C’è un altro particolare non di poco conto: la composizione geografica del territorio. Il Dagestan ha infatti una miriade di tribù e sotto tribù sparse e nascoste fra le alture e gli anfratti. Il territorio insomma è un labirinto abitato da una popolazione divisa e spesso ancora in lotta tra di loro per motivi definibili, ormai, ancestrali; il territorio perfetto per regnare.
Dove non c’è una struttura forte e la popolazione è invisa a se stessa è facile che le idee forti attecchiscano rapidamente, così è stato per l’Islam. Una religione che ha avuto pieno successo in quell’aerea, tanto che venne virtualmente creato un “Emirato del Caucaso” per unire i vari fedeli, uno dei gruppi facenti parti dell’emirato era il Battaglione dei Nogai, proveniente proprio dal Dagestan. Il nome non lascia certo spazio a fraintendimenti ed è d’obbligo confermare che il terrorismo là esiste. Non nascondiamo, però, dietro alla ricerca, giusta e corretta, di cercare i mandatari dell’attentato, l’interesse russo per il controllo del territorio. I rappresentanti religiosi, e quindi non l’islam in generale ma loro, fanno paura perché possono avere il controllo sulle folle, il Dagestan rischia dunque di essere la nuova Cecenia, come già molti lo hanno definito. Io questo appellativo lo posso anche accettare, ma non solo nell’ottica dell’occidente, cioè in territorio pieno di terrore e terroristi pronto a minare la sicurezza mondiale; una nuova Cecenia nel senso che si appresterà, forse, a subire le stesse violenze dalla Madre Russia. Già vi ho spiegato il vero motivo della guerra cecena, ora si apre un nuovo capitolo?
aleksej
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