martedì 22 febbraio 2011

Genocidio contro il suo stesso popolo

È difficile oggi parlare e scrivere, è difficile commentare ciò che tutti stiamo vedendo, inermi, in internet e nelle TV. La Libia vuole un cambiamento, chiede nuova speranza forte delle proteste che hanno percorso tutto il mondo arabo, ma il suo leader non lo accetta, vuole continuare a comandare lui. allo scoppio delle proteste aveva voluto spaventare i rivoltosi dichiarando che tutto si sarebbe risolto in un bagno di sangue, non era un’ipotesi era realtà. Ieri abbiamo assistito al bombardamento di milioni di civili da parte del loro stesso esercito inviato dal loro stesso leader. Con gradi diversi ma è come se mio nonno decidesse di sterminare tutta la sua progenie mandando a morte anche me. Il mondo intero si chiede ora quanto di premeditato da parte dei ribelli, quanto di premeditato da parte dei vari leader arabi e quanto di premeditato da parte degli USA ci sia in questo massacro che ha consegnato un numero indefinito di morti (sicuramente più di 200). Ognuno ha i suoi interessi, ognuno trova sempre un modo per guadagnare sulla vita altrui, gli unici che questo non lo possono dire sono i manifestanti, quelli che in piazza ci sono andati con una vera speranza nel cuore.
È assurdo vedere che l’interesse di moti giornalisti si focalizza solo sul voler capire se Qaddafi (perché così si chiama, è il dialetto libico che lo ha modificato in Gheddafi) è ancora in patria (ed è offensivo chiamare la Libia patria se ci si riferisce a lui) o che cosa commenterà Obama (il quale non può fare altro che dire “basta alla scia di sangue”; grazie Obama per il tuo intervento). La gente intanto è morta, e probabilmente continuerà a morire; i governi occidentali extraeuropei seguono le dichiarazioni statunitensi, quelli europei non sanno cosa fare: Qaddafi, i suoi soldi, il suo gas e i suoi contratti a loro serve, a loro la Libia serva i libici un po’ meno. Tempo fa si chiamava il colonnello con il nome che si merita, “dittatore”, ora lo si chiama amico. Questi sono gli ideali di bene e di amore che la religione dell’utile e del denaro ha diffuso in tutto il mondo.
michael

Nessun commento:

Posta un commento