martedì 24 gennaio 2012

Siamo rimasti in mutande

Così ormai tutti diciamo, siamo ridotti all'osso e dobbiamo tirare la cinghia. Superati i luoghi comuni arriviamo al dunque: c'è chi sta peggio di noi. Anche questo è un nuovo luogo comune, ma se leggerete con attenzione ciò che sto per dire capirete che, forse, qualcosa di grave, veramente grave sta capitando altrove, là dove, forse, nemmeno sapevamo potesse esserci vita. La situazione in Zimbabwe è così difficile, la gente è così povera che il più fiorente mercato che si è sviluppato è quello della biancheria usata. Da tutto il mondo arrivano indumenti intimi usati che poi, vengono rivenduti a tutti coloro che non si possono comprare un capo nuovo. Capite bene che qui non si tratta più di rimanere in mutande, qui si tratta di sopravvivere, qui si tratta di accontentarsi, il nulla più totale.
Saputa questa orrenda, a suo dire, pratica dei suoi concittadini il Ministro delle Finanze Biti ha deciso di tassare del 40% con un Iva al 15% tutte le importazioni di biancheria intima usata, così da impedire che il suo popolo continuasse a comportarsi in modo abominevole, sempre a suo dire.
Il mondo politico zimbabwense si è completamente schierato a favore del Ministro e, anche l'opinione pubblica ha commentato la decisione come la migliore legge che si potesse prendere in questi ultimi anni.
Io la penso così: che il mondo dei potenti, il mondo sviluppato, il mondo che i soldi bene o male li ha utilizzi i paesi poveri come propria pattumiera fa schifo, che quello stesso mondo riesca a creare un business anche sulle mutande usate è preoccupante, che un Ministro voglia salvare il proprio popolo dagli sberleffi è condivisibile, ma i poveri, quelli che muoiono di fame, come faranno ora a comprare la biancheria intima?
octavio

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