lunedì 15 febbraio 2010

Lo bailado nadie te lo quita


Prendo una notizia di ieri: nuovi morti, chiusi dentro sacchi della spazzatura, sono stati trovati lungo le strade di San Salvador, morti a causa del conflitto tra le maras.
Di queste bande giovanili si è molto parlato, è stato fatto addirittura un film documentario, si ricordano i mareros soprattutto per i loro tatuaggi, si ricordano, per me che li ho visto, soprattutto per le lacrime tatuate, simbolo indelebile di un assassinio. Ma come nascono le maras? È per una necessità di “difesa” della nazionalità che nascono queste bande che in California combattono contro gli altri latinoamericani presenti, è lì che nascono le due più famose bande: MS-13 e la mara 18, le due che poi apriranno gli orizzonti verso il territorio di Honduras e Guatemala.
Non voglio parlarvi dei metodi brutali che impongono ai neofiti ma del fatto che nel 1996 gli USA hanno modificato le loro leggi sull’immigrazione per rispedire, senza troppi problemi, i malviventi nelle loro città natali. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, era, direi, logico che su un territorio debole e fragile, soprattutto politicamente, come il Salvador subito le maras avrebbero ottenuto successo, tanto da espatriare appunto in Honduras e Guatemala. C’è poi da aggiungere l’altra genialata americana, nel 2005 si decise di dividere, in vari territori dello stato americano, gruppetti di mareros per, secondo loro, distruggere la banda. Voi conoscete decisione più stupida?
È ovvio che una piaga così grossa e così radicata è difficile da estirpare, è ovvio che se si vuole mettere in ginocchio uno stato per poterlo meglio sottomettere bisogna agire sulle giovani generazioni. Uccidendole, sbandandole, incriminandole il futuro non arriva.
momò

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