lunedì 10 maggio 2010

Nuovi dialoghi di Pace

Saeb Erekat, negoziatore palestinese, dopo aver parlato con Abbas e la OLP in genere ha dichiarato ieri che la Palestina è pronta a riprendere i dialoghi di pace prospettando una lavoro proficuo di 18 mesi con l’aiuto degli USA per arrivare a un accordo duraturo. Sono stati in fatti gli USA, nella persona di Mitchell (inviato USA per il Medio Oriente), a spingere e insistere i due “litiganti” a tornare sui dialoghi di pace. Se inizialmente Netanyahu per bocca di Ayalon, vice-ministro per gli Esteri, aveva fatto sapere che i dialoghi erano vicini, ora fa subito marcia indietro (in velocità e astuzia) dichiarando: "I colloqui indiretti devono diventare diretti al più presto. La pace non può essere fatta a distanza, o con un controllo remoto". Questa affermazione è stata poi giustificata sempre da lui, premier dello stato terrorista per eccellenza, con dei toni molto dolci e delicati: “Nessuno può aspettarsi che si arrivi ad una decisione o ad un accordo su questioni così delicate senza sedersi insieme nella stessa stanza".
Benjamin è sempre stato molto furbo, ha sempre cercato di far credere una cosa facendone altre (vedi la questione costruzione colonie), le sue belle parole non ci fregano più ormai. È bastato che la Palestina si dicesse pronta a dialogare con in mezzo gli USA che subito lui si tira indietro. Sa perfettamente che se gli USA si mettono in mezzo qualcosa, anche se molto piccolo e molto poco dato che gli USA sono sempre stati di parte, dovrà perderlo. Questo nella sua politica colonialista però non è ammesso lui può solo annettere terreno non perderlo “in battaglia”. Lui vuole i dialoghi “face to face” così continuerà a passare per santo e nessuno (o quasi) potrà dire quello che sta in realtà architettando e mettendo in pratica.
momò

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