sabato 24 aprile 2010

Il mondo che non vorrei


Nel mio primo post che scrissi riguardo alla Thailandia avevo presentato solo le “cattivarie” dell’ex presidente Thaksin, sostituito grazie a un golpe e rifugiatosi fuori dallo stato buddista. Oggi, dopo lo scoppio di 5 bombe che hanno causato almeno 3 morti e centinai di feriti tra le fila dei dimostranti filogovernativi, devo parlare anche del presidente Abhisit. Lui che aveva chiamato l’esercito per sedare le proteste, lui che sembrava un santo che subiva le angherie del cattivo premier sostituito, e che di male anche lui ne compie. È infatti dal 2004 che le associazioni umanitarie denunciano le condizioni precarie delle prigioni in particolar modo nei confronti dei musulmani, nel 2008 un imam era morto a causa delle torture e questa era stata la dichiarazione del Ministro della Difesa: “E’ stato picchiato da un soldato che aveva perso degli amici in un attentato, solo una minima parte dei detenuti musulmani sono sottoposti a tortura perchè provocano chi li interroga e demonizzano lo stato buddista”.
Nella mattinata precedente lo scoppio delle bombe i dimostranti antigovernativi avevano bloccato degli automezzi militari poiché credevano fossero pieni di armi per l’esercito stanziato a Bangkok contro i rivoltosi, l’esercito ha risposto che le armi erano per rinforzare invece i soldati stanziati al sud che combattono contro i musulmani che protestano per la situazione delle carceri.
Il mondo tailandese quindi si trova da tempo in una situazione incandescente che ha provocato già troppi morti. Il filo conduttore di tutte queste proteste è la cupidigia umana, il disinteresse dell’altro, i paraocchi che i governanti (tutti non solo loro) indossano che non gli permetto di vedere possibilità di dialogo e incontro ma solo guerre per il successo.
octavio

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