sabato 29 gennaio 2011

Le proteste accusate di terrorismo

Circa un anno fa, era il 6 febbraio quando momò scriveva, presentavamo la situazione incandescente che si stava creando in Yemen, allora non era il popolo in rivolta, come invece è oggi, ma erano gli USA che iniziavano ad etichettare quello stato come Stato Canaglia. In quel post, senza troppe remore, presentava il presidente Saleh come un dittatore e come un incapace, sordo alla povertà dilagante nel suo paese, sordo alle richieste del sud di più equo governo, sordo all’allora aumento del prezzo dei cereali, unico vero alimento della zona.

In questi giorni, ripeto un anno dopo, sono molte le persone che sono scese in piazza, spinte dall’ondata di proteste contro il governo che ha caratterizzato tutto il mondo, per chiedere un cambio di rotta, un nuovo premier insomma. La protesta è partita dagli universitari e ha però avuto un seguito fra la gente comune, la polizia è subito intervenuta e gli scontri non si sono fatti attendere, non mi risulta che ci siano morti, ma chi lo potrà mai sapere con certezza?
Ogni protesta però ha una sua vita e una sua storia, se è vero che in Yemen la gente ha preso forza vedendo altri stati che protestavano, è anche vero che ogni protesta ha i suoi motivi e le sue cause. Oggi qual è la situazione in Yemen? L’unica risposta plausibile sarebbe: DISASTROSA.
Lo stato si trova infatti attanagliato tra la crisi economica, che già un anno fa c’era e che ora è peggiorata con il nuovo aumento dei beni di prima necessità, i ribelli Shi’iti del nord, le cellule di al-Qaeda, che in una situazione del genere proliferano che è una meraviglia, i secessionisti del sud, le tribù nomadiche armate, che organizzano continuamente rapimenti mirati. Le esportazioni di petrolio, la vera e propria manna per quello stato, sono ormai azzerate, fra attacchi dei ribelli e l’instabilità interna ormai più nessuno si fida, il tracollo economico non è ormai solo uno spauracchio ma la vera e propria possibilità più vicina.
Gli unici interessati a che Saleh rimanga al potere sono gli USA, nulla di nuovo, ci sono sempre loro sotto a tutti gli intrighi di potere. Lo vogliono tenere lì perché, e questa è la scusa che hanno detto pubblicamente, se cadesse lui il terrorismo vincerebbe; lo vogliono tenere lì perché, e questa è la verità, è sempre stato il loro governatore fantoccio che assicura il controllo del petrolio. Gli attacchi ai pozzi o ai porti in cui il greggio viene trasportato non sono terrorismo, sono disperata volontà di avere il controllo sui propri bene, che ora sono venduti a coloro che fomentano e controllano il terrorismo.
octavio

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