martedì 29 giugno 2010

La quotidianità è violenta

Sembra siano stati i Los Zetas, gruppo paramilitare che si autofinanzia con narcotraffico e sequestri a uccidere ieri il candidato del PRI alle elezioni per la municipalità di Tamaulipas, città di frontiera con gli Stati Uniti e con una costa sul Golfo del Messico, cioè la città ideale per vendita illegale di armi, droga, mercato nero in genere e attraversamento illegale delle frontiere. È dal 1929 che il PRI comanda ed è da pochi anni, da quando Calderon ha promosso la guerra contro la droga, che la malavita regna sovrana lasciando paura e feriti ogni giorno.
È chiaro ed evidente che in un clima come questo tutti i candidati sbandierano la loro lotta a favore della legalità e della giustizia, la loro lotta contro i malavitosi che finiranno (chiunque sia eletto), a loro dire, tutti in carcere. Il candidato del PRI però oltre a essere stato molto più deciso degli altri a presentare questa sua posizione a favore del “bene” pubblico ha anche alle spalle una storia da portare avanti 81 anni di governo del suo partito, un partito che ha fatto la storia del Messico.
Un paese che però ha visto modificare la sua storia, dimenticando le sue origini, fino a poco tempo fa (ora sono stati ripuliti) si trovavano su siti internet di annunci di lavoro messicani avvisi tipo questi:

“Lavoro professionale e pulito al 100%. Nessuna possibilità per voi di essere coinvolti. Pagamento: 30 % all'accordo e il restante 70% a lavoro eseguito.”
“Sicario, ex militare, professionale e discreto, organizza il lavoro e lo esegue in meno di dieci giorni. Prezzi a partire da 6.000 dollari.”
“Assassino professionista, colombiano, soluzione immediata ai tuoi problemi, esperto nella sistemazione della scena del delitto. Nessuno sarà coinvolto. Faremo passare tutto come se fosse stato un infarto, un furto o un incidente. Sistemiamo tutto dalle infedeltà coniugali al regolamento di conti. Lavoro in Sudamerica e Europa.”

Non c’è bisogno di altri commenti.
octavio

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