sabato 7 novembre 2009

Il golpe e l'università


Dal 28 giugno dell'anno in corso, il mio paese Honduras ha fatto notizia a livello mondiale.
È successo un fatto, dimenticato dalla società moderna ma è avvenuto nel mio paese, un colpo di stato, attuato dalle forze militari sotto l'ordine di due dei tre poteri dello Stato, il parlamento (“rappresentanti del popolo”) e la magistratura, con l'appoggio di imprenditori e gruppi di potenti. Questi con l'uso della forza hanno cacciato via il presidente della repubblica. La cosa più triste è che il popolo è diviso.
Questo fatto ha provocato un grande disagio nella popolazione del mio paese e dal giorno in cui tutto è incominciato si è formato un fronte popolare che difende una giusta causa. Si chiama “Fronte di resistenza contro il colpo di stato”, una porzione considerevole di detto fronte è formato da studenti dell'Università Nazionale Autonoma di Honduras, Università pubblica del paese e nella quale io studio. Gli studenti si sommano alle manifestazioni e alle proteste e molti di questi sono stati messi in galera o picchiati. Sin dall'inizio si sono verificate numerose violazioni ai diritti umani, ma, in realtà, di diritti umani non ne abbiamo mai goduti pienamente.
Molte sono le forme di protesta dentro l'università: concerti, riunioni ma anche chiusura dei centri educativi, questo ha creato molte polemiche. Polemiche perché il mio campus, come altri nel resto del paese, sono istituzioni pubbliche già con tantissimi problemi e a ciò si è aggiunta la perdita di giorni e settimane di lezioni.
Quando il Fronte di resistenza universitaria decide di chiudere il campus, lo fa senza previo avviso e questo ha provocato degli scontri tra gli studenti, non violenti ma pieni di agitazione.
La maggioranza degli studenti vuole far lezione e durante l'ultimo scontro si è improvvisata una riunione dove ambo le parti hanno avuto la possibilità di esporre i loro punti. Ho avuto l'opportunità di assistere all'incontro e colpiva il fatto di come si tratta il problema politico tra studenti e professori, dentro e fuori dalle aule, a volte con tolleranza e altre con agitazione.
Ho provato a descrivere con precisione la situazione. Questo problema politico ha delle conseguenze che si manifestano in tutte le realtà della società e in questo caso nella mia università.
Dobbiamo chiederci chi o cosa fa sì che tu possa avere una completa formazione come uomo. Non si arriva in profondità! Non si da il criterio di un'umanità nuova.
Si parla di “non infrangere la legge” e di seguire una “morale” e non già di un cambiamento di sguardo; non uno sguardo qualsiasi, ma che accompagni, che esista in ogni aspetto della vita, questo essere insieme in un solo sguardo dà un giudizio per andare in profondità e non rimanere superficiale. Questo è un agire che ti dà un'identità e ti permette affrontare la realtà.
Il 28 ottobre si sono compiuti 4 mesi del colpo di stato e sicuramente le porte dell'università si chiuderanno ancora una volta. A questo punto chiediamoci, chi o che cosa ci farà andare in profondità delle cose?

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