mercoledì 18 gennaio 2012

Aprite quei cazzo di valichi!

Durante la mia permanenza in Palestina due immagini mi rimasero impresse e tutt’ora, quando ci penso, mi tornano sempre alla mente. Prima fra tutte, la lunga file delle donne davanti alle sedi UNRWA per prendere sacchi di riso, poi un bambino; si arrabbiò con me perchè per errore urtai il suo giaciglio, una pila di sacchi di riso UNRWA.
Questa introduzione perchè oggi voglio parlarvi del grido di allarme che ha lanciato l’UNRWA sulla Striscia di Gaza e, per me, l’UNRWA in Palestina sono i sacchi di riso che si vedono in ogni angolo. Ovvio che non solo quello fanno, anzi il cibo è la minima parte, prima loro caratteristica è quella di ricostruire ciò che il sionismo distrugge e così il Vice Commissario Generale Ellis ci informa che le esigenze umanitarie a Gaza sono ancora molte e molto diffuse, non che ci volesse un Vice Commissario per saperlo ma una sua conferma è sempre utile. Ellis è poi entrata nei particolari e così scopriamo che su un piano di ricostruzione dal valore di 667 milioni di dollari (noterete quindi che la volontà e la possibilità di ricostruire ci sarebbe) solo 22 progetti sono stati realizzati per un valore di 22,5 milioni di dollari, cioè niente a confronto di quanto progettato. Superfluo dire che l’impossibilità di procedere nei progetti è dovuta da Israele il quale, come tutti sanno, blocca e strablocca gli accessi dei materiali e dei lavoranti.
L’UNRWA ci tiene a sottolineare che è vero che le restrizioni ai movimenti di transito da e per Gaza sono stati allentati ma la Striscia rimane sempre sotto assedio. E io sottolineo la parola assedio, perchè esplica al meglio che cosa Israele sta compiendo contro una popolazione che da oltre sessant’anni ha dovuto solo subire ingiustizie e angheria, solo perchè la Bibbia parla di Eretz Israel.
Ultima azione folle di questo governo di nazisti è stata quella di distruggere, perhè non è solo stato chiuso ma è stato proprio distrutto, il passaggio nel valico di Karni. Ellis ha precisato che ora è ancora più difficile il commercio, se con parole eufemistiche dobbiamo parlare, dato che l’altro passaggio, quello di Kerem Shalom è disponibile solo per gli operatori e le ONG.
michael

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