioni, decapitazioni, smembramento dei corpi le cui parti disperderemo verso i quattro punti cardinali, come segnale che stiamo in ogni luogo”. Questa è la dichiarazione più feroce che sia stata pubblicata via internet da quando si pensavano finiti gli squadroni della morte, e invece eccoli qui, pronti ancora a colpire, anzi hanno già iniziato a uccidere.
2. “1.- No cooperar con la policía 2.- Hazte cargo de tus propios problemas 3.- Nunca delates a la pandilla 4.- Ningún insulto se queda sin respuesta. 5.- No cometas crímenes en tu propio vecindario 6.- No metas a personas inocentes, mujeres o niños 7.- Escuelas, Iglesias Tiendas y Cines son territorio neutral”. Regole semplici e di facile comprensione per le due maras che hanno da tempo messo in ginocchio il paese.

Il Salvador vive oggi uno dei più gravi problemi di violenza che si fossero mai pensati con la fine della guerra civile, più di 6 milioni di abitanti e un primato di morti che fa rabbrividire: 76 omicidi ogni 100mila abitanti; la media è di dieci omicidi al giorno.
Oltre alla morte non si calcolano più le rapine, i feriti, gli stupri. Se un tempo era facile dare la colpa sempre e solo alle maras, a quei giovani disposti a tutti per il controllo di lembi di terra o di maggior traffico di droga, ora ritornano anche gli squadroni della morte: il collasso è vicino.
È anche per questo motivo che Obama ha fatto visita al presidente Funes dichiarando quanto segue: “Será un programa diseñado y liderado en Centroamérica por los gobiernos de la región y confío en que el presidente Funes demostrará gran liderazgo en asegurar que ese dinero se gaste apropiadamente en El Salvador. El énfasis es trabajar con un enfoque regional y los países centroamericanos deben ayudar a darle forma y diseñar cómo el dinero debería ser gastado”
I soldi di cui stiamo parlando sono 200 milioni di dollari da distribuire (anche se non si sa bene come) a tutto il latino america, la scelta di investimento sarà decisa dallo stato che li otterrà. Davanti al suo collega salvadoregno Obama ha però dato peso soprattutto al mondo dei giovani che, a detta dello stesso presidente, oggi hanno solo due possibilità: emigrare negli USA (e si potrebbero fare milioni di post sulla tratta di immigrati organizzata dai “coyotes”) o entrare nella delinquenza.
Le domande alla luce di questo sono: siamo sicuri che solo i soldi risolveranno il problema? Siamo sicuri che questi soldi non saranno rubati dai venduti che lavorano nel governo? Siamo sicuri che non serva anche un cambio di educazione, di vita e di sguardo per poter porre fine alla spirale di violenza che flagella El Salvador?
octavio

sabato 12 marzo 2011

Si va al cinema palestinese..

Oggi parliamo di cinema, due film che hanno fatto e faranno discutere, due film che raccontano la verità, così come essa si presenta ai nostri occhi. Il primo è “Stragers No More” (il trailer lo trovate sotto, nella sezione video) documentario che presenta la vita in una scuola di Tel Aviv, una scuola dove la prima educazione è: “Stragers No More”; qualcosa di insensato per il territorio d’Israele, qualcosa di fondamentale per il dialogo tra Israele e Palestina. Questo documentario non è stato preso in considerazione dalla stampa israeliana e dall’opinione pubblica fino a che, poco tempo fa, è stato insignito dell’Oscar. Questo così importante riconoscimento non poteva fare altro che produrre scandalo in territorio sionista e così, per correre ai ripari e fare passare il governo israeliano sempre buono e pio, il ministro degli interni Eli Yishai ha dato ordine di sospendere le ordinanze di espulsione per tutte le famiglie di immigrati clandestini i cui figli frequentano scuole israeliane. Non lo trovate assurdo? Se sì, badate bene che questa è norma nell’agire politico sionista, si fa solo quello che va o contro i palestinesi o a favore dell’opinione pubblica internazionale.
Il secondo film non ha ottenuto nessun riconoscimento ma racconta la vita nel campo profughi di Jenin, “Jenin, Jenin” è diretto dal regista palestinese Mohammed Bakri, che è stato querelato da un soldato israeliano per diffamazione ed è stato portato davanti alla Corte Suprema. L’accusa mossa contro il regista, testuali parole del soldato, è “Ci hai dipinti come nazisti” (e perché? Non lo siete?, questo ovviamente è un mio commento); la risposta dell’imputato è stata: “Io non ti conosco, tu sei solo un cane addestrato ad attaccare”. Sicuramente un’affermazione forte e offensiva ma che ben dipinge l’agire dei soldati israeliani. Chiudo con le parole di Peres, commento alla domanda “Pensa che un accordo tra Israele e Palestina sarà possibile?”, a voi il compito di capire la sottile ma chiara operazione di diffamazione che ha messo in atto con le sue parole: “Il Medio Oriente è a un bivio: può andare nella direzione dell’Iran e dell’estremismo, o evolvere nella direzione della democrazia, della stabilità e della pace”.
michael

