giovedì 28 luglio 2011

De la cruel morte

Sergey Magnitsiky aveva denunciato una truffa di oltre 130 milioni di euro ad opera di funzionari russi, si scopriva in seguito a ciò che lavorava per gli Stati Uniti; accusato anch’egli di truffa venne incarcerato. In carcere morì, e da un rapporto russo (significa che è vero se loro stessi lo confermano) fuoriesce che morì perché picchiato e non curato durante un attacco di pancreatite che lo portò alla morte.
A causa di ciò gli USA decisero di creare una black list (loro sono avvezzi a crearne…) in cui sono stati inseriti tutti i cittadini russi implicati con quella morte e impossibilitati ora a ottenere un visto per entrare in territorio statunitense.
Ecco allora che Medvedev oggi risponde che anche la Russia farà lo stesso con alcuni cittadini americani implicati in questioni sovietiche.
Non vorrei certo parlare di Guerra Fredda, non credo nemmeno che qualcuno ricordi ancora questo termine, certo è che le due superpotenze tornano a scontrarsi. Oggi sembrano più dispetti che veri e propri scontri diplomatici, ma si sa che anche la politica cambia e si piega alle esigenze di mercato. Solo quello conta, il vil denaro.
Letta la notizia mi sono domandato come mai il mondo dei media si limita a ricordare Magnitsky solo per questo “scontro” politico, perché nessuno dà peso a quello che lui ha dovuto passare? A me non interessa se era una spia o per chi lavorava, a me interessa che lui per il suo lavoro (oneste o meno) è dovuto morire. Perché è dovuto morire? Perché è andato a interferire nelle leggi di mercato. E questa fine la fanno in molti, che siano in Russia, in America o in qualsiasi altro stato poco importa, la fine è sempre quella. E invece “La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica”
aleksej

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