venerdì 3 settembre 2010

La guerra riprende, sui confini

Non si era più sentito parlare del Kirghizistan, non ci sono più notizie certe nemmeno io posso darvene. L’ultima notizia risaliva al 10 giugno quando le violenze tra kirghizi e uzbeki abitanti in Kirghizistan era diventato talmente alto da portare a centinaia di morti e a far parlare di crisi umanitaria. Nessuno ha più saputo come è andata a finire, ma oggi arriva la notizia che un attentato suicida è stato portato a termine nel Tagikistan, uccidendo almeno una persone (presumibilmente l’attentatore) e ferendone venti, davanti a una stazione di polizia nel nord del paese. Il numero dei morti è quasi sicuramente destinato a salire data che l’ufficio ancora sta bruciando e non si sa se ci sono persone intrappolate al suo interno. La città in cui l’attaccato è stato compiuto e Kujand vicino al confine con l’Uzbekistan. Guardando la mappa geografica si nota che Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan sono tutti paesi confinati e sono tutti repubbliche o pseudo-repubbliche nate dopo il crollo dell’unione sovietica e in vario modo legate agli Stati Uniti.
L’opinione pubblica e la stampa parlano di attentato suicida di matrice islamica, e se è vero che la maggioranza religiosa in quest’area di mondo è l’Islam non può essere vero che qualsiasi cosa succede di negativo e violento nel mondo sia sempre di matrice musulmana. Una via possibile di interpretazione, ma bisognerà aspettare gli sviluppi dell’inchiesta e gli sviluppi dell’informazione a riguardo può essere sempre quella di matrice russa. Così come in Kirghizistan Putin ha messo al potere una sua sottoposta e così come ha permesso la crisi umanitaria tra kirghizi e uzbeki anche qui, in Tagikistan questo attentato può essere l’inizio di una nuova guerra fredda in miniatura, interessata al denaro e alla conquista più che al potere.
octavio

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