mercoledì 23 febbraio 2011

Insegniamoci a protestare

Le proteste di professori e maestri sono ricominciate in Honduras. A dire la verità si erano fermate per le “loro” vacanze estive e sono riprese per il nuovo inizio dell’anno scolastico. Proteste che hanno voluto riportare sotto i riflettori il vero problema che l’educazione ha da sopportare: la mancanza di stipendi e la volontà di modificare (in realtà eliminare) l’Estatuto del Docente (per chi fosse interessato può andarselo a leggere qui), testo fondamentale per i diritti dei docenti in Honduras, testo che spiega i diritti e doveri di un buon insegnante.
Sono 6000 gli insegnanti che dal 2010 non ricevono un soldo bucato, sono 6000 gli insegnanti che vogliono continuare il loro lavoro ma non sanno come vivere e mantenere la propria famiglia. Perché questa carenza di fondi? Non certo perché stiamo parlando di un paese del Terzo Mondo, perché se è vero che la povertà là è estrema è anche vero che il mondo governativo è pieno di soldi ed è infatti per il debito che l’amministrazione Lobo ha nei confronti dell’ Instituto Nacional de Previsión del Magisterio che i soldi per gli stipendi non ci sono.
Il governo, però, invece di vergognarsi e tentare di attuare politiche che possano risolvere il problema manda l’esercito a disperdere le folle; una repressione in grande stile è stata organizzata, con tanto di armi e lacrimogeni, con tanto di blocco del traffico per poter meglio catturare (e infatti sono anche stati imprigionati) e riempire di botte gli insegnanti. La polizia non si è limitata a bloccare la manifestazione ma è andata poi a stanare tutti i professori che avevano trovato rifugio in negozi o case o anfratti per dargli “la punizione che meritavano”.
Il Ministero dell’educazione fa sapere che gli stipendi sono stati pagati e chiede che le proteste finiscano, la gente dice che i soldi loro non li hanno mai visti e quindi continueranno a protestare, in memoria e ricordo anche di tutti quei professori licenziati o, peggio ancora, uccisi solo perché avevano manifestato il loro dissenso.
Lobo dal canto suo se ne infischia, gira per il mondo a incontrare altri presidente e altri stati, a fare accordi per riempirsi meglio le tasche, dei problemi che il suo paese ha si disinteressa. Un presidente così voi avete ancora voglia di chiamarlo democratico?
octavio

domenica 20 febbraio 2011

Morti i giovani non c'è futuro

63 i morti nel 2009, 52 nel 2010 e i numeri hanno già di molto superato lo zero anche per il 2011 (e siamo solo a febbraio). Tutti questi numeri sono ragazzi, adolescenti di età compresa tra i 14 e i 18 anni, studenti uccisi in scontri con altri giovani in El Salvador. Gli ultimi due ragazzi scomparsi sono stati uccisi il primo (18 anni) mentre scendeva da un bus, accoltellato al torace, in San Salvador e il secondo (16 anni) a Sonsonate in cause sconosciute ma ritrovato con mani e piedi legati con dei sacchetti di plastica. Le morti tra giovani studenti sono uno dei problemi principali a cui la politica salvadoregna sta cercando di porre fine, un passo importante (almeno per la politica, io non ne sono così convinto) è stato fatto con l’approvazione del Plan de Prevención y Protección Escolar 2011 firmato da Ministero dell’Educazione e Polizia, firmato esattamente una settimana prima che i due ragazzi venissero uccisi. È facile riempire i palazzi governativi di carte firmate e timbrate più difficile mettere in ordine un paese che non si è mai ripreso dalla guerra. Il vero problema è di tipo educazionale, da condividere proprio con i giovani e gli adolescenti. Far vedere che il positivo esiste anche in una vita totalmente negativa è fondamentale, strappare i giovani dalla routine di violenza che incontrano o compiono quotidianamente è il primo passo per evitare i morti. È giusto fare piani per la salvaguardia e la sicurezza, utile per avere delle regole, ma al giovane che cosa importa? La repressione sappiamo già a cosa porta, non dimenticando anche che la vendetta cova dentro ognuno di noi.
Se muoiono i giovani il futuro si arresta, il paese è destinato a scomparire sotto il peso della vecchiaia, l’intelligenza della politica si dovrebbe vedere in azioni per la gioventù, non prevenire ma educare.
octavio

lunedì 15 novembre 2010

Educare è accompagnare

Da un anno il blog continua ad informare tutti i suoi lettori con post, notizie, articoli, informazioni che non sono (per fortuna) al livello di tutte le altre notizie che leggiamo e che ci propone il potere direi forzatamente.
Qui di certo non troviamo “l’informazione” di gossip o pettegolezzi che riguardano le varie persone che sono, purtroppo al potere, ma leggiamo notizie vere e nuove.
A riguardo di questo volevo anche informarvi (dato il mio poco scrivere) il tema di cui mi occupo, cioè l’educazione. Vorrei quindi ribadire il concetto che educare è accompagnare, andare perciò al fondo della questione. Un professore, una maestra, un educatore non dovrebbe fare il suo “discorsetto”, la sua lezione e poi tornarsene a casa, il discorso che fa deve anche essere accompagnato dalla pratica. Un giovane o un bambino sono grandi osservatori, se un adulto dice o fa qualcosa la deve testimoniare nella vita, altrimenti verrà percepita come frottola e a lungo andare non crederanno più nella “figura adulto”.
L’occasione propizia per ripresentare la vera educazione non poteva che essere il compleanno di Nessun Dorma, vi lascio con la promessa di tornare al più presto.
noemi

martedì 22 giugno 2010

in bocca al lupo

In bocca al lupo a tutti i ragazzi che iniziano oggi l'esame di Stato, la vecchia Maturità. Perchè sia un'occasione per crescere e non un ostacolo creato da professori vecchi e senza sogni. In bocca al lupo perchè dopo questa prova affronteranno o un mercato del lavoro chiuso o un ambiente universitario che farà il possibile per scoraggiarli. In bocca al lupo perchè tutto questo si può, e si deve, in qualche modo cambiare... anche grazie a voi.
IoLiOdioINazistiDellIllinois