giovedì 20 maggio 2010

L'Italia e i suoi dolori

Berlusconi ci informa che la Sicilia potrebbe essere la regione italiana adatta per un incontro tra Netanyahu e Abu Mazen, per i dialoghi di pace. Ci informa anche che il nostro paese, l’Italia è in prima linea per far sì che si crei una pace duratura tra Israele e Palestina, infine veniamo a conoscenza che secondo lui non c’è altra possibilità che la creazione di due stati distinti. Anzitutto bisogna dire che il nostro premier ha dimostrato ancora una volta di essere molto intelligente, nessuno l’aveva capito che ci servivano due Stati. Poi c’è da sottolineare che lui, il premier con il consenso al ribasso, ha già dichiarato che Israele è la sola vera democrazia mediorientale e il muro lui neanche là visto, affermazione che mischia insieme il menefreghismo più assurdo al pollice alzato per gli atti nazisti che Israele porta avanti. Questo comunque non stupisce, le dittature si comprendono e spalleggiano a vicenda. Questo intervento del premier mi ha ricordato le parole di La Russa sul caso dei militari morti in Afghanistan. Caso sicuramente delicato e a cui va dato tutto il rispetto che merita, ma che è stato rovinato da alcune parole che ho il coraggio di citare nuovamente: “il rischio è connesso all'importanza della missione”. Questa è la più grossa falsità che si possa dire a dei genitori sofferenti per la morte dei figli, è voler giustificare un dolore che non è giustificabile, soprattutto non lo è se è di morte violenta che si muore. La missione non è mai stata importante, neanche quando gli italiani non c’erano. La missione è stata un suicidio preannunciato e previsto sin da quando si è pensato di invadere l’Afghanistan (ma questo vale anche per l’Iraq) con scuse inutili e false, sin da quando si è incominciato a dire (e lo dicono ormai da 9 anni) i talebani sono sempre più deboli.
octavio

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