mercoledì 23 dicembre 2009

Tacito rimase scioccato


Il 30 giugno 2009 è la data di chiusura dei processi gacaca in Rwanda, giorno storico per lo sviluppo della giustizia contro i crimini di guerra e il genocidio dei tutsi. Questi processi, di stampo tradizionale, sono nati nel 1994 per “aiutare” il tribunale istituito dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU a terminare in tempi brevi le centinai e centinaia di pratiche giudiziarie aperte. Sembrò un passo decisivo la chiusura di tali processi dato che le loro decisioni portavano nuove violenze e ritorsioni a tutta la popolazione. Il problema nacque però quando tutti i casi si spostarono sull’ONU: le sue strutture non sono ancora riuscite a terminare i casi. È di ieri la decisione del Consiglio di Sicurezza di dare come scadenza ultima il 2012 come fine dei processi avviati. Da lungo tempo la popolazione lamentava la troppa lentezza nei processi e l’elevato costo delle azioni legali. Il problema ora si pone sul tempo. Una data così breve e perentoria preoccupa la popolazione rwandese che ha già visto nel 2008 vedere cambiare il giudice dichiaratamente corrotto. L’attenzione è spostata sui nuovi giudici e i legali degli accusati che potrebbero iniziare a chiedere trasferimenti di processo o altre azioni legali atte a ritardare lo svolgersi degli stessi. Ad oggi poco più dell’80% dei processi è stato concluso con pene di vario grado. Questo 20% rimane quindi nell’oblio della disorganizzazione. La gente ancora muore di fame, rischia ancora di essere maltratta per la sua origine etnica tutto nel ricordo di un aiuto che arrivò solo a genocidio finito.
momò

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