martedì 1 novembre 2011

Di nuovo in galera

Lo stimo anzitutto perché è un blogger, lo stimo poi perché ha saputo dire, sempre, che le cose non andavano bene, lo stimo perché lo ha fatto in un paese dove si rischiava molto, lo stimo perché anche dopo la galera, impostagli da Mubarak è ritornato più forte di prima e, insieme a sua moglie, è stato uno degli ideatori della Primavera Araba.
In sintesi stimo Alaa Abd El Fattah perché per un ideale ha dato e dà la vita, almeno qualcuno che si interessa a qualcosa RISCHIANDO ancora esiste.
Certo il post non vuole però solo essere un elogio, nessuno che sa “combattere” con le parole ama troppo i complimenti e dunque oggi scrivo per un motivo ben preciso: el Fattah è tornato in prigione. Per ora una condanna di 15 giorni che, però, potrà essere allungata a dismisura a seconda del gusto e del piacere dei giudici e dei politici che li comandano.
Lo scandalo è dunque che nell’Egitto post rivoluzione, quell’Egitto che si sarebbe dovuto e avrebbe voluto liberarsi dei dittatori torna la repressione.
El Fattah è in carcere per incitazione alla violenza contro i militari, un’incitazione che a suo dire non è mai avvenuta, e io, sarò di parte finchè volete, ci credo, è impensabile per me che l’ideatore delle proteste sia un violente e un aizzatore.
Perché allora è stato messo in carcere se le accuse sono false? Per la sua tradizione. Sì, proprio per questo. La sua famiglia ha la “tradizione” di essere di sinistra e di aver sempre smascherato le magagne organizzate dal potere, ciò fa paura.
I migliori auguri al nuovo governo egiziano, se, nato da una rivoluzione, ha già paura di avere scheletri nell’armadio non avrà di certo vita lunga. Se, nato da una rivoluzione, ha già degli scheletri nell’armadio è spaventoso sottolineare con che velocità la corruzione cambia la mente umana.
octavio

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