venerdì 6 aprile 2012

Il popolo ha vinto?... direi di no

L’unione fa la forza, o almeno così dovrebbe essere. In Russia il popolo ha creduto fortemente a questa massima e così non ha smesso di protestare anche quando tutto sembrava andargli contro, quando tutto sembrava essere ormai deciso a tavalino dall’alto e, essendo il popolo in basso, a nulla sarebbero servite le manifestazioni.
E invece, ecco qui la risposta tanto agognata, Medvedev finalmente ha ceduto e una delle richieste che dalle piazze giungeva è stata ascoltata: modifica legislativa sulla creazione e registrazione di partiti politici. La Russia ha dunque accettato che anche i gruppi più piccoli, minori, con pochi aderenti possano dire la loro e possano partecipare e fare la loro campagna elettorale.
Un bel passo in avanti, prima ci volevano 40mila membri perchè si potesse registrare una nuova forza politica (capite bene che per registrarsi con queste caratteristiche o era in mano alla mafia o era una forza politica già esistente) ora ne bastano 500, sempre tanti, ma sicuramente un numero più avvicinabile.
Bisognerebbe allora festeggiare, bisognerebbe riconoscere che alla fine tanto sforzo è stato ripagato e, dunque, per una volta potremmo dire che se il popolo si unisce e si impegna ottiene ciò che chiede.
Siccome però non è tutto oro ciò che luccica (oggi vado per massime) contemporaneamente a questa notizia ne vanno date altre due. La prima riguarda le Pussy Riot (per maggiori informazioni qui): dopo un mese dalla loro incarcerazione nessuno ha fatto nulla per far sì che venissero scarcerate, sono ancora in attesa di sentenza. Il popolo fa di tutto perchè vengano liberate, striscioni, manifestazioni, dichiarazioni, ma ancora nulla si muove. Vale la pena ricordare il motivo dell’incarcerazione: incitamento all’odio religioso e violazione dell’ordine pubblico, solo per aver criticato (nel loro modo punk, d’accordo) Putin dentro a una Chiesa. La seconda riguarda Yelena Milashina, giornalista della “Novaya Gazeta” (nome che ci ricorda Anna Politkovskaya) selvaggiamente picchiata (ferite al volto e al petto e caduta di svariati denti) e nemmeno soccorsa dalla polizia, che si è fatta viva solo dopo molto tempo dall’aggressione; inutile sottolineare che la donna è responsabile di studi e pubblicazioni riguardanti crimini di guerra in Caucaso e corruzione nella polizia.
Insomma Medvedev ha voluto fare una mossa per dimostrare che lui il popolo lo ascolta; non si è molto sforzato però, tanto sa già che qualsiasi cosa dovesse andare storto, qualsiasi persona dovesse dire qualcosa che non va, ha sempre a disposizioni lo squadrone della morte punitivo che democraticamente risolve i problemi.
aleksej

